Lo “strano” caso del ex capitano rossoblù, Bruno De Mori

 

Giocatore con maggior numero di presenze nei suoi cinque anni trascorsi a Taranto, l'attuale diesse della New Mater Castellana Grotte è competitor sul mercato di A/2 del suo ex allenatore Vincenzo Di Pinto
pubblicato il 11 Giugno 2020, 17:51
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C’è un ex giocatore di pallavolo che è stato un po’ il portabandiera della Puglia nei campionati nazionali, specie in A/2, militando per quasi tutta la sua carriera in squadre della sua regione (6 anni a Gioia del Colle, 5 a Taranto e 4 a Castellana Grotte).

Il suo nome è Bruno De Mori, 55 anni, ex centrale e capitano della Magna Grecia Taranto, tra l’altro il giocatore con il maggior numero di presenze con la maglia rossoblù. Attualmente è il direttore sportivo della New Mater Castellana Grotte, club del quale la Prisma Taranto Volley sarà competitor nel prossimo campionato di A/2 maschile.

Taranto che ha acquistato il titolo, come è noto, dalla Materdomini Castellana Grotte, l’altra società del paese barese ha rappresentato un caso curioso nel mondo pallavolistico.

Due club di un paesino di appena ventimila abitanti che hanno militato nello stesso campionato ma che sono riuscite ad affrontarsi una sola volta, lo scorso davanti a duemila persone circa (il che significa che un castellanese su dieci era al palasport).

“Io lavoro a Castellana Grotte da ormai otto anni ed ho trovato la situazione che aveva già preso la sua piega, nonostante la gente continuasse a chiedere di unire le forze tra i due club anche per abbattere i costi. Fatto sta che ci siamo ritrovati di fronte ad un caso unico nel panorama pallavolistico. Una casualità incredibile, perché la New Mater è stata quattro anni in A/1, poi ci siamo ritrovati in A/2, con la Materdomini nella stagione 2016/2017 ma in gironi differenti e l’unica occasione che ci ha visti di fronte è stato il derby del 26 dicembre scorso, rimarrà un evento storico.

Che effetto ti ha fatto la notizia del ritorno di Taranto nel volley nazionale?

Sono felice di questo ritrovato spirito pallavolistico in una piazza importante per la pallavolo come Taranto. Conosco molto bene il presidente Bongiovanni e so che quando si muove lui, le cose le fa come si deve.

Che ricordo hai dei tuoi trascorsi a Taranto?

E’ stata una bella parentesi della mia vita pallavolistica. Io e Marcello Bruno, l’altro giocatore con il quale abbiamo condiviso i cinque anni di Taranto, ci siamo sentiti un po’ i traghettatori della squadra che da Matera si trasferì a Taranto nel 1996, inizialmente per disputare solo alcune partite. Ci accorgemmo subito del grande entusiasmo del Palafiom a Taranto e la società pensò bene di giocare tutto il campionato in riva allo jonio e di trasferire successivamente proprio la sua sede sociale.

Come non ricordare la promozione in A/1, venti anni fa, conquistata con un gruppo di giocatori davvero unito e amalgamato che sposava la serietà sul parquet alla goliardia fuori dal palazzetto. Mi viene la pelle d’oca, ancora oggi, a ricordare quelle bellissime cene organizzate dal presidente Bongiovanni in un locale che era diventato il nostro ritrovo (Pizza Town, ndc). Si rideva, si scherzava, si brindava, si cementava un gruppo che sarebbe diventato fantastico in un’annata meravigliosa.

Mi fa piacere che, spesso sui social, venga ricordato, attraverso qualche foto, il passato di quelli della nostra generazione. Noto sempre che c’è tanta gente che ci veniva a vedere, che ancora oggi ci mostra affetto.

Non ti fa strano ritrovarti coach Di Pinto, ora anche manager, “rivale”  nelle trattative di mercato di A/2 e poi competitor in campionato?

Un po’ si ma ovviamente non ci incrociamo mai. Conosciamo bene come funziona nel nostro ambiente; si tratta direttamente con i procuratori e non è escluso che siamo andati sugli stessi giocatori (il libero De Pandis, ad esempio, ndc). Castellana e Taranto sono due club molto attivi sul mercato in questo momento e per chi aspira a fare un campionato di vertice alla fine si sa che i giocatori da prendere, quelli sono.

Che tipo di campionato sarà la prossima A/2?

Già lo scorso anno, con il ritorno ad un girone unico con dodici squadre, il livello era cresciuto molto e si era tornati più o meno al livello degli anni in cui giocavo io, quando la serie A/2 era un torneo tosto. Le premesse per vedere della buona pallavolo ci sono tutte. Nonostante le conseguenze economiche lasciate dall’emergenza Covid, molti club si stanno attrezzando bene.

Quanto è cambiata la pallavolo negli ultimi 15 anni? Si parla di vuoto/crisi generazionale?

E’ cambiata tanto, al di là del discorso legato al mutamento di alcune regole di gioco, oggi possiamo dire che le problematiche maggiori sono legate all’aspetto tecnico. Ci sono sempre meno atleti che sappiano fare bene determinati fondamentali perché c’è una maggiore attenzione alla specializzazione. Prima si partiva da una base in cui si sapeva fare tutto e poi ci si specializzava. Non era difficile trovare un centrale che sapesse ricevere e battere in salto. Non c’è più quel giocatore che veniva inquadrato come universale che sapeva ricoprire più ruoli (il Giani della situazione, ndc). Oggi notiamo una specializzazione precoce, non si riesce a dare una base tecnica stabile che già i tecnici delle giovanili, a seconda delle doti fisiche di partenza,  distribuiscono i ruoli.

Altro aspetto importante è l’approccio delle nuove generazioni a questo tipo di sport. Oggi i giovani hanno meno pazienza e meno voglia di sacrificarsi rispetto a prima. Se prendi un ragazzino e lo metti a fine allenamento a lavorare sui fondamentali dopo quindici minuti si stanca, se lo riprendi per qualcosa, ti manda a quel paese, se lo punisci, finisci che non viene più ad allenarsi. Noi questo tipo di comportamento non avremmo mai potuto tenerlo ai nostri tempi; è un fatto di impostazione mentale.

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