Ex Ilva, deroga (provvisoria) su copertura nastri

 

Il ministero dell'Ambiente ordina un approfondimento con rinvio a settembre. Conferenza servizi aveva dato l'ok per deroga a luglio: senza opposizione del Comune di Taranto
pubblicato il 31 Maggio 2020, 20:12
17 mins

Il ministero dell’Ambiente, con decreto del 29 maggio, ha stabilito che il termine del 31 maggio 2020 per l’attuazione degli interventi di cui alla prescrizione n. 6 del Piano Ambientale (Chiusura nastri trasportatori del DPCM del 29 settembre 2017) è differito al 30 settembre 2020, accogliendo così soltanto in parte l’istanza presentata da Ilva in Amministrazione Stroardinaria per conto di ArcelorMittal Italia.

E’ questa, se vogliamo, la ‘vera‘ notizia rispetto alle ultime polemiche generate su una vicenda che in realtà di notizia vera e propria non ha alcunché. Non fosse altro perché si parla di un qualcosa che tutti gli enti istituzionali coinvolti conoscono da oltre due mesi. Le cui cause sono da trovare in buona parte nello stop quasi totale che il siderurgico ha subito complice la pandemia da Covid-19, così come di tutti i cantieri che erano in essere per le attuazioni delle prescrizioni ambientali. Ed alla fermata di tutte le ditte appaltatrici e fornitrici che hanno dovuto fermare le loro attività ed hanno comunicato all’azienda l’impossibilità nel proseguire. Da qui si è generata la richiesta di deroga di ArcelorMittal.

Ma come già accaduto nel recente passato (vedi febbraio scorso), alla vigilia di un altro passaggio fondamentale per capire ciò che sarà dell’ex Ilva (entro venerdì dovrebbe arrivare il nuovo piano industriale e occupazionale di ArcelorMittal), spuntano nuove polemiche che spesso distorcono la realtà dei fatti. Generando soltanto un’inutile confusione.

Ancora una volta dunque siamo costretti a fare chiarezza. Non fosse altro per amor di verità. Del resto, basterebbe leggersi le carte per formulare un pensiero di senso compiuto. E poi, semmai, parlare. Ma non tanto per creare confusione, ma per dare vita ad un dibattito serio degno di questo nome.

La richiesta di proroga per cinque prescrizioni del Piano Ambientale

L’inizio di questa vicenda risale al 21 aprile scorso, quando l’istanza presentata dai Commissari straordinari di ILVA S.p.A. in Amministrazione Straordinaria (atto che per legge, l’articolo 5, comma 2, del DPCM 29 settembre 2017 prevede che siano i commissari a svolgere funzione di controllo dell’attuazione del Piano Ambientale e tocca a loro quindi presentare eventuali istanze per la convocazione delle apposite Conferenze dei Servizi) viene acquisita al protocollo del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, a seguito della nota del 17 aprile 2020 di ArcelorMittal Italia SpA, per l’attivazione della Conferenza di Servizi per l’approvazione delle modifiche dei cronoprogrammi relativi alle prescrizioni n. 6 (Chiusura nastri trasportatori); n. UA11 (Scarichi parziali industriali); n. UP2 (Rimozione del cumulo polveri e scaglie in area Parco Minerale); n. UP3 (Gestione dei materiali costituiti da fanghi acciaieria, fanghi d’altoforno e polverino d’altoforno); n. 16.m)-42-49 (Batterie n. 7-8 e la doccia 4 bis) del Piano ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017.

Per chi si fosse perso una serie di puntate sull’argomento, rammentiamo ai lettori che trattasi di prescrizioni su cui da almeno due anni lavora l’Osservatorio Ilva.

Vista l’imminente scadenza del termine del 31 maggio 2020 previsto per l’intervento di cui alla prescrizione n. 6 (Chiusura nastri trasportatori) del Piano ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017, Ilva in AS invia il 14 maggio una nuova nota nella quale allega il nuovo cronoprogramma relativo all’attuazione della prescrizione n. 6 (Chiusura dei nastri trasportatori e delle cadute) con termine ultimo per la copertura di tutti i nastri al 31/7/2021, comunicato da ArcelorMittal, dopo una prima proroga chiesta al 31/12/2020 

(leggi tutti gli articoli sull’Osservatorio Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=osservatorio&submit=Go)

La Conferenza dei Servizi dà l’ok: anche con la non opposizione del Comune di Taranto

La Conferenza dei Servizi ha avuto luogo in data 26 maggio 2020, in modalità di videoconferenza videoregistrata, a seguito dell’emergenza sanitaria connessa al COVID-19: in merito alle modifiche del cronoprogramma di realizzazione dell’intervento di cui alla prescrizione n. 6 (Chiusura dei nastri trasportatori) del Piano ambientale, la stessa ha espresso “il proprio assenso, sulla base della posizione prevalente, al differimento dei termini al 31/7/2021, nel rispetto degli impegni assunti dal gestore e delle specifiche condizioni di seguito riportate:

