ArcelorMittal, i motivi dei ritardi sull’AIA

 

La corposa documentazione depositata presso il ministero dell'Ambiente spiega le ragioni che hanno portato alla richiesta di proroga di vari interventi
pubblicato il 02 Giugno 2020, 08:55
14 mins

E’ il 17 aprile scorso quando ArcelorMittal Italia invia una nota ad Ilva in Amministrazione Straordinaria, per chiedere l’avvio di un’istanza da parte della struttura commissariale da inoltrare al ministero dell’Ambiente, per l’attivazione della Conferenza di Servizi per l’approvazione delle modifiche dei cronoprogrammi relativi alle prescrizioni n. 6 (Chiusura nastri trasportatori); n. UA11 (Scarichi parziali industriali); n. UP2 (Rimozione del cumulo polveri e scaglie in area Parco Minerale); n. UP3 (Gestione dei materiali costituiti da fanghi acciaieria, fanghi d’altoforno e polverino d’altoforno); n. 16.m)-42-49 (Batterie n. 7-8 e la doccia 4 bis) del Piano ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017.

Istanza che arriverà 21 aprile scorso (i Commissari straordinari di ILVA S.p.A. in Amministrazione Straordinaria per legge, l’articolo 5, comma 2, del DPCM 29 settembre 2017 devono svolgere funzione di controllo dell’attuazione del Piano Ambientale e tocca a loro quindi presentare eventuali istanze per la convocazione delle apposite Conferenze dei Servizi) al protocollo del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/31/ex-ilva-deroga-provvisoria-su-copertura-nastri/)

Il blocco totale dei cantieri AIA per pandemia Covid-19

Ma perché ArcelorMittal ha chiesto la proroga di queste cinque prescrizioni? Il motivo principale risiede nel blocco totale dei cantieri AIA all’interno del siderurgico, a causa della pandemia da Covid-19. In molti ritengono che la decisione sia stata presa unilateralmente dall’azienda o, peggio ancora, che la pandemia sia stata una scusa utilizzata dall’azienda per prorogare interventi sui quali era già in ritardo.

A sostegno delle proprie motivazioni, vi è comunque una corposa documentazione fornita al ministero dell’Ambiente da parte della multinazionale. Che in una nota del 17 aprile ravvisava “rispetto ad alcune specifiche prescrizioni, per cui il D.P.C.M. 29 settembre 2017 prevede scadenze ravvicinate, la possibilità di rispettare i relativi termini risulta già ad oggi compromessa e si rende dunque necessario attivare la procedura di cui all’art. 5 comma 2 del D.P.C.M. 29 settembre 2017, che prevede che “i commissari straordinari, i quali svolgono ai sensi dell’art. 1, comma 1 lettera b) del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243 le attività esecutive e di vigilanza funzionali all’attuazione del piano ambientale, in presenza di ritardi dovuti a cause non dipendenti dalla volontà del Gestore o di eventuali modifiche progettuali richieste da quest’ultimo, con invarianza del termine ultimo per la realizzazione degli interventi, possono richiedere all’Autorità competente di convocare apposita Conferenza di servizi ai sensi dell’art. 1, comma 9, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61”.

In particolare, la situazione di ritardo conclamato e irrecuperabile riguarda ad oggi le seguenti prescrizioni:

Prescrizione n. 6, che impone la chiusura dei nastri trasportatori entro il 31 maggio 2020;

Prescrizione UA11, che impone la realizzazione degli impianti di trattamento acque dei reflui di cokeria e altoforni entro il 30 giugno 2020;

Prescrizioni UP 2 ed UP 3 relative, rispettivamente, alla rimozione di un cumulo polveri e scaglie in area Parco Minerale ed alla rimozione dei materiali costituiti da fanghi di acciaieria, fanghi d’altoforno e polverino d’altoforno, entrambe con scadenza al 31 dicembre 2020;

Prescrizione n. 16.m)-42-49, relativa ad alcuni interventi sulle batterie n. 7-8 da realizzarsi entro il 31 dicembre 2020, tra cui in particolare la costruzione della nuova doccia 4 bis, l’installazione di filtro a maniche al camino E424, l’installazione del sistema SOPRECO, il miglioramento del sistema di aspirazione allo sfornamento.

(leggi tutti gli articoli sull’Osservatorio Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=osservatorio&submit=Go)

La copertura dei nastri trasportatori e delle torri

Nella documentazione depositata presso il ministero dell’Ambiente, in merito alla prescrizione relativa alla chiusura dei nastri e delle torri, la cui una scadenza è prevista per il 31 maggio 2020, si legge che la stessa coinvolge oltre 15 fornitori.

