ArcelorMittal, il Governo delude i sindacati

 

Nessun dettaglio in più sulla proposta del nuovo piano industriale di ArcelorMittal né sull'accordo del 4 marzo. Prossima settimana incontro con azienda
pubblicato il 09 Giugno 2020, 17:01
15 mins

Il sentimento più diffuso è di delusione e insoddisfazione. I sindacati Cigl, Cisl e Uil e le federeazioni dei metelmeccanici, si attendevano di conoscere oggi i dettagli della proposta del nuovo piano industriale 2020-2025 inviato nei giorni scorsi al governo dalla mulinazionale ArcelorMittal. Così come si attendevano di conoscere quanto contenuto nell’Accordo di Modifica sottoscritto lo scorso 4 marzo, da parte dei commissari straordinari di Ilva in AS e dall’azienda. Niente di tutto ciò è però avvenuto.

Il governo, rappresentato dai ministri dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, del MeF Roberto Gualtieri e del Lavoro Nunzia Catalfo, affiancato dai tre commissari straordinari di Ilva in AS Antonio Lupo, Alessandro Danovi e Francesco Ardito, si è limitato a dichiarare insoddisfazione per la proposta dell’azienda, senza però chiarire alcun dettaglio e senza spiegare la strategia che intenderà seguire nel proseguo della vertenza.

La prossima settimana ci sarà un nuovo incontro tra Governo, azienda e sindacati dove probabilmente saranno svelate tutte le carte.

“Oggi sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti in concomitanza con l’incontro tra le organizzazioni sindacali e il Governo per una situazione diventata da tempo insostenibile e di totale incertezza sul presente e sul futuro. Il Governo si è limitato a rappresentare il mancato rispetto degli accordi da parte di ArcelorMittal e a ribadire il giudizio negativo già anticipato sull’ultimo piano presentato” dichiara Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil

“Ma dal Governo non è arrivata nessuna risposta su come intende procedere in questa grave situazione di abbandono degli stabilimenti e di crisi occupazionale. Nessuna risposta su quale progetto anche alternativo di ingresso dello Stato, con quante e quali risorse, tendendo anche conto di quelle che possono essere messe a disposizione dal Green New Deal. Come pure nessuna risposta alla richiesta del tavolo sulla siderurgia – prosegue la Re David -. Il Ministro dello Sviluppo economico ha dichiarato che convocherà un incontro anche con l’azienda la prossima settimana, ma è chiaro che gli incontri non possono continuare ad essere puramente informativi ma è necessaria una svolta radicale nel metodo e nel merito. Deve essere chiaro che per noi resta valido l’accordo sindacale del 6 settembre 2018 che prevede la piena occupazione. Siamo complessivamente insoddisfatti e valuteremo nelle prossime ore le iniziative da intraprendere”. 

“Nella ricostruzione del Ministro Patuanelli si insiste a ritenere la rimozione dello scudo penale come pretesto per restituire gli impianti. Lo stabilimento di Taranto non si può usare a fisarmonica a seconda dei volumi. La realtà ha evidenziato che con l’introduzione dell’emendamento, con cui si è cancellato lo scudo penale, è iniziato il disimpegno. L’azienda pagava 1,8 miliardi per acquisire Ilva e ora metterà 500 milioni per una partecipazione di minoranza, magari con il Prestito previsto dal Dl Liquidità. E tutto il resto lo metteranno i contribuenti. Un capolavoro” è il sarcastico commento del segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli.

“Secondo ArcelorMittal, l’accordo del 4 marzo fatto con il Governo (e senza il sindacato) viene rimesso in discussione dalla vicenda Covid. Il Piano inviato venerdì è ritenuto inaccettabile e inadeguato dal Governo anche per i troppi ritardi nel cronoprogramma degli investimenti strategici tra cui il rifacimento dell’Afo5 – prosegue Bentivogli -. Come confermato dal Ministro Gualtieri, attualmente la domanda è bassa ma anche il Piano europeo prevede una spinta su siderurgia sostenibile e sui settori consumatori di acciaio. A riprova di ciò il Gruppo AM ha rinviato di un mese lo spegnimento di uno dei due altoforni di Fos-Sur-Mer nel sud della Francia”.

