Operazione “Global pay”, 19 denunce in 7 regioni: una società a Taranto

 

pubblicato il 29 Maggio 2020, 13:52
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Le imprese, gestite da amministratori italiani e bengalesi, lavoravano nello stabilimento della più importante società di costruzioni navali di Ancona – risultata essere estranea ai fatti.

L’attività investigativa, svolta dalla Guardia di Finanza di Ancona in collaborazione con l’ispettorato del lavoro, si è protratta per oltre un anno ed è stata scandita da numerose perquisizioni, acquisizioni documentali, accertamenti bancari, patrimoniali e attività tecniche.

Il disegno criminale era quello di realizzare illeciti contributivi e fiscali a danno dei dipendenti delle sedici società coinvolte e dello Stato, per abbattere il reale costo del lavoro, in modo da poter offrire prezzi ribassati e fuori mercato alla società di costruzioni navali, al fine di ottenere l’aggiudicazione degli appalti, creando così anche un ingente danno alle imprese che agivano nel rispetto delle regole di mercato, le quali si trovavano così ad essere estromesse dagli affidamenti.

Le indagini dei finanzieri dipendenti dal Comando Provinciale di Ancona hanno consentito di rilevare l’imposizione, da parte del caporale ai lavoratori di “restituire” in contanti parte della retribuzione come fosse un vero e proprio “pizzo”. In particolare nell’ambito di una perquisizione domiciliare in Marghera (VE), presso l’abitazione del suddetto caporale bengalese, sono stati rinvenuti e sequestrati oltre 40mila euro in contanti. Analizzate anche decine di operazioni sospette ai fini valutari, costituite da spedizioni di denaro all’estero, prevalentemente in Bangladesh, mediante servizi di “money transfer” effettuate da parte di soggetti alle dipendenze del citato caporale;
In altre circostanze si approfittava dello stato di bisogno di lavoratori, in particolare di quelli bengalesi, alcuni dei quali alloggiati in condizioni di forte degrado abitativo, costretti a lavorare “sottopagati” per ottenere un contratto di lavoro indispensabile per il rinnovo del permesso di soggiorno.
La “paga globale”, imposta arbitrariamente dal datore di lavoro al di fuori dei limiti previsti dai contratti collettivi nazionali risultava quindi priva di tutte le indennità accessorie della retribuzione, il pagamento delle assenze per malattia, delle ferie, della tredicesima e del T.F.R.;
Inoltre si è accertato l’impiego di decine di dipendenti in orario notturno continuativamente per alcuni mesi, senza la corresponsione di alcuna delle indennità integrative previste dalla legge. In particolare, una società con sede in provincia di Taranto ha impiegato per oltre quattro anni numerosi operai in attività notturne di molatura degli scafi navali senza corrispondere alcuna indennità, conseguendo un indebito risparmio per oltre 160.000 euro. Sarebbe stata accertata anche l’emissione di false fatture emesse per circa 15 milioni di euro da parte di cinque società “cartiere” appositamente costituite al fine di compensare illecitamente i dovuti contributi previdenziali con l’imposta sul valore aggiunto a credito in realtà non spettante per complessivi 3.300.000 euro e allo scopo di abbattere il reddito da tassare. Stratagemma adottato da un sodalizio criminale di soggetti di origine campana, che avevano costituito una rete di società fittizie, intestate a vari “prestanome”, tra cui figuravano anche alcuni operai dipendenti extra-comunitari, costretti ad accettare la carica di amministratore pena il licenziamento. Queste società emettevano fatture false nei confronti di altre quattro imprese di cantieristica navale, ai medesimi riconducibili;
sono stati anche adottati artifici contabili atti ad abbassare illecitamente l’importo delle buste paga e quindi il correlato carico fiscale e previdenziale, quali: – il sistematico “sotto-inquadramento” dei lavoratori, con la conseguente corresponsione della paga sindacale minima; – la produzione di false lettere di contestazione per assenze ingiustificate in realtà mai avvenute, redatte per giustificare ulteriori indebite decurtazioni dalle buste paga dei lavoratori. Risulta frodato anche l’Inps a causa della corresponsione di emolumenti sotto forma di rimborsi per trasferte, in realtà non effettuate, in quanto non imponibili ai fini contributivi, con conseguente frode aggravata ai danni dell’INPS per 390.000 euro.
Riscontrate anche violazioni alla normativa in materia di sanità sui luoghi di lavoro, poiché alcune delle società controllate hanno omesso di sottoporre alla prescritta visita medica decine di lavoratori impiegati per lavori notturni e/o particolarmente insalubri.

Sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle indagini sul conto di tre soggetti – P.F. di anni 34, P.E. di anni 61 e P.G. di anni 37 – gestori di diritto e di fatto di una società con sede legale a Taranto ma operante esclusivamente a Ancona presso il predetto cantiere navale, veniva richiesto e ottenuto dalla Procura della Repubblica di Ancona il sequestro di disponibilità finanziarie sui conti correnti oltre che beni immobili fino alla concorrenza di circa 350.000 euro.

L’attività si è conclusa con la denuncia alla Procura della Repubblica di Ancona di diciannove persone di cui sei caporali, per svariati reati, tra cui “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, che nella forma aggravata è punibile con la reclusione fino a 12 anni, truffa aggravata ai danni dell’Inps frode fiscale mediante utilizzo di false fatture e indebita compensazione dei tributi e omessa vigilanza sanitaria dei dipendenti.

 

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