Al lavoro senza sosta per ridare dignità alle capigliature

 

I barbieri dopo il lockdown: ne parla Claudio Solito, rappresentante di categoria
pubblicato il 03 Giugno 2020, 16:52
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Forbici, pettini e rasoio volteggiano ininterrottamente dalle otto del mattino fino a oltre le venti fra le mani di Claudio Solito, barbiere per uomini da venticinque anni nel suo esercizio in via Berardi. Sin dalla riapertura il lavoro procede instancabilmente. Ci vorrà ancora del tempo per far riacquistare un aspetto dignitoso alla capigliatura di tutta l’abituale clientela, che fin dalla notizia della ripresa dell’attività ha fatto giungere le prenotazioni. Queste ultime, com’è noto, sono rese obbligatorie dalle recenti disposizioni, che vietano all’interno del locale la permanenza dell’utenza in attesa. E forse è meglio così, perchè così si evitano le lunghe attese. Mancano quotidiani e riviste sui tavolini, reputati veicolo di contagio, ma questo permette almeno di intavolare conversazioni con il coiffeur. Riferisce Claudio: “Questa lunga pausa mi ha procurato amarezza, non tanto per il mancato guadagno (che pure è fondamentale) ma perchè il lavoro ti dà dignità e fiducia in te: l’ho pienamente sperimentato appena ho ripreso in mano gli ‘attrezzi’ del mestiere, facendo accomodare il primo un cliente. Si trattava di un maresciallo di Marina, mio vecchio cliente, che mi ha subito fatto gli auguri per il nuovo inizio”.

“In questo periodo di chiusura sono rimasto colpito dalla vicinanza degli abituali frequentatori dell’esercizio, che mi hanno spesso telefonato per avere mie notizie e per chiedermi se avessi bisogno di qualcosa, visti i mancati introiti. È stato un gesto che davvero non mi aspettavo! – dice – In tanti, poi, si sono avvicinati per salutarmi quando, alla vigilia della riapertura, assieme a mia moglie ho fatto le grandi pulizie nel locale”.

Claudio Solito spiega che non c’è stato bisogno di considerevoli esborsi per gli accessori previsti dalle nuove normative, come, ad esempio, lo sterilizzatore per gli attrezzi, già in uso da diverso tempo. Serviva solo l’approvvigionamento dei monouso, come le tovaglie e gli asciugamani, e della visiera trasparente. Inoltre, per via del distanziamento interpersonale è stata tolta una poltrona, del resto inutile, visto che nel locale lavora solo il titolare. Per tutto ciò, è stato possibile mantenere inalterati i prezzi, “… anche per non scoraggiare la clientela” – aggiunge.

“Dispiace solo che il regime di restrizioni abbia favorito i lavoratori in nero, che operano a domicilio – conclude – Oltre a essere evasori fiscali ed esempio di grande scorrettezza nei nostri confronti, costretti all’inattività, mi ha stupito come la gente abbia potuto accoglierli in casa, vista la promiscuità della loro frequentazione, causa di possibili contagi. Ulteriore motivo di amarezza è anche il fatto che diversi miei amici esercenti, in altri settori, soprattutto qui al Borgo, non hanno ancora riaperto perchè in gravi difficoltà economici. E chissà se in futuro saranno in condizione di farlo!”.

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