“Il piano in Italia prevedeva l’arrivo a 6 milioni di tonnellate più altre tre da bramme. Si chiuderà probabilmente tra 2 e 3 milioni di tonnellate. L’azienda ha stracciato l’accordo del 6 settembre 2018 fatto col Sindacato e quello del 4 marzo fatto col Governo e altrettanto farà con quello inviato il 5 giugno. Il nuovo piano prevede 3200 in Cigs già nel 2020 a cui aggiungere quelli in amministrazione straordinaria. Far slittare dal 2023 al 2025 come traguardo per ambientalizzazione e piena occupazione non solo inaccettabile ma è anche solo teorico, perché inconsistente sul piano degli investimenti e discutibile dal punto di vista dell’efficacia per il rilancio produttivo” dichiara ancora Bentivogli.

“Il Governo conferma la disponibilità dello Stato al co-investimento ma in questo contesto bisogna assolutamente riverificare se esiste ancora un soggetto industriale che si senta ancora impegnato nel rilancio e ambientalizzazione del Gruppo ex-Ilva. Nelle prossime ore il Governo riaprirà il confronto rigettando il piano presentato e prevede di riconvocarci, assieme all’azienda la prossima settimana” conclude il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli.

“E’ stato un incontro inconcludente e insoddisfacente che non ha dato nessuna risposta ai lavoratori che si trovano in condizioni di disperazione e ai migliaia in cassa integrazione a 900 euro al mese. Il piano presentato da ArcelorMittal venerdì scorso è stato ritenuto “inaccettabile, inadeguato, insoddisfacente e irrealizzabile” dai ministri Gualtieri, Patuanelli e Catalfo e dai commissari straordinari dell’ex Ilva nell’incontro appena conclusosi. Ma al termine non c’è stata nessuna determinazione da parte del Governo su quali saranno i prossimi passi da compiere. Alcuni chiarimenti del ministro Patuanelli sul piano presentato hanno confermato le indiscrezioni giornalistiche uscite nei giorni scorsi e questo rappresenta la continuazione e la “coerenza” della multinazionale che fin dall’inizio ha disatteso gli impegni sottoscritti. ArcelorMittal ha presentato un piano di liquidazione e non di rilancio degli stabilimenti, che comporta un disastro occupazionale e uno scempio ambientale”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm, al termine dell’incontro in videoconferenza sulla situazione dell’ex Ilva.

“Il progetto presentato – dichiara il leader Uilm – è un piano per guadagnare tempo, per arrivare a fine anno quando con soli 500 milioni di euro potranno andarsene e lasciarci le macerie. Il Governo ne prenda atto e metta in campo ogni soluzione a sua disposizione per tutelare tutti i lavoratori, diretti e dell’indotto, e il risanamento ambientale. ArcelorMittal non è un gruppo credibile e non può essergli permesso di annientare la siderurgia italiana”.

“ArcelorMittal ha prima stracciato l’accordo sindacale del 6 settembre 2018 – sottolinea Palombella – che prevede zero esuberi e oltre due miliardi per ambientalizzazione e investimenti impiantistici, poi ha cestinato quello del 4 marzo fatto con il Governo, a suo dire a causa del Coronavirus. In un anno e mezzo la multinazionale ha sempre trovato una scusa per non rispettare gli impegni presi, a cominciare dal luglio scorso con la decisione unilaterale e contro i vincoli dell’accordo del 2018, con la messa in cassa integrazione di circa 1.400 lavoratori che oggi ha esteso la cig a tutti gli 8.200 lavoratori di Taranto”.

“Il Governo deve far pagare tutti i danni fatti in questi due anni dalla multinazionale – continua – sia agli impianti, ad oggi fermi e che cadono a pezzi, che nei mancati investimenti ambientali che, senza alcuna ragione, ha sospeso da mesi. È ora di dire basta a posizioni equivoche o accondiscendenti nei confronti di ArcelorMittal che ogni volta alza sempre più l’asticella per farsi pagare per rimanere in Italia, adducendo periodicamente una scusa per non rispettare gli accordi sottoscritti”. “Invece di dare due miliardi a chi vuole chiudere la più grande acciaieria europea e ricatta il nostro Paese – aggiunge Palombella – il Governo li destini per una legge speciale per la siderurgia italiana, per i pre pensionamenti e consentire l’uscita ai lavoratori che sono stati esposti all’amianto durante la loro vita lavorativa. Tutelare i lavoratori a rischio e non dare soldi a fondo perduto a chi vuole cannibalizzare il settore siderurgico italiano, portando fuori quote di mercato”.

“Nell’incontro che si terrà la prossima settimana – conclude il leader della Uilm – il Governo ci dovrà spiegare come intende rilanciare l’ex Ilva e il settore siderurgico italiano, attraverso la definizione di un piano serio e verificabile che garantisca l’ambiente e l’occupazione. Non c’è più tempo da perdere”.

