Volley: un Fiore per far sbocciare la Prisma Taranto

 

Alessio Fiore, 37 anni, dopo un lungo girovagare in serie A/2, può finalmente indossare la maglia con i colori della sua città. "Darò anima e corpo per il mio club, a maggior ragione perchè sono tarantino"
pubblicato il 03 Giugno 2020, 14:10
7 mins

Dopo undici stagioni di A/2 tra Taviano, Isernia, Sora, Ortona e Materdomini Castellana Grotte ed una di A/1 a San Giustino, a 37 anni potrà finalmente giocare per la squadra della sua città.

Alessio Fiore, tarantino doc, sarà il primo rinforzo della Prisma Volley Taranto che di recente ha acquisito il diritto alla partecipazione al prossimo campionato di serie A/2.

L’ultimo tarantino a vestire la maglia rossoblù è stato il centrale Giosa (stagione 2005/2006) che era nel roster. Fiore, invece, dovrebbe essere protagonista da titolare nella squadra allenata da Vincenzo Di Pinto che di lui ha grande considerazione.

Mi sento onorato di vestire la maglia rossoblù. Penso che qualunque atleta desideri giocare con la squadra della propria città” – esordisce lo schiacciatore ex Castellana Grotte – “Lo faccio per la seconda volta (la prima volta fu nella stagione 2003/2004 in serie B/2, ndc) e mi piacerebbe chiudere la carriera a Taranto aprendo un ciclo. Mi sento un giocatore più maturo, ho tanta esperienza alle spalle, mi sono sposato e sono papà. Sono pronto a costruire qualcosa di importante e darò il centoventi per cento per i colori della mia città, mi getterò anima e corpo in questa esperienza”.

Sarà uno stimolo maggiore per te essere allenato da un allenatore come Di Pinto?

Non tutti lo ricordano ma io con Vincenzo ho avuto già modo di confrontarmi. Ero giovanissimo e promettente. Durante la preparazione estiva nel 2000, mancando Kovac e Vujevic che erano impegnati alle Olimpiadi di Sidney, fui aggregato alla Magna Grecia Volley. Mi sono allenato con gente come Brogioni e Giretto che aveva tanti anni di serie A alle spalle. Poi ho preferito rimanere a Pulsano e fare la serie B piuttosto che la serie C con i giovani della Magna Grecia. Lavorare con Di Pinto dona grande motivazione; lui è un allenatore che sa tanto di pallavolo e credo che da lui possa ancora imparare molto nonostante abbia 37 anni. Posso dire che ho preso consapevolezza dei miei mezzi intorno ai 30 anni, per cui c’è tempo per migliorare ancora…..

Come hai ritrovato il presidente Bongiovanni dopo la prima esperienza del 2003?

L’ho trovato molto deciso, determinato a fare bene. Abbiamo ricordato alcuni episodi della mia prima esperienza a Taranto. Ad esempio lui ricorda bene di quella volta che in una trasferta a Messina per i play-off entrai in un bar senza farlo passare per prima in segno di rispetto e che mi rimproverò come fa un padre con un figlio. Avevo appena venti anni ed ero un’altra persona. Il presidente ha fatto la storia della pallavolo a Taranto. Senza di lui non avremmo potuto ammirare da noi tanti campioni di questo sport.

Come mai ci sono così pochi tarantini in giro in club di serie A? A memoria ricordo solo il libero grottagliese Fanuli a Piacenza in A/1. Da cosa dipende?

Perchè si lavora poco sul settore giovanile, perchè le generazioni cambiano e non c’è più a disposizione molto materiale umano e poi perchè spesso capita di trovare tecnici che non sanno essere coinvolgenti con ragazzi. Sicuramente le nuove generazioni hanno meno voglia di sacrificarsi, trovano difficoltà ad incanalare le proprie passioni a causa anche dell’eccessiva disponibilità di tecnologia che non fa altro che distrarli. Io ricordo che da ragazzino ha passato un’estate intera ad allenarmi in palestra per migliorare i miei fondamentali, animato dalla grande passione che avevo per la pallavolo. Vengo da una lunga esperienza con la Materdomini Castellana Grotte dove si cura molto bene il settore giovanile e mi è capitato più volte di confrontarmi con ragazzini che se gli davi un consiglio per migliorarsi, ti guardavano anche male. In molti si sentono fenomeni senza aver fatto nulla. Sembra che tutto gli sia dovuto e  quando ho avuto qualche scambio di vedute con questi ragazzi, dicevo sempre che è grazie a loro che gioco ancora, nel senso che e’ grazie alla loro scarsa propensione al sacrificio che io riesco ancora a trovare spazio in A/2 e a giocare ad alti livelli.

Che tipo di campionato è la serie A/2 ora?La Prisma Volley l’ultima volta l’ha disputata nel 2005/2006 ed aveva uno squadrone (Schuil, Castellano, Patriarca, Gatin, Vicini) che ora farebbe la sua bella figura in in Super Lega.

Ci sono anni in cui è stato molto competitivo e anni in cui il livello si era abbassato e bastava svolgere il compitino per vincere le partite, sopratutto nelle stagioni in cui non c’erano retrocessioni.

L’emergenza Covid ha probabilmente creato una scrematura tra le società avendo gettato la spugna quelle che si barcamenavano tra mille difficoltà per arrivare a fine stagione. La sensazione che ho per la nuova stagione è che ci sarà molta più competizione. Il movimento era in ripresa prima del Covid ed il ritorno di Taranto e Cuneo in A/2, innalzerà il livello di competitività del campionato.

Questa serie A/2 è una grande opportunità per Taranto non solo dal punto di vista strettamente sportivo ma anche da quello dell’aggregazione sociale. Che ne pensi?

Si è una grande occasione per far si che tanti ragazzi possano avvicinarsi ad uno sport sano come il volley e magari con la possibilità che possa sbocciare una passione che è quella che poi muove tutto. E perchè non anche di aver l’opportunità di fare carriera. Se uno fa qualcosa senza passione è destinato a restare ai margini. La pallavolo, la pallacanestro, il baseball o altri sport possono fare molto dal punto di vista dell’inclusione sociale dando delle alternative ai giovani in una città che si spera abbia sempre più da offrire dal punto di vista dello sport.

*credit foto:www.legavolley.it

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