Dall’inizio della pandemia c’è stato il totale blocco dei cantieri di circa il 50% degli appaltatori che ha fortemente rallentato i restanti. Cantieri bloccati del tutto dopo l’ordinanza del Prefetto dello scorso marzo. Già all’epoca secondo l’azienda i ritardi sarebbero andati “ben aldilà dei termini di durata delle misure emergenziali previste nei provvedimenti di contenimento del contagio adottati dal Governo e dalle altre autorità competenti”. Tanto da sostenere che “allo stato, non è certo se i lavori potranno essere proseguiti dai medesimi fornitori e dovendo comunque essere riavviati i relativi cantieri. In tale situazione di incertezza, AMI chiede che la scadenza della prescrizione n. 6 venga prorogata al 31 dicembre 2020, riservandosi di adeguare detto termine nel corso del procedimento in Conferenza di Servizi a seconda dell’evolversi della situazione emergenziale”. Anticipando dunque la possibilità, poi concretizzatasi, di spostare ulteriormente in là nel tempo il termine ultimo sino al 31 luglio prossimo.

Ciò detto l’azienda sottolineava comunque che “la prescrizione n. 6 è stata, ad oggi, in gran parte adempiuta. Si è provveduto, dunque, a confrontare le emissioni diffuse attuali e quelle che si avrebbero una volta che la prescrizione n. 6 sarà completata. L’approccio modellistico impiegato è coerente con quello utilizzato dagli enti competenti nell’ambito del procedimento di riesame avviato dal Ministero dell’Ambiente con Decreto Direttoriale 27 maggio 2019 n. 188 (ed avvallato dal Ministero medesimo). La simulazione, inoltre, è stata condotta sulla base dei dati relativi ad un livello produttivo coerente con quello previsto dal DPCM 29 settembre 2017. Ebbene, lo studio (allegato alla documentazione) conferma che la differenza tra le emissioni diffuse attuali e quelle che si avrebbero a prescrizione n. 6 completata è praticamente nulla. Pertanto, l’effetto ambientale della prescrizione è, in sostanza, già stato raggiunto“.

Come abbiamo riportato nell’articolo di ieri, il ministero dell’Ambiente ha comunque chiesto all’azienda di adeguare lo studio alle prescrizioni di ARPA Puglia, dandosi quattro mesi di tempo per verificare le tesi dell’aziende ed eventualmente concedere la proroga al 31 luglio 2021.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/04/osservatorio-ilva-focus-sul-piano-ambientale/)

Gli impianti di trattamento acque dei reflui di cokeria e altoforni

Anche il tempestivo adempimento della prescrizione UA11 per l’azienda “risulta compromesso“.

A sostegno di questa tesi, l’azienda evidenzia come l’appaltatore Bernardinello Engineering S.p.A., cui è affidata la realizzazione degli impianti di trattamento acque, già in data 17 marzo 2020 comunicava che “a causa della necessità di ottemperare alle disposizioni vigenti volte a garantire la sicurezza dei lavoratori, nel nostro stabilimento e presso Voi Clienti, si trova temporaneamente impossibilitata a garantire l’esecuzione della commessa oggetto del Contratto secondo le tempistiche originarie” e che “l’entità del possibile ritardo, non è determinabile con precisione in quanto dipendente dall’evolversi dell’epidemia e della relativa normativa speciale” (anche questa in allegato).

I lavori sono stati, dunque, inevitabilmente rallentati. Inoltre, in coerenza con l’ordinanza del Prefetto, l’adempimento di tale prescrizione è stato totalmente bloccato a far data dal 27 marzo 2020. Per questo l’azienda ha chiesto “la proroga al 31 dicembre 2020, fatta salva la necessità di ulteriori adeguamenti, anche nel corso del procedimento in Conferenza di Servizi, a seconda dell’evoluzione della situazione emergenziale”.

(leggi l’articolo sull’ultima riunione dell’Osservatorio dello scorso maggio https://www.corriereditaranto.it/2019/08/02/ex-ilva-problemi-in-falda-sotto-discarica-ok-filtri-a-manica3/)

Rimozione cumuli polveri e materiali fangosi acciaieria e altoforno

Stessa situazione emergenziale impatta anche sull’adempimento delle prescrizioni UP 2 ed UP3, rispetto a cui si erano già accumulati ingentissimi ritardi, ai quali l’Osservatorio Ilva nell’ultima riunione dello scorso ottobre aveva chiesto alla Provincia di Taranto e all’azienda di porre rimedio.

