Ex Ilva, ecco il piano industriale di ArcelorMittal

 

Tutti i dettagli dell'ipotesi del piano 'Post Covid Business Plan 2020-2025'
pubblicato il 08 Giugno 2020, 08:00
15 mins

L’ipotesi di nuovo piano industriale di AM InvestCo Italy S.p.A. (successivamente AMI) inviato venerdì sera al governo, denominato ‘Post Covid Business Plan 2020-2025‘, contiene numeri e cifre ovviamente più dettagliate rispetto a quelle circolate tra venerdì e sabato, che abbiamo riportato sul corriereditaranto.it e che adesso andremo a meglio definire nel dettaglio.

Il documento di 39 pagine, rigorosamente in inglese, contiene anche in allegato un interessante studio della società di consulenza McKinsey, sulle prospettive future del mercato dell’acciaio diviso in macroaree, che andremo anche a riportare.

Partiamo però dalle cifre più importanti, quelle che riguardano la produzione e l’occupazione del piano aziendale rivisto (“Piano aziendale post-covid”), con il quale “sulla base delle prospettive drammaticamente peggiorate e al fine di salvaguardare la redditività futura delle acciaierie di Ilva, è ora necessario rivedere anche l’intesa del marzo scorso per riflettere meglio la realtà emergente post-Covid e presentare un quadro realistico alla prospettiva azionaria gli investitori” si legge nel documento di AMI.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/06/ex-ilva-le-carte-di-arcelormittal-e-il-governo-silente/)

Il piano sulla produzione e il ciclo produttivo degli altiforni con l’aggiunta del forno elettrico

Per quanto concerne la produzione, nel periodo 2020-2025, la produzione di acciaio grezzo sarà aumentata fino a 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno. Questo perché nel 2019 sono state 4,3 milioni mentre nel 2020 il totale si fermerà a 3,4 milioni, anche a causa dell’operatività parziale degli altiforni 1, 2 e 4. Nel 2021 sono previste 5,3 milioni di tonnellate d’acciaio, rialzo dovuto alla previsione della totale operatività dei tre altiforni.

A partire dal 2022 si punta a risalire a 5,5 milioni sino a raggiungere i 6 milioni nel 2025. Sempre a partire dal 2022 è prevista l’entrata in costruzione della tecnologia Eaf (Electric Arc Furnace, ovvero il forno elettrico ad arco), che nelle previsioni del piano di AMI dovrebbe entrare in funzione a metà 2024 mandando in pensione l’altoforno 2.

Per quanto riguarda l’altoforno 5 invece, il revamping dovrebbe inziare sempre 2024, ma nel piano viene ipotizzata la possibilità di sostituirlo con un altro altoforno ad arco elettrico. “Ciò trasformerebbe ILVA in un impianto più rispettoso dell’ambiente con una produzione equilibrata tra il processo integrato tradizionale e la rotta EAF e ridurrebbe le emissioni complessive di CO2 di ILVA” si legge nel documenti di AMI.

In un caso (con il revamping di Afo 5) o nell’altro (con la costruzione del secondo forno elettrico), il piano prevede che nel 2026 vada in pensione anche l’altoforno 1.

L’obiettivo di produzione di 8 milioni di tonnellate annue “da prendere in considerazione nel 2025, quando la domanda tornerà ai livelli pre-Covid”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/23/ex-ilva-minambiente-ok-scenario-emissivo-a-6-milioni/)

“Non è prevista alcuna modifica al capitale ambientale – si legge ancora nel piano -. Il piano capex EAF (arco a forno elettrico) originale viene mantenuto per garantire credenziali ecologiche e costituisce la pietra angolare del futuro sostenibile di Ilva. Come discusso in relazione all’intesa del mese marzo, ciò presuppone la disponibilità di contributi agli investimenti e prezzi competitivi di DRI ed elettricità“. Cosa che abbiamo sempre evidenziato in questi ultimi mesi.

A causa dell’impatto di Covid-19, nel piano si legge che il flusso di cassa impiegato per portare avanti gli investimenti “è parzialmente spostato o ridotto rispetto all’intesa di marzo: l’intervento su Afo5 è stato spostato di 4 anni a causa delle condizioni del mercato e fornisce il tempo di decidere sulla scelta della tecnologia, di conseguenza sono stati rinviati i 238 milioni di euro previsti per il revaimpign del forno. Mentre è confermata l’attività produttiva a ciclo ibrido con l’utilizzo della tecnologia del forno ad arco elettrico a partire dal 2024“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/05/ex-ilva-arcelormittal-prevede-4900-esuberi-transitori3/)

Il piano occupazionale

Per quanto riguarda il piano occupazionale, nel piano si legge che i numeri devono essere allineati al profilo di produzione target di 6 milioni di tonnellate annue per il periodo compreso tra il 2020 e il 2025, con conseguenti requisiti pari a 7.550 addetti sino al 2025. In realtà per il 2020 si parla di 7.400 addetti.

