Ex Ilva, i sindacati: “Pronti a tutto per impedire i licenziamenti”

 

Lunedì convocato Consiglio di Fabbrica nel siderurgico di Taranto. Cresce la tensione tra le organizzazioni sindacali
pubblicato il 06 Giugno 2020, 19:37
7 mins

I sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm convocano un consiglio di fabbrica per lunedì 8 giugno. “Il governo ha ricevuto il piano industriale di Arcelor Mittal e al momento per il sindacato non è stato possibile visionarlo ed esprimere un giudizio complessivo su quanto emerso in queste ore sui media nazionali – afferma Francesco Brigati della segreteria provinciale Taranto FIOM-CGIL -. Dalle prime indiscrezioni giornalistiche prevale l’atteggiamento predatorio da parte della multinazionale che da una parte chiede risorse pubbliche e dall’altra a licenziare migliaia di lavoratori ed allungare i tempi sul piano ambientale e industriale. Arcelor Mittal in questi mesi ha mostrato tutta la sua inaffidabilità continuando a disattendere tutti gli impegni assunti in sede ministeriale a partire dall’accordo del  6 settembre 2018. Lunedì 8 giugno alle ore 09:30 è convocato un consiglio di fabbrica straordinario per decidere le mobilitazioni da da intraprendere per rispedire al mittente il piano di esuberi di Arcelor Mittal e chiedere al governo il rilancio ambientale, occupazionale e produttivo del sito di Taranto” conclude.

“Si apprende che il piano presentato oggi al Governo da ArcelorMittal è sostanzialmente lo stesso di cui si parla da quasi un anno con il cambio della direzione; con le aggravanti dell’ulteriore rinvio degli investimenti per il revamping dell’Afo 5 e del blocco del piano ambientale. Quindi la crisi determinata dalla pandemia del Covid-19 non c’entra assolutamente nulla. Negli stabilimenti la situazione sta diventando esplosiva per una gestione inadeguata messa in atto dall’azienda. È inaccettabile qualunque soluzione che smentisca l’accordo che abbiamo fatto che prevedeva zero esuberi. Riteniamo che questo piano sarà giudicato irricevibile anche dal Governo tanto più che adesso lo Stato entrerebbe nella proprietà. È urgentissimo che il Governo convochi i sindacati non a giochi fatti, ma nel pieno della discussione”. A dichiararlo Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/05/ex-ilva-arcelormittal-prevede-4900-esuberi-transitori3/)

“ArcelorMittal, con l’ennesimo ricatto, chiede due miliardi di euro al Governo italiano e contemporaneamente licenzia 3.300 dipendenti, straccia l’accordo del 2018 sul rientro a lavoro dei 1.700 di Ilva Amministrazione straordinaria, mette a forte rischio gran parte dei 7mila dell’indotto e l’intera siderurgia italiana. Non si deve permettere alla multinazionale di mettere per strada migliaia lavoratori e in ginocchio intere comunità, causando un disastro ambientale, occupazionale ed economico senza precedenti. Il Governo convochi immediatamente un incontro per farci conoscere le sue intenzioni sul futuro dei 10.700 dipendenti, dei 1.700 lavoratori in Amministrazione straordinaria, dei siti dell’ex Ilva e della siderurgia italiana. I piani di ArcelorMittal già li conosciamo e ci porterebbero nel baratro”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm.

“Siamo partiti nel 2018 con 14mila occupati – dichiara il leader Uilm – poi con l’accordo del 6 settembre 2018 siamo arrivati a 10.700 diretti e 1.700 in Amministrazione straordinaria, e ora si vorrebbe raggiungere poco più di 7mila lavoratori. Non consentiremo mai questo scempio occupazionale, lo sappia il Governo che deve uscire da questa posizione grigia che ha assunto in questi mesi”. “Mi domando con quale faccia – prosegue – ArcelorMittal chiede 2 miliardi al Governo italiano mentre distrugge la più grande acciaieria europea e il cuore della siderurgia italiana, con ripercussioni ambientali, occupazionali ed economiche drammatiche”.

“ArcelorMittal deve essere cacciata immediatamente – conclude – e deve pagare tutti i danni che ha fatto in questi due anni e una penale elevata, non quella irrisoria prevista dall’accordo con il Governo del 4 marzo scorso. Ora una momentanea statalizzazione e poi un ingresso di investitori italiani che vogliano realmente rilanciare l’ex Ilva e salvaguardare ogni posto di lavoro: i dipendenti, i lavoratori in Amministrazione straordinaria e quelli dell’indotto”.

“Vergogna. È un piano inaccettabile e irricevibile. Licenziano, perché indicano esuberi, e vogliono pure i soldi. ArcelorMittal se li può scordare gli esuberi e se li scordi pure il governo”. Lo afferma Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto-Brindisi, commentando all’ANSA le anticipazioni del nuovo piano industriale presentato da ArcelorMittal. “La multinazionale – aggiunge – smonta e smantella l’accordo di settembre 2018 al Mise e anche l’accordo di marzo scorso che prevedeva una produzione di 8 milioni di tonnellate a regime e ora si indicano 6 milioni. Abbiamo 10.700 occupati nel gruppo e ora se ne vogliono mantenere nel 2025 solo 7.500”. Prisciano fa presente inoltre come il piano cancelli “con un colpo di spugna, i 1.600 dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria, ora in cassa integrazione straordinaria, in quanto non si prevede più il loro reintegro. Anche questo contro l’accordo al Mise del 2018. ArcelorMittal deve mantenere gli impegni, mentre il governo deve convocarci con urgenza. Ci aspettiamo che lo faccia entro lunedì, altrimenti la convocazione andremo a prendercela noi a Roma”

“ArcelorMittal annuncia un nuovo piano industriale..all’insegna di esuberi strutturali, cassaintegrazione permanente, intensificazione dello sfruttamento, mano libera su sicurezza e inquinamento…con in più, la partecipazione e i soldi dello Stato. Occorre contrapporre lotta e piattaforma operaia,  che valga ora e anche se va via Mittal che non può essere quella insufficiente targata sindacati confederali e USB” affermano dallo Slai cobas per il sindacato di classe. “Difesa di tutti i posti di lavoro, cassaintegrazione al 100%, rientro dei cassintegrati, compresi quelli in Ilva AS, difesa del salario Riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga, dccellerazione con organico interno dei lavori di ambientalizzazione, bonifica, risanamento impianti, regolazione dell’eventuale esubero solo con provvedimenti di prepensionamento dei lavoratori (amianto – 25 anni bastano) necessari nella siderurgia e a Taranto in particolare” sono le richieste dello Slai cobas.

(per chi vuole leggere un riepilogo esaustivo della vicenda è tutto scritto qui https://www.corriereditaranto.it/2020/05/20/sullex-ilva-per-una-volta-dite-tutta-la-verita/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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