– oltre al rispetto del termine ultimo del 31/7/2021 per la conclusione dell’intervento di cui alla prescrizione n. 6 (Chiusura nastri trasportatori), il Gestore dovrà dare precedenza alla chiusura dei nastri che possono determinare un maggior contributo alla dispersione di polveri, anche in relazione a particolari condizioni meteorologiche. In particolare dovrà garantire dal 28 febbraio 2021 la copertura di almeno il 90% delle torri e della lunghezza dei nastri trasportatori in quota e in esercizio. Il Gestore dovrà, inoltre, riportare, nella relazione trimestrale di cui alla prescrizione n. 17 dell’AIA 2012, lo stato di avanzamento degli interventi, con lo stesso livello di dettaglio presentato nel cronoprogramma trasmesso con la nota DIR. 237/2020 del 22/05/2020. Tale stato di avanzamento sarà oggetto di riscontro da parte dell’Autorità di controllo nell’ambito delle verifiche trimestrali previste dalla stessa prescrizione n. 17 dell’AIA 2012. 

– il Gestore, entro 30 giorni dalla emanazione del provvedimento, dovrà adottare idonee misure tecnico gestionali per prevenire e mitigare la dispersione di polveri, tra cui anche sistemi di umidificazione delle tramogge. Entro lo stesso termine di 30 giorni, il Gestore dovrà trasmettere all’Autorità di Controllo la documentazione sull’ubicazione dei sistemi di umidificazione nonché le idonee procedure gestionali per l’attivazione di tali sistemi, anche  in relazione a particolari condizioni meteorologiche. Si prescrive che il Gestore relazioni tramite i Commissari straordinari al termine di ciascun mese di giugno, luglio, agosto e settembre 2020 in merito all’avvio dei cantieri “.

Sempre per amor di verità, è giusto sottolineare che i partecipanti alla predetta Conferenza dei Servizi, in rappresentanza del Comune di Taranto, di Statte e della Provincia di Taranto, ovvero degli enti esponenziali delle comunità interessate secondo il principio di prossimità, non hanno manifestato elementi ostativi all’accoglimento della richiesta di proroga; peraltro, si legge sempre nel decreto ministeriale, il rappresentante del Comune di Taranto ha chiesto rassicurazioni sulla effettiva riconducibilità della proroga esclusivamente alla situazione emergenziale e ha comunque auspicato una riduzione dei tempi di differimento.

Gli approfondimenti del ministero dell’Ambiente e il confronto con ARPA Puglia 

Il ministero dell’Ambiente vuole però approfondire la vicenda, visto che inizialmente la richiesta di proroga al 31.12.2020 del termine per l’esecuzione della prescrizione n. 6, di cui alla nota del 21 aprile 2020 è stata successivamente superata dalla nuova richiesta di proroga al 31.7.2021 di cui alla nota del 21 maggio 2020 pur lasciando inalterata la motivazione giustificatrice della proroga.

Inoltre che, secondo quanto riportato dal verbale della CdS, il rappresentante della competente Direzione generale di questo Ministero “pur considerando gli elementi rappresentati da AMI e Commissari straordinari” ha osservato che “la concessione di un differimento dei termini di 14 mesi appare molto importante a fronte dei tempi previsti per la conclusione dell’intervento residui all’inizio dell’emergenza Coronavirus”.

Il parere della Regione Puglia, fatto peraltro pervenire solo in corso di Conferenza dei Servizi, prevede “che il termine ultimo entro il quale attuare pienamente la prescrizione n. 6 sia inderogabilmente la prima decade di settembre 2020” e che condiziona la proroga alla messa in atto di misure di contenimento delle emissioni di polveri in corrispondenza dei tratti di nastro non ancora chiusi” da stabilire “anche in funzione dello specifico livello di rischio del singolo nastro”, da concordare con l’Autorità di controllo e con Arpa Puglia “informando gli enti coinvolti nel procedimento degli esiti ex ante ed ex post”.

Ora è chiaro che qualunque determinazione in ordine al differimento del termine temporale di attuazione di ogni prescrizione, da contenere nei limiti resi strettamente necessari dalle sopravvenienze indicate, non può comunque essere adottata se non previa adeguata valutazione dei relativi effetti sull’inquinamento dell’area e dei rischi sanitari eventualmente connessi.  

A tal riguardo ArcelorMittal ha prodotto una relazione sullo “Studio modellistico per la valutazione della prescrizione n. 6 del DPCM 29.9.2017 in due diversi scenari – Stabilimento di Taranto”, avente l’obiettivo dichiarato di valutare le differenze in termini di emissioni e dispersione in atmosfera delle polveri generate dallo stabilimento nell’ipotesi di proroga del termine. ARPA Puglia ha esaminato la suddetta relazione osservando che “al fine di meglio apprezzare l’entità e l’area dell’impatto prodotto dalle emissioni della parte residua e, ancora aperta, dei nastri trasportatori, sarebbe stato tuttavia opportuno che il Gestore conducesse una specifica simulazione modellistica ad una migliore risoluzione spaziale al fine di valutare l’impatto delle sole sorgenti emissive in questione (nastri e torri), tenendo conto, inoltre, della specifica geometria caratteristica di tali emissioni (emissioni lineari per i nastri e emissioni areali per le torri) e della relativa ubicazione” per rendere “apprezzabile l’impatto e la relativa distribuzione spaziale” ed ha pertanto ritenuto di non potersi esprimere “in merito all’attendibilità dei risultati”.

