Lo Stato nell’ex Ilva: così parlò Gualtieri

 

Le inequivocabili e certe parole del ministro dell'Economia e delle Finanza durante la call conference di lunedì sul futuro dell'ex Ilva
pubblicato il 27 Maggio 2020, 18:05
6 mins

Quanto dichiarato ieri nell’informativa sulla siderurgia italiana alla Camera dei Deputati dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, è una parziale conferma delle intenzioni del governo sulla strategia da mettere in campo per il gruppo ex Ilva.

Patuanelli ha infatti definito un “passaggio obbligato” quello che vede il Governoaccompagnare, almeno parzialmente, l’impresa privata, il player industriale privato, con interventi di Stato a tutela della sicurezza dell’ambiente”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/26/ex-ilva-patuanelli-attendiamo-piano-intervento-stato-necessario/)

In realtà, a palesare in maniera chiara durante la call conference di lunedì tra esecutivo, azienda e organizzazioni sindacali, le intenzioni del governo è stato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri. Le cui dichiarazioni sono state riportate in minima parte dalle agenzie di stampa, citando fonti sindacali. Tanto da far dubitare alcuni sulle reali parole pronunciate dal ministro.

In realtà Gualtieri durante il suo breve intervento, che noi abbiamo potuto ascoltare, ha parlato molto chiaramente. Eccolo, riportato integralmente, il suo breve discorso di lunedì.

“La scelta non scontata dell’azienda di impegnarsi per rilanciare Ilva attraverso investimenti ambientali e per avere in Ilva il più avanzato green new deal acciaio di qualità a basse emissioni ed alti livelli produttivi, ci porta ad avere forte determinazione ad andare avanti su questa strada. A marzo è stato definito un piano, ma l’azienda ci ha chiesto 10 giorni di tempo per presentare il piano industriale: mi sembra una proroga ragionevole, non è così sorprendente come richiesta. Lo attendiamo così da poterlo discutere tutti insieme. Lo Stato è disponibile a coinvestire insieme a Mittal e ad intervenire direttamente per avere un’Ilva forte, che sia leader del mercato e che produca tanto, con i livelli occupazionali che conosciamo ovvero pari a 10.700 occupati e che lavori con investimenti molto significativi ai quali vogliamo concorrere direttamente e indirettamente per quanto riguarda il progetto Taranto. Stiamo lavorando affinché questo progetto abbia pieno titolo dentro anche le linee di lavoro dell’Ue. Per noi contano i fatti. Se Mittal vuole andare avanti dovrà presentare il piano, significherà che è pronta a proseguire su strada che abbiamo indicato, che prevede anche confronto con le organizzazioni sindacali. Questa è la via maestra sulla quale lavorare con impegno e determinazione ed esigendo il rispetto degli impegni. Non possiamo far finta che Covid non abbia avuto risvolti economici gravi ma allo stesso tempo non per questo si deve rimettere tutto in discussione. E’ bene riaggiornarsi sulla base di questo piano che attendiamo e confrontarci sulle diversità di vedute e timori o aspettative su questo progetto comune per rilanciare investimenti a Taranto con un forte aiuto dello Stato in una partnership pubblico-privato. Non trovo sufficienti elementi per abbadonare questa linea, ma penso che occorra impegnarsi tutti perché ciò avvenga, se ciò non sarà tutti si dovranno assumere fino in fondo le proprie responsabilità“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/27/ex-ilva-ecco-il-piano-industriale-del-governo-per-arcelormittal4/)

Dunque, c’è molto poco da interpretare. Quello che ancora oggi è poco chiaro, come abbiamo messo più volte in evidenza nei nostri articoli, è come si articolerà questo piano. E soprattutto che tipo di piano industriale e occupazionale ArcelorMittal potrà presentare entro il 5 giugno, se ad oggi non è ancora chiaro in che modo lo Stato entrerà nel capitale di AmInvestCO, la società veicolo con cui ArcelorMittal ha effettuato l’operazione Ilva.

Allo stesso modo non possiamo non evidenziare che le parole di Gualtieri disegnano uno scenario che al momento appare francamente lontano dalla realtà. Tutti gli attori coinvolti in questa vicenda, sanno da diversi anni che l’ex Ilva non potrà più ritornare su certi livelli produttivi (i famosi 8 milioni di cui parla il governo), né potrà più sostenere il peso di oltre diecimila occupati. Il siderurgico tarantino ha davanti a sé una strada obbligata, non sappiamo quanto lunga, che porta ad un ridimensionamento inevitabile della produzione e dei livelli occupazionali (da almeno un anno si sa che 5mila sono gli esuberi inevitabili, come gestirli e sostenerli sarà compito della politica, dell’azienda e dei sindacati), oltre che ad una diversificazione produttiva gigantesca (oltre alle decine di interventi previsti dal Piano Ambientale) per un sito da sempre abituato a produrre attraverso un ciclo integrale.

(leggi l’articolo sul piano industriale 2020-2024 di ArcelorMittal https://www.corriereditaranto.it/2019/12/04/2ex-ilva-il-nuovo-piano-industriale-di-arcelormittal/)

Tutto questo avrà dei costi enormi per le casse dell’azienda, in rosso perenne da 8 anni. E quindi anche per lo Stato (che negli anni, insieme alle banche, è intervenuto garantendo prestiti per svariate centinaia di milioni di euro) stando alle parole di Gualtieri e Patuanelli. Che tutto possa avvenire ed essere realizzato con ArcelorMittal, che però aveva firmato accordi su ben altre basi di discussione due anni addietro, o insieme ad altri partner privati, sarà tutto da vedere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/20/sullex-ilva-per-una-volta-dite-tutta-la-verita/)

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)