Università di Taranto, perché ne parliamo così poco?

 

Tra tre anni potremmo avere l’Università autonoma. Un’occasione storica che sta passando incredibilmente sotto silenzio.
pubblicato il 10 Giugno 2020, 17:16
8 mins

In principio fu Medicina.

La nuova sede tarantina dello storico corso dell’Università di Bari suscitò facili entusiasmi e altrettanto cocenti delusioni. Oggi si sta provando a ricostruire questo tentativo su basi nuove, a partire dalla sede, il palazzo della Banca d’Italia in Piazza Ebalia. Questo nuovo tentativo, però, porta con sé un’opportunità enorme, di cui quasi nessuno parla.

Il Cantiere Taranto e l’Università degli Studi

Torniamo indietro di alcuni mesi, a dicembre 2019. La visita a Taranto del Presidente del Consiglio Conte aveva imposto una nuova centralità alla questione Taranto sul tavolo della politica nazionale. Dal brainstorming chiesto dal premier ai suoi stessi ministri era nata una bozza di decreto, il cosiddetto “Cantiere Taranto”. Nella bozza si leggeva, fra molte altre cose, che «con il predetto piano strategico viene fra l’altro prevista l’istituzione da parte dell’Università di Bari di un corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia con sede a Taranto a decorrere dall’a.a. 2020/2021». Ma è subito dopo che arriva il vero nocciolo della questione: «Allo scadere del triennio di operatività, previa valutazione positiva dei risultati da parte dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca dell’intera offerta formativa accreditata presso la sede decentrata di Taranto, si provvede con decreto del Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca […] all’istituzione dell’università degli studi di Taranto».

Boom.

Una possibilità di autentica rivoluzione per la città e tutto il territorio che le gravita attorno. A questo punto sarebbe naturale un dibattito acceso in città su questa enorme, imperdibile chance di rinascita.

Sarebbe naturale.

Invece nulla. Nessuno ne parla. Anzi, si potrebbe quasi dire che nessuno se ne sia nemmeno accorto. Possibile? Eppure è così.

Decreto in stand-by, ma l’Università è sempre lì…

E mentre la città non si accorge della chance che le sta passando per le mani, il decreto che dovrebbe essere approvato nel Consiglio dei Ministri del 29 dicembre viene rinviato a data da destinarsi.

E veniamo a giorni più vicini a noi.

Il 15 maggio, in Prefettura, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mario Turco, fresco di delega al coordinamento del tavolo CIS (il Contratto Istituzionale di Sviluppo con un miliardo di euro per la città e tutta l’area), convoca gli organi di stampa per fare il punto sugli interventi di risanamento per la città. E ovviamente non può mancare la domanda sullo stato dell’arte del Cantiere Taranto. Turco afferma che lo stop ad un decreto che «era pronto per essere approvato» è stato dovuto ad alcuni… malumori, che l’approvazione sarebbe dovuta arrivare dopo il Milleproroghe ma che poi è intervenuta l’emergenza Covid a far slittare ancora una volta il tutto. Ma, poi, assicura che il testo è ancora sul tavolo.

Gli chiediamo, allora, se in questo testo ci sia ancora l’Università degli Studi di Taranto. La risposta è che c’è ancora. Ma…

Tre anni in cui saremo valutati

«Dipende da noi l’autonomia». È perentoria l’affermazione del professore universitario Turco, che ricorda con amarezza l’occasione perduta nel 2007-2008, quando il terzo ateneo pugliese se lo aggiudicò Foggia. Mancò l’unità di intenti, afferma il senatore, e mette in guardia dal compiere nuovamente lo stesso errore. E sulla Facoltà di Medicina ricorda che è proprio dal modo in cui il corso si concretizzerà che dipenderà in buona parte l’autonomia: «Il territorio deve essere unito nel garantire e nel dimostrare con i fatti due aspetti: uno riguarderà la qualità dell’infrastruttura, quindi sarà molto importante riqualificare nei tempi lo stabile individuato, però l’altro dipenderà molto dalla qualità dell’offerta formativa e quindi qui, in questi primi tre anni, sarà importante l’operato dell’Università degli Studi di Bari, che nell’attuale situazione si trova ad essere sede amministrativa (solo sede amministrativa) del corso di laurea in medicina di Taranto. È chiaro che dopo questi primi tre anni, noi al terzo anno saremo giudicati dall’ANVUR, ci sarà dato un voto, un voto sulla qualità infrastrutturale e sulla qualità dell’offerta formativa. Lì, in quel momento, noi ci giocheremo l’autonomia».

