Fiom, Fim e Uilm ad Ilva in AS: “Serve intervento del governo”

 

Video call tra le organizzazioni sindacali e i Commissari straordinari di Ilva in AS sullo stato degli impianti del siderurgico
pubblicato il 03 Giugno 2020, 17:25
7 mins

Video call quest’oggi tra i Commissari Straordinari (Francesco Ardito, Antonio Lupo, Alessandro Danovi), il responsabile gestione amministrativa Claudio Sforza ed i responsabili Risorse umane Claudio Picucci e Rosario Fazio e le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici di Taranto.

“E’ stata un’occasione di confronto sulle problematiche che insistono e che Arcelor Mittal continua a trascurare, nonostante le segnalazioni delle organizzazioni sindacali. I commissari straordinari hanno annunciato che sono al lavoro per riprogrammare ulteriori ispezioni all’interno dello stabilimento per verificare lo stato degli impianti non solo sulla base delle relazioni trimestrali presentate da ArcelorMittal, quest’ultime previste dal contratto di aggiudicazione del 2017, ma anche sulle criticità emerse nell’incontro odierno” affermano dalla segreteria provinciale della Fiom Cgil Taranto.

“All’interno dello stabilimento siderurgico, a seguito di alcune fermate dell’area a freddo e della drastica riduzione del personale di manutenzione, si evince, di fatto, uno stato di abbandono degli impianti a partire dalla sospensione dei presidi nell’area Tubifici. Tale situazione è riscontrabile a partire dal manto stradale, alla disconnessione dei binari ferroviari e al mal funzionamento degli scambi elettrici oltre ad un parco macchine ridotto ai minimi termini che per assenza di personale e ricambi vanno sistematicamente rottamate” si legge nella. nota della Fiom.

La Fiom Cgil ha anche segnalato le problematiche che stanno emergendo sugli altiforni “in quanto l’abbassamento della soglia del minino tecnico sta determinando, di fatto, continui stop and go con delle conseguenze negative in merito al danneggiamento degli stessi impianti”. Inoltre, in molti impianti dell’area a caldo, attualmente in marcia, “l’azienda ha sospeso unilateralmente le attività di manutenzione, come nel caso degli impianti sottoprodotti e in parte dell’area cokeria dove l’assenza di interventi di manutenzione programmati potrebbe procurare problemi non solo impiantistici ma anche ambientali”.

“In fabbrica abbiamo riscontrato e denunciato il non rispetto di alcune scadenze, sia in merito alla sorveglianza e al controllo periodico dei sistemi di rilevazione di incendio che di altre numerose attività non meno importanti, a causa del personale di officina che è stato posto in cassa integrazione – denunciano ancora dalla Fiom -. Tali criticità riguardano anche gli appalti che avevano sospeso i lavori AIA oltre ad altre attività previste sugli impianti necessarie a garantire la continuità produttiva e soprattutto la sicurezza dal punto di vista ambientale e dei lavoratori”.

“Pertanto, in attesa della presentazione del piano industriale da parte di Arcelor Mittal abbiamo richiesto come Fiom un intervento diretto del governo, anche attraverso la gestione commissariale che ha mostrato particolare attenzione alle problematiche esposte dai sindacati, per ripristinare una serie di attività lavorative utili a garantire la salvaguardia degli impianti” concludono dalla segreteria provinciale della Fiom Cgil Taranto.

“Serve l’immediato intervento del Governo”. La stessa richiesta arriva anche da Fim e Uilm al termine dell’incontro. Le due organizzazioni sindacali puntano il dito sulle “mancate spezioni che devono essere rapidamente riprogrammate e che si rendono ormai imprescindibili anche alla luce del diniego da parte di ArcelorMittal all’accesso di tecnici e responsabili. Tutto ciò, a nostro giudizio, non ha giustificazione alcuna – spiegano Fim e Uilm – ribadendo come gli impianti siano ormai al minimo storico; mancano le manutenzioni ordinarie e straordinarie; e come alcune aree dello stabilimento giacciano in totale abbandono senza neppure più l’organizzazione di presidi”.

“I tubifici ne sono palese raffigurazione – denunciano -. C’è la quasi paralisi delle manutenzioni che ha inevitabilmente anche prodotto ricadute pesantissime sul bacino dell’appalto, il quale rappresenta uno standard elevatissimo di professionalità che va difeso vista la particolarità e complessità degli impianti. Inaccettabili e gravi anche, le protratte fermate dell’esecuzione dei lavori previsti dall’Aia, i quali dagli annunci fatti dall’azienda sarebbero dovuti già ripartire”. In merito all’avvio delle bonifiche e alla ricollocazione dei lavoratori attualmente in Cigs, Fim e Uilm hanno ribadito ai Commissari “gli inaccettabili ritardi contro i quali è necessario il massimo impegno per una rapida accelerata funzionale all’apertura degli altri cantieri previsti e l’ulteriore impiego di lavoratori con criteri di rotazione equi. E’ necessario che a partire dai tavoli di incontro previsti nei prossimi giorni con il Governo e multinazionale, si riaffermi sì il tema delle bonifiche, ma tale da non distogliere dal vero punto fermo da cui far partire ogni discussione: Ambiente, Salute e Lavoro senza discrimini. Sarà il nuovo piano industriale ad adeguarsi all’accordo del 2018 e non il contrario”.

In merito all’incontro odierno il Coordinamento provinciale Usb ha messo in evidenza “la situazione gravissima che si vive all’interno ed all’esterno della fabbrica, dal momento che il gestore ha sospeso tutti i lavori Aia previsti, nonché la manutenzione ordinaria, il 90% degli acquisti di ricambi, così come ha interrotto il pagamento della maggior parte delle ditte terze. Abbiamo ribadito che non ci può essere dialogo con chi al dialogo non è abituato, perché ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il soggetto è inaffidabile, visti i comportamenti assunti con i lavoratori, con le istituzioni e col territorio tutto”.

Inoltre, proseguono dall’Usb, “è assurdo pensare di sostenere la gestione della multinazionale con i soldi dei contribuenti, vista l’ultima richiesta di cassa integrazione fatta dalla multinazionale. I commissari hanno dichiarato che bisogna aspettare il piano industriale, perché venga valutato dal Governo. Stesse valutazioni faranno le organizzazioni sindacali ma, sia chiaro, noi riteniamo sbagliato dare fiducia a chi non la merita. La messa in sicurezza dello stabilimento tramite la nazionalizzazione pura e apertura del tavolo sull’accordo di programma, questa è l’unica strada da percorrere”.

Per i lavori di bonifica previsti, “abbiamo chiesto di far partire quanto prima tutti i cantieri in modo da richiamare sin da subito un numero più alto di lavoratori rispetto ai 43 al momento interessati dagli interventi, e di fare rotazioni trimestrali. Indispensabile inoltre fare sopralluoghi prima che partano le bonifiche; questo perché ci si possa chiaramente rendere conto delle reali condizioni dei cantieri”.

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