Per questo motivo il ministero dell’Ambiente ha ritenuto necessario procedere al supplemento istruttorio, anche coinvolgendo la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA-VAS per valutare il potenziale impatto ambientale e l’ISPRA per i profili di competenza. 

Da qui la decisione di differire di 4 mesi il termine del 31 maggio 2020, al fine di consentire la puntuale valutazione e adozione di tutte le misure idonee a garantire il completamento, nei tempi tecnici strettamente necessari, dell’adempimento della prescrizione n. 6 in condizioni di massima sicurezza ambientale e sanitaria.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/27/2lo-stato-nellex-ilva-cosi-parlo-gualtieri2/)

La tempistica e le prescrizioni ordinate dal ministero

In questo lasso di tempo, entro i prossimi 30 giorni Ilva in AS dovrà inviare al ministero il nuovo studio modellistico di AMI rivisto nel senso indicato da Arpa Puglia, corredato con ogni ulteriore documentazione ritenuta utile alla stregua delle considerazioni in premessa. A sua volta il ministero girerà a tutti gli enti coinvolti la nuova documentazione, verso la quale potranno muovere le loro motivate osservazioni entro altri 30 giorni.

A quel punto la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA-VAS che, con il supporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), si esprimerà, entro i successivi 60 giorni, sul potenziale impatto ambientale in relazione ai tempi di completamento della prescrizione n. 6 e indica le eventuali ulteriori misure necessarie. Posizione che sarà inviata a tutti gli enti istituzionali coinvolti con la nuova convocazione dalla Conferenza dei Servizi da convocare entro i 15 giorni successivi 

Nel frattempo il gestore AMI dovrà relazionare all’Autorità competente, tramite i Commissari straordinari, al  termine di ciascun mese di giugno, luglio, agosto, ed entro il 20 settembre in merito allo stato dei cantieri.

Il Gestore, entro e non oltre 30 giorni dalla data di pubblicazione del decreto ministeriale, deve, in ogni caso, adottare tutte le idonee misure tecnico gestionali per prevenire e mitigare la dispersione di polveri, tra cui anche sistemi di umidificazione delle tramogge secondo le indicazioni riportate in premessa e trasmette all’Autorità di Controllo la documentazione sull’ubicazione dei sistemi di umidificazione nonché delle idonee procedure gestionali per l’attivazione di tali sistemi, anche in relazione a particolari scenari ipotizzabili di condizioni meteorologiche.

Le nostre conclusioni

Vorremmo sommessamente ricordare che questo tipo di procedure, ovvero di aziende che chiedono al ministero dell’Ambiente deroghe per l’attuazione di prescrizioni ambientali presenti nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA), sono di ruotine e avvengono ogni mese da anni.

Nel caso di specie poi, la prescrizione n. 6 risulta attuata al 90%. Agli smemorati di oggi, vorremmo ricordare che il gruppo Riva affermava di aver provveduto alla copertura dei nastri nel periodo 2009-2011. E che all’epoca nessuno parlava o si indignava, se non pochi intimi.

Così come appare paradossale che politici dell’arco parlamentare e non, in queste ore dichiarino che queste prescrizioni dovevano essere attuate già nel 2015, quando sanno perfettamente che dal 2013 l’azienda fu commissariata e le risorse economiche che ricevette dallo Stato e dalle banche, servirono unicamente a pagare gli stipendi dei lavoratori e a mantenere in attività l’azienda. Con quali risorse economiche quindi si sarebbero dovute attuare le prescrizioni ambientali del Piano Ambientale del 2014, che spostava nel tempo l’attuazione di quelle contenute nel riesame AIA dell’ottobre 2012 che a loro volta rivedevano quelle della prima AIA concessa all’ex Ilva del gruppo Riva nell’agosto 2011?

Infine, segnaliamo un ultimo paradosso. Il Piano Ambientale del 2017 è dallo scorso maggio oggetto di un riesame chiesto dal Comune di Taranto ed avviato dal ministero dell’Ambiente: al momento si è conclusa solo la prima parte dell’attività. Dunque, prima si è chiesto ad ArcelorMittal di attuare il DPCM 2017 al momento della cessione in affitto degli impianti nel settembre 2018. Poi gli è stato chiesto di accettare un riesame dello stesso DPCM. Però allo stesso tempo si pretende che l’azienda attui nei tempi previsti quelle stesse prescrizioni che si vuol migliorare e ci si indigna se, a causa di una serie di vicissitudini, quella stessa azienda chiede, come previsto dalla legge, una deroga su prescrizioni la cui attuazione è stata per anni soltanto un miraggio.

Ma sicuramente siamo noi a non capire

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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