Soldi UE a Taranto, Fitto: “L’ennesimo spot. Ed ecco perchè”

 

“Intanto l'incremento del Fondo di Transizione è una bella intenzione. E poi, sui criteri di distribuzione c'è molto da dire”
pubblicato il 08 Giugno 2020, 09:08
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«“Costruire l’acciaio verde con l’idrogeno anche a Taranto con i fondi europei”: eccolo qui l’ennesimo spot di questa Commissione Europea targato, questa volta, Frans Timmermans, vice di Ursula Von der Leyen con la delega al programma più ambizioso di questo quinquennio, Green New Deal. Il rischio è quello di prendere in giro i cittadini con parole suggestive, che promettono e se non ingannano, illudono!». E’ il giudizio senza mezzi termini di Raffaele Fitto, co-presidente del gruppo europeo ECR-Fratelli d’Italia.
«Intanto l’incremento del Fondo di Transizione (Just Transition Fund) da 7,5 a 40 miliardi di euro è una bella intenzione – ci tiene a precisare l’europarlamentare pugliese -. In Commissione Sviluppo Regionale (REGI) a Bruxelles stiamo ancora discutendo sulla bozza che prevede 7,5 miliardi che prevede per tutta l’Italia 364 milioni, mentre sappiamo bene che la trasformazione di una produzione da carbone a idrogeno di un impianto come quello dell’ex Ilva (grande 2,5 volte la città) richiederebbe che tutto il JTF fosse destinato solo a Taranto. Ma anche quando l’importo salirà a 40 miliardi – prosegue – se non vengono cambiati i criteri di distribuzione, l’Italia rimarrà fortemente penalizzata, in quanto accederebbe solo al contributo minimo, equivalente ad un aiuto pro-capite di 6 euro».
«Timmermans, se vuole davvero aiutare Taranto, dica cosa ne pensa degli emendamenti che mirano ad aumentare il contributo pro-capite da 6 a 12 euro, raddoppiando così la soglia minima di contributo allo Stato membro – aggiunge Fitto -. Così come i criteri che spostano buona parte dei finanziamenti verso quei Paesi che hanno più intensità di carbonio nella loro produzione. Senza contare che il provvedimento che discutiamo in Commissione all’art. 5 (Ambiti di esclusione del Fondo) prevede l’esclusione del supporto a imprese in difficoltà e ciò potrebbe compromettere la possibilità di utilizzare il Fondo in modo efficace proprio l’ex-ILVA».

«Infine, ma non ultimo, la scelta dell’idrogeno come una soluzione con chi l’ha concordata Timmermans? – chiede Fitto – L’obiettivo da tutti ricercato è la riduzione delle emissioni e la transizione ad un’economia verde, che rispetti il diritto al lavoro e la salute dei cittadini. Ma le modalità della transizione le decidono i singoli Stati, insieme alle Regioni e tenendo conto della volontà dei cittadini, con la presentazione all’Europa dei Patti Territoriali. Il vice-presidente ha già avviato questo percorso e sulla base di quali valutazioni tecnico-scientifiche? Ci sono altre tecnologie innovative, oltre l’idrogeno, che consentono la riduzione delle emissioni di CO2 dagli impianti industriali, come la cattura e stoccaggio geologico della CO2 (CCS – carbon capture and sequestration), ma anche queste vanno verificate nella loro fattibilità tecnico-economica – conclude -. Insomma, sullo stabilimento di Taranto bisogna essere seri e responsabili. Le parole hanno un peso, in questo caso sono ‘pietre pesanti’ su una vertenza che in queste ore è più esplosiva di altre volte. Chi pensa di poterne fare oggetto di spot con promesse illusorie rischia di innescare la miccia!»

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