Dunque gli esuberi transitori sarebbero dal 2021 un totale di 3.150 in tutto il gruppo: non viene però specificato all’interno del documento dove e in che quantità si registreranno esuberi nei singoli siti industriali, ma è sin troppo evidente che la maggioranza saranno a Taranto, essendo il fulcro della produzione del gruppo.

“I livelli di occupazione sono soggetti agli articoli 7.5 e 7.6 dell’accordo modificato – si legge nel documento -. 1.500 in CIGO per i primi sei mesi del 2020. Per la seconda parte dell’anno e gli anni successivi si presume il ricorso a misure di sostegno, tra cui CIGS, per la determinazione di un numero di dipendenti”, come avevamo anticipato venerdì.

Nel documeto viene inoltre specificato che “a seconda delle condizioni del mercato dell’acciaio, della domanda e della scelta della tecnologia per arrivare a 8 milioni di tonnellate annue nel 2026, i numeri tornerebbero a 10.700 unità in tutto il gruppo”. Questo significa che i 3.150 esuberi da transitori potrebbero diventare definitivi qualora le cose non dovessero tornare ai livelli pre-crisi 2019 e pre-Covid 19.

Senza dimenticare i 1.600 lavoratori confinati in Ilva in AS e tutelati dagli ammortizzatori sociali sino al 2023, con la possibilità di vedersi allungare questo limbo se, come è molto probabile accadrà, le bonifiche in capo alla struttura commissariale non saranno terminate nei tempi previsti. Per questo abbiamo già suggerito che forse sarebbe il caso di blindare quei lavoratori, questi sì, con un Accordo di Programma che possa garantire loro reddito e occupazione sino al raggiungimento dell’età pensionabile.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/27/2lo-stato-nellex-ilva-cosi-parlo-gualtieri2/)

Il piano finanziario: le ipotesi di conto economico

Dopo di che si passa a quella che forse resta la questione centrale, quella finanziaria. “Al fine di consegnare il piano aziendale post-covid, pur rispettando l’obbligo di pagare l’affitto e i pezzi di ricambio a Ilva (che vengono calcolate in 80 milioni nel 2020), le ipotesi di finanziamento fondamentali del piano includono:

– un prestito di 600 milioni di euro, nell’ambito del programma di garanzia statale (Sace);

– un mutuo ipotecario di 600 milioni di euro nel 2022 dopo l’acquisizione, per rifinanziare il prestito di garanzia statale di cui sopra;

un’indennità di 200 milioni di euro conforme agli aiuti di stato per danni Covid-19. Qui rientrano il rimborso stimato delle perdite di CO2 del 2019 (incidente sul molo IV) e del 2020 (Covid):
• rimborso delle perdite di CO2 del 2019 a causa dell’incidente al molo IV stimato in 118 milioni di euro;
• rimborso delle perdite di CO2 del 2020 a causa di Covid stimato in 92 milioni di euro a seguito dello stop alla vendita del prodotto;

– anche la concessione del programma Invitalia (pari a 55,3 milioni di euro) e l’assegnazione dei diritti di CO2 dovrebbero essere confermate. Il finanziamento in questione viene ritenuto “fondamentale per aiutare a mitigare l’impatto di Covid-19 e creare un futuro sostenibile per ILVA come pilastro del rilancio economico post-pandemico italiano”.

Non è presente invece nel piano, il miliardo di euro richiesto in qualità di conversione crediti, relativo all’ingresso dello Stato nella società AM InvestCO Italy attraverso la ricapitalizzazione concordata nell’Accordo di Modifica, sottoscritto dalla società veicolo di ArcelorMittal e i Commissari straordinari di Ilva in AS lo scorso 4 marzo.

Intesa nella quale si parlava di “di un investimento significativo in AM InvestCo da parte di soggetti italiani a partecipazione statale” e che “l’investimento nel capitale da parte del Governo Italiano, da regolarsi in un contratto (il “Contratto di Investimento”) da sottoscrivere entro il 30 novembre 2020”, sarebbe stato “almeno pari al debito residuo di AM InvestCo relativo all’originario prezzo di acquisto dei rami d’azienda di Ilva”.