Questo perché l’adempimento di tali prescrizioni entro il 31 dicembre 2020 è subordinato al rilascio, nei termini previsti, delle necessarie autorizzazioni al trasporto transfrontaliero da parte della Provincia di Taranto. Su cui la Provincia è in ritardo (come dimostra la documentazione allegata all’istanza), senza dimenticare che per quanto riguarda la prescrizione UP2, il cumulo era posto sotto sequestro, con impossibilità di avviare la rimozione fino al provvedimento di dissequestro.

Di fatto l’adempimento ad entrambe le prescrizioni era avvenuto soltanto in minima parte.

La pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione: sia perché sono stati sospesi tutti i procedimenti amministrativi (con la conseguenza che gli appaltatori si trovano nell’impossibilità di completare tempestivamente gli adempimenti necessari al trasporto), oltre all’impossibilità della rimozione su gomma dei materiali a causa della chiusura di alcuni impianti di destino.

Per questo l’azienda ha chiesto una proroga del termine per la prescrizione UP3 al 23 agosto 2023. L’azienda evidenzia che “tale scadenza è coerente con il termine previsto in capo ai Commissari Straordinari, proprio con riferimento alla prescrizione UP 3, per la porzione di cumuli di loro competenza. Ciò conferma che, sotto il profilo ambientale, il permanere dei cumuli non determina criticità di ordine sostanziale”.

Per quanto riguarda invece la prescrizione UP2, è stata invece chiesta una proroga del termine al 31 dicembre 2022, con riserva di ulteriori adeguamenti, anche nel corso del procedimento in Conferenza di Servizi, a seconda dell’evoluzione della situazione emergenziale.

In relazione a tale prescrizione, l’azienda sottolinea “che il materiale da evacuare si trova in area parchi primari ove sono sorte le due coperture alte circa 80 metri. Sebbene il cumulo in questione non ricada sotto le coperture, le stesse, per alcune configurazioni di ventosità, offrono una schermatura al cumulo, limitando il rischio di erosione dal vento. Inoltre, nella stessa area, è presente il sistema in Pump&Treat in esercizio che previene il rischio di trasporto di eventuali inquinanti, oltre il confine dei parchi stessi, per il tramite della falda superficiale“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/10/30/2osservatorio-ilva-riesame-aia-si-lavora-sui-dati/)

Gli interventi sulle batterie del reparto cokeria

Stessa situazione anche per l’adempimento della prescrizione n. 16.m)-42-49, relativa agli interventi di adeguamento delle batterie n. 7-8, ivi inclusa la realizzazione della nuova doccia 4 bis, da completarsi entro il 31 dicembre 2020.

Nella documentazione è riportata una comunicazione del 19 marzo 2020 attraverso la quale il fornitore Paul Wurth, incaricato tra l’altro dei lavori relativi al rifacimento della doccia 4 bis ed all’installazione del dispositivo SOPRECO, parti integranti della prescrizione in oggetto, ha segnalato il sopravvenire di “gravi difficoltà di esecuzione e ritardi nella progressione delle attività in conseguenza di un complesso di circostanze determinate dalla diffusione in Italia del nuovo coronavirus”, allegando comunicazioni ricevute da vari sub-fornitori impegnati nelle relative commesse che hanno denunciato vari impedimenti alla regolare esecuzione dei lavori.

Tra i subfornitori,” l’azienda segnala in particolare la ditta Quadrato Divisione Industria S.r.l. (di proprietà del presidente di Confindustria, Antonio Marinaro) che ha dichiarato a Paul Wurth la totale impossibilità di procedere con i lavori civili relativi alla doccia 4 bis e la chiusura del relativo cantiere sin dal 14 marzo 2020″.

Pee questo motivo, insieme ai successivi blocchi intervenuti nei mesi a seguire, è stata chiesta la proroga al 31 maggio 2021, anche in questo caso fatta salva la necessità di ulteriori adeguamenti, anche nel corso del procedimento in Conferenza di Servizi, a seconda dell’evoluzione della situazione emergenziale.

Vedremo adesso cosa deciderà il ministero dell’Ambiente, tramite le apposite Conferenze dei Servizi.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/20/il-riesame-dellaia-passato-sotto-silenzio2/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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