“Sono profondamente deluso dalla discussione di questa mattina – ha detto il coordinatore provinciale USB Taranto Franco Rizzo, durante la videoconferenza di questa mattina -. Ci raccontiamo cose che non conosciamo, parliamo di un piano industriale senza sapere quali sono i contenuti. Discutiamo di documenti che non abbiamo letto, questo non è un ragionamento serio. Il Covid1-19 richiamato dal gruppo franco-indiano è una scusa bella e buona. Le aziende dell’appalto da quasi 2 anni vantano crediti arretrati, non certo da 3 mesi così come non è solo da 3 mesi che i lavoratori sono in cassa integrazione. E ancora gli impianti non manutenuti pagano le conseguenze di un prolungato disinteresse”.

“Come si può parlare di incomprensioni, queste sono malefatte! ArcelorMittal non ha praticamente rispettato nulla, ha fatto finora il contrario di tutto quello che ha detto e che era stato inserito nell’accordo da noi sottoscritto. ArcelorMittal ora deve andare via, a Taranto non ha investito un euro. Ora chiede altre risorse pubbliche. Probabilmente per procedere al licenziamento di altre migliaia di lavoratori. Parliamo di 1,8 miliardi di euro che devono invece essere utilizzati per la riconversione economica e per la città. I tecnici di Ilva in AS, che hanno tutte le competenze per intervenire, devono essere messi nelle condizioni di farlo tempestivamente, perché tra 15/20 giorni le cose potrebbero ulteriormente precipitare” sostiene Rizzo.

“Con queste premesse, come si può pensare di inserire Taranto nel Green New Deal europeo attraverso la decarbonizzazione, come sostiene il ministro Gualtieri? Come si può parlare di garanzia per la continuità occupazionale? Come è possibile colmare la distanza tra questo  piano industriale che, ci riferiscono, irricevibile e quello di cui i lavoratori e Taranto tutta hanno bisogno? La politica non sta facendo una bella figura: assuma finalmente decisioni  coraggiose per il bene dei lavoratori e di tutta la comunità, che meritano rispetto. La nostra impressione è che ci sia un diverso atteggiamento da parte dei ministri: quello di Patuanelli più vicino alle esigenze da noi rappresentate e quello di Gualtieri certamente più distante. Per la vertenza ArcelorMittal dunque nell’ordine: via Mittal da Taranto, nazionalizzazione e messa in sicurezza della fabbrica”. Questa la posizione dell’USB di fronte alle dichiarazioni del Governo.

“Per l’ex Ilva urgono impegni concreti, almeno per due motivi fondamentali: l’impatto sociale fortemente a rischio e la priorita’ che deve avere la produzione dell’acciaio a ciclo integrale, anche per il rilancio industriale del Paese”. Lo dichiara il segretario nazionale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, al termine dell’incontro odierno. Per il sindacalista “il piano industriale presentato il 5 giugno per noi e’ irricevibile, tanto quanto quello presentato il 4 marzo che risulta essere non conforme agli accordi presi. L’impatto del Covid non e’ trascurabile ma non deve essere usato come alibi o paravento a quanto sta accadendo a Taranto. Prima di tutto il governo prenda atto che ArceloMittal non ha nessuna intenzione di confermare l’accordo del 6 settembre 2018 – spiega il segretario nazionale – sottoscritto con lo stesso esecutivo e le organizzazioni sindacali. La societa’ franco-indiana e’ inadempiente e da cio’, dai fatti, si evince la sua non volonta’ di investire nel nostro Paese, che nei fatti sta interamente bloccando e per giunta in un momento cosi’ difficile”.

“E’ chiaro, come confermato anche dal governo, che non si puo’ utilizzare lo stabilimento di Taranto come una ‘fisarmonica’, a discrezione e piacimento di una proprieta’ scellerata che non tiene conto degli impegni assunti per l’ambientalizzazione e l’occupazione. Il mercato della produzione dell’acciaio a ciclo integrale e’ prioritario: se c’e’ un nuovo progetto che va in quella direzione e’ il benvenuto, tenendo conto del fatto che il tempo e’ una variabile importante tanto quanto l’impatto ambientale e occupazionale, oggi messi in pericolo dai mancati investimenti e manutenzione”, conclude Spera.

Condividi:
Share
Il Corriere di Taranto, i fatti del giorno. Contatta la nostra redazione: [email protected]ereditaranto.it

Commenta

  • (non verrà pubblicata)