Né risulta esserci la richiesta riferita al cosiddetto patrimonio destinato. Si tratta del famoso miliardo in dotazione all’Amministrazione Straordinaria, derivante dal rientro in Italia, dopo una transazione economica con la Svizzera, delle risorseeconomiche detenute dal gruppo Riva, precedenti proprietari del gruppo, all’estero e sequestrate nel 2013 dalla Guardia di Finanza.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/21/ex-ilva-le-verita-negate-di-una-vicenda-schizofrenica2/)

La crisi del mercato dell’acciao in cifre

Poiché gran parte del mondo inizia a emergere dal blocco post pandemia Covid-19, AMI ha riesaminato alcune delle ipotesi su cui si basava l’intesa di marzo, alla luce della nuova realtà post-covide. Sulla base di uno studio approfondito del mercato e con il supporto dei consulenti (McKinsey), AMI ha identificato i seguenti impatti sui principali fattori economici derivanti da Covid-19:

l’economia europea è stata duramente colpita dalla crisi di Covid-19 in tutti i settori che guidano la domanda di acciaio piatto (vale a dire l’edilizia e l’industria automobilistica);

– a seguito di Covid-19, la domanda apparente di acciaio piatto in Europa è diminuita del 65% nel 2020 rispetto al 2019. La domanda di acciaio piatto apparente per il 2020 è prevista per il 25-30% al di sotto dei livelli del 2019;

– la domanda di acciaio piatto in Europa avrà un impatto a più lungo termine, poiché i settori perderanno la domanda strutturale (ad es. meno costruzione commerciale e minore intensità a lungo termine) rispetto alla Cina, agli Stati Uniti e al resto del mondo;

l’Europa ha perso l’8% della domanda di acciaio piatto a seguito della crisi finanziaria globale e perderà un altro 7% a causa della crisi Covid-19;

– il Sud Europa (-20% dopo il GFC, -8% dopo Covid-19) ha colpito più duramente del Nord Europa (+ 4% dopo il GFC, -4% dopo Covid-19)

Tenendo conto delle dinamiche commerciali dell’acciaio, la sovraccapacità europea dell’acciaio piatto passerà da 25 milioni di tonnellate (sovraccapacità nel 2011-19) a 35 milioni (2021-25). Di conseguenza, solo la maggior parte degli impianti competitivi (~ 70% della capacità installata) sarà in una posizione forte e sostenibile a lungo termine.

Nello studio della società di consulenza McKinsey, l’Italia risulta essere il paese che ha subito l’impatto nelle vendite peggiore rispetto a tutti i paesi dell’Eurozona, perdendo l’84% a marzo e il 97% ad aprile.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/07/2ex-ilva-partita-a-scacchi-sul-futuro/)

Conclusioni

La pandemia da Covid-19 ha di fatto ampliato enormemente le falle di una crisi che viene da lontano nel mercato dell’acciaio. Una crisi epocale, che potrebbe segnare per i prossimi anni questo settore. Di fatto, la pandemia offre un’opportunità irripetibile e senza precedenti: la possibilità concreta di iniziare a ridurre sensibilimente e definitivamente la produzione dell’ex Ilva di Taranto, configurandola anche e soprattutto l’utilizzo di tecnologie meno impattanti rispetto al ciclo integrale attuale (vedi forni elettrici e futuro all’idrogeno).

Allo stesso tempo, i fondi provenienti dal Just transitation fund europeo, i tanti progetti presenti nel CIS, il rilancio del porto ed altri ancora, potrebbero iniziare a realizzare quella prospettiva chiamata ‘alternative economiche‘, in grado di accompagnare una lunga transizione economica per il territorio e con essa la possibilità di un futuro meno angoscioso e nebuloso. Garantendo un lavoro a chi ancora oggi non ce l’ha o naviga da anni nelle acque del precariato.

Ma che nessuno si illuda che ciò possa avvenire dall’oggi al domani. E che soprattutto che ciò si possa realizzare causando la perdita di migliaia di posti di lavoro senza alcuna tutela sociale ed economica. Altrimenti ci ritroveremmo di fronte ad un dramma ancora peggiore rispetto all’attualità. Ecco perché servono serietà e competenza in una fase così delicata, e non spot elettorali o anatemi da social o, peggio ancora, mere chiacchiere da bar.

(per chi vuole leggere un riepilogo esaustivo della vicenda è tutto scritto qui https://www.corriereditaranto.it/2020/05/20/sullex-ilva-per-una-volta-dite-tutta-la-verita/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Ex Ilva, ecco il piano industriale di ArcelorMittal

  1. Fra

    Giugno 8th, 2020

    Serietà e competenza ,che ridere dove la troviamo al sud e in tutta Italia, diciamo che siamo rovinati e la facciamo breve . Non si parla del danno psicologico ,di quello ambientale e della miseria a cui si va incontro . Dobbiamo votare in primis , eleggere i giusti rappresentanti o almeno persone che riescano a rilanciare il paese ,queste sciacquette hanno fallito e speriamo vadano via prestissimo .

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