[Ascolta le parole del Sottosegretario Turco sull’Università di Taranto]

L’Università dobbiamo volerla davvero

Dunque, buona parte delle nostre chance di avere un Ateneo in riva allo Ionio sono nelle mani dell’Università di Bari. E qui subentra la domanda più importante: quest’Università la vogliamo per davvero? Ci interessa, come tarantini? Perché qualche lecito dubbio ci viene, ad osservare quanto accaduto in questi mesi. Si fa fatica a trovare un tarantino che sia anche semplicemente a conoscenza di questa opportunità che ci stiamo giocando. Colpa della politica, troppo dedita ad altri temi? Forse. Colpa di noi giornalisti? Sicuramente. Ma così non si va da nessuna parte.

Perché se davvero le cose stanno così, se noi continuiamo imperterriti a tacere su questo bivio della nostra storia, chi glielo fa fare a Bari di mettere impegno, risorse, tempo, per garantire ai tarantini un’Università che non vogliono (per di più rimettendoci in proprio, quanto a numero di iscritti)?

È ora di cambiare registro

Dobbiamo cambiare passo, dobbiamo farlo subito e dobbiamo farlo convintamente. Dobbiamo iniziare a martellare con i titoli, dobbiamo riempire le pagine web, i social, le arene virtuali di Università, Università e Università, dobbiamo correre il rischio di non parlare d’altro, ma non possiamo permetterci di perdere questa chance. Non possiamo, e chi vi scrive conosce sulla propria pelle cosa significa veder sparire i propri coetanei dalla città perché la vita dello studente pendolare è scomoda e perché, in fondo, non vale nemmeno la pena impegnarsi per restare in una città che, a detta di tutti, non ha nulla da offrire.

Già, ma come fare a cambiare registro? Prima di tutto iniziando a far conoscere di più le realtà universitarie che già insistono sul nostro territorio e che in molti nemmeno conoscono (è appena di ieri una mail, giunta in redazione, del prof. Massimo Moretti che ci chiedeva di aiutarlo a dare maggiore visibilità al Corso di Laurea in Scienze Ambientali). Un’autentica foresta, quella dell’istruzione universitaria tarantina, che è cresciuta nel silenzio e nel nascondimento ma che ora inizia finalmente a fare rumore. Ci impegneremo a valorizzarla e farla conoscere, su queste pagine, nei prossimi mesi. Perché, davvero, un treno così non possiamo perderlo.

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2 Commenti a: Università di Taranto, perché ne parliamo così poco?

  1. Fra

    Giugno 11th, 2020

    Abbiamo bisogno di infrastrutture ,di parcheggi ,di equità ,nel CIS troppi milioni per cose che non servono all’intera comunità . L’ospedale ,il progetto di riqualificazione degli ex cantieri Tosi con la piscina ,rivedere accesi tutti quei pali spenti ,i mezzi pubblici ,un cinema a Talsano ,una litoranea come si deve ,delle piazzette garbate ,delle nuove panchine ,il luna park ,i concerti ,dei posti dove trascorrere del tempo ,potere circolare con le bici senza che nessuno te le rubi ,le piste ciclabili ,le saune ,l’acquario ,le bonifiche ,rivalutare la zona del mar piccolo ,creare nuovi parchi ,ultimare viale magna Grecia ,rivalutare la chiesa di Gió Ponti ripristinare le vasche ,creare lo spazio per le fermate dei pullman ,mettere delle panchine intorno ,creare strade dirette per arrivare in autostrada ,aggiustare il porto mercantile pulendolo e creando enormi pensiline ,rivalutare la stazione creando dei negozi di souvenir ,una fontana ,ripristinare la stazione Nasisi ,mettere dei cestini ,dei posaceneri ,aggiustare il verde ,eliminare gli oleandri che spesso sostituiscono i guard rail,creare dei centri per ragazzi ,creare spazi per tutte le categorie senza distinzioni di sesso ,aprire la mentalità . Sono mille le cose da fare ,nessuno verrà a studiare a Taranto sapendo che la città Offre pochissimo ,mettetevelo in testa , non fate che imporci le cose senza chiederci il parere ,fatevi il segno della croce se non cambiare volto alla città le vostre idee di cambiamento non varranno l’impresa . Volete destinare soldi alla Marina che già detiene il meglio della città anziché privare continuate a cedere ,è la città che ha bisogno,è la comunità che deve godere ,ma voi non siete per questo e lo dimostrate tutti i santi giorni da quasi quindici anni .

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  2. Gico

    Giugno 11th, 2020

    La solita esterofilia tarantina, amante dell’orto altrui e pronto all’autolesionismo. Vi siete mai chiesti se tutte le città universitarie sia settentrionali che meridionali (Lecce) avessero tutto questo ” ben di Dio” di infrastrutture ? O forse la storia sarebbe la solita stupida e misera invidia che qualcuno meno povero dell’ autolesionista possa trarne qualche centesimo di speculazione. Al Nord come al Sud la presenza dell’università rappresenta fonte di reddito per diverse famiglie. Provate a chiedere quanto costa far studiare un figlio in una città del Nord.

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