Taranto, operazione “Tabula rasa”: 11 arresti

 

Spaccio, intimidazioni, estorsioni. Per le fiamme gialle, dai set cinematografici alle campagne elettorali, era tutto nelle mani del clan
pubblicato il 03 Giugno 2020, 09:47
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Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto, a conclusione di indagini di polizia giudiziaria coordinate dalla Procura della Repubblica di Lecce – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito all’alba di questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 indagati, di cui 8 in carcere, 1 agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di presentazione.

Si tratta di Antonio e Cataldo Sambito, Claudio Pugliese e Angelo Lupoli, ai quali viene contestato il reato associativo (416-bis). A vario titolo le accuse per gli altri indagati.

Il Gip D’Ambrosio ha accolto nove richieste di custodia cautelare mandando dietro le sbarre anche Giuseppe Gentile, Giovanni Giuliani, Luca Guarino, Emanuele Raffo, Domenico Salamina. Arresti domiciliari per Cosimo Simonetti.

Il provvedimento rappresenta l’epilogo dell’operazione “Tabula Rasa” che ha consentito di sgominare un sodalizio criminale di stampo mafioso, operante nella provincia jonica, dedito al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e al contrabbando di sigarette.

Gli arresti sono stati eseguiti a Taranto, principalmente nei quartieri Tamburi e Tramontone. Nel corso delle indagini è stata accertato che due fratelli, già appartenenti alla “Sacra Corona Unita”, hanno esercitato il controllo nell’area tarantina utilizzando una nuova forma di intimidazione, non più predatoria e violenta, ma più simbiotica rispetto al contesto sociale di riferimento, dimostrando di saper imporre la propria presenza nei confronti di esponenti di altri clan storici del capoluogo anche in maniera violenta.

Indagini che hanno consentito di svelare – scrivono gli inquirenti – come il clan esercitasse un significativo controllo sulle attività lecite del territorio preservando l’egemonia dell’associazione mafiosa.

E’ stato infatti accertato che riuscirono a imporre a una casa cinematografica che stava realizzando a Taranto le riprese del film di Sergio Rubini, “Il grande spirito”, il pizzo per la salvaguardia dei mezzi e delle attrezzature. A loro era stato affidato il compito – mediante un tramite attualmente indagato – di controllare le aree comunali delle riprese, individuare le aree di parcheggio, interloquire con gli abitanti dei condomini interessati dalle esigenze di scena pattuendo i compensi  a titolo di ristoro per evitare contrattempi per la produzione.
Il clan, a fronte di questo, riceveva compensi in denaro e il controllo monopolistico del reclutamento delle comparse, cosa che sortiva l’effetto di accrescere il prestigio e la fama del sodalizio sul territorio.
In un’altra occasione invece è stato accertato l’intervento del clan nel procacciamento di voti in occasione delle consultazioni elettorali per le elezioni amministrative del 2017.

La forza dell’associazione ha trovato evidenza anche nel vedere il capo indiscusso assunto in un’azienda pubblica (Amiu) nonostante i precedenti penali, ricoprendo mansioni superiori a quelle spettanti in modo da poter ottenere, in soli 10 anni, una progressione dal I al VI livello, assumendo potere anche nei confronti delle società private di cui condizionava le scelte in forza dell’incarico ricoperto, oltre che della riconosciuta pericolosità criminale.

I reati contestati al sodalizio

In particolare, secondo le fiamme gialle, hanno gestito lo spaccio di «cocaina» ed «hashish», maturando dei crediti che, in certi casi, venivano riscossi con l’uso delle armi e della forza. Con riferimento a tale traffico illecito, nel corso dell’indagine sono stati effettuati numerosi sequestri, soprattutto nella fase della cessione in «panetti» a svariati clienti, alcuni dei quali tratti anche in arresto.

I militari del Comando Provinciale tarantino hanno effettuato poi consistenti sequestri di sigarette di contrabbando sia in un deposito gestito dal sodalizio, che a carico di taluni clienti ai quali gli stessi erano stati ceduti; nel corso delle indagini è stata rinvenuta e sequestrata anche una pistola con matricola abrasa. Sono state infatti accertate la detenzione illegale di armi comuni da sparo, l’esplosione di colpi di arma da fuoco in luogo pubblico e la detenzione illecita di munizionamento.

E’ stato registrato anche un episodio di danneggiamento di linee ferroviarie finalizzato a screditare l’operato di una società di vigilanza che aveva ottenuto l’appalto sulla linea ferroviaria Martina Franca – Taranto a discapito della società in cui era impiegato un membro del clan.

Le attività investigative del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno portato alla segnalazione di 46 persone che risponderanno con diversi livelli di responsabilità di vari reati, nei casi più gravi, del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, finalizzata oltre che al traffico di sostanze stupefacenti ed al contrabbando, anche alle estorsioni in danno di piccoli imprenditori locali e all’imposizione di servizi di protezione.

 

 

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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