Taranto e il suo infinito ‘libro dei sogni’

 

Si parla tanto di cambio di rotta nel futuro della nostra terra. Eppure, quanti progetti abbiamo visto sparire nel corso dei decenni?
pubblicato il 25 Maggio 2020, 11:51
14 mins

Nella speranza che tutto questo possa davvero diventare realtà”. Così concludeva il report sull’ultima riunione del CIS Taranto il nostro Gianmario Leone (https://www.corriereditaranto.it/2020/05/22/cis-taranto-pioggia-di-milioni-sulla-citta-vecchia4/), commentando con una semplice riflessione il lavoro di Governo e Istituzioni territoriali per ridisegnare il futuro della città e del territorio e cambiarne perciò il volto negli anni a venire.
C’è tanto nel CIS: progetti, risorse, idee, lavori in corso. Con un indirizzo, accentuato dalla volontà del Governo, di dare un senso ai tanti annunci degli ultimi anni anche cambiando qualcosa in quello che può definirsi un vero e proprio cantiere. Insomma, una specie di business plain per il futuro di Taranto che non sia legato solo, come lo è finora, all’acciaio e, più in generale, alle grandi industrie. La crisi di Taranto è gravissima, dura da anni e l’attuale situazione emergenziale del Paese non aiuta. Però, il Governo vuol provarci: staremo a vedere.
Già, staremo a vedere. Perchè da troppi anni leggiamo di progetti talvolta fantasmagorici che alla fine si sono rivelati annunci, semplicemente fuffa. Negli anni abbiamo visto nascere e morire idee entusiasmanti, capaci di alimentare speranze. Ma spesso spessissimo solo illusioni.
Vogliamo ricordare qui, in modo piuttosto sintentico, alcune fra le grandi opere che hanno caratterizzato la storia degli ultimi 40-50 anni della nostra terra. Opere e idee che, se davvero portate sino in fondo, avrebbero cambiato volto ed economia alla città, al suo territorio. Certo, non è l’elenco rigoroso e cronologico delle tante promesse: ne abbiamo scelte alcune, ma sicuramente ne potremmo aggiungere tantissime altre. Non pretendiamo che questa nostra piccola escursione sia il Vangelo…

Strada Bradanico-Salentina

L’idea nacque addirittura con Regio Decreto datato 1937 e si tratta, per farla breve, di un complesso di strade extraurbane a quattro corsie che dovrebbero collegare Matera dall’innesto della Strada statale 655 Bradanica diretta verso Candela-Foggia a Lecce passando per Taranto. A metà del 2019 fu presentato un cronoprogramma stilato da Anas. L’infrastruttura sarebbe stata divisa in 3 interventi, ciascuno dei quali con una scansione procedurale e temporale, ben evidenziata. Primo intervento: Completamento funzionale della variante di S.Pancrazio Salentino (lotto 1-stralcio 2°) di cui si prevedeva progetto esecutivo entro dicembre 2019 ed appalto entro metà 2020; Secondo intervento: Completamento funzionale del tratto Taranto-Grottaglie e Manduria (lotto 3-stralci 2° e 3°) di cui si prevedeva progetto esecutivo ottobre 2019 e appalto entro inizio 2020; Terzo intervento: Realizzazione della variante agli abitati di Guagnano e Salice Salentino di cui si prevedeva progetto esecutivo entro marzo 2021 e appalto entro fine 2021.

Autostrada A14

La tratta da Bari a Taranto doveva essere parte di un più esteso progetto di un’autostrada lungo la costa ionica, da Bari a Sibari, che però non venne mai definito. I lavori ebbero inizio il 30 novembre 1971. La tratta venne aperta interamente nel 1975, in tre fasi: il 1º luglio si aprirono i primi 5,5 km da Bari nord a Bari sud, in parte affiancati da carreggiate complanari; il 12 settembre seguì il tratto da Bari sud a Gioia del Colle; e infine il 6 dicembre fu aperta l’ultima tratta da Gioia a Taranto. Anzi, fino a Massafra, visto che l’A14 si ferma ai piedi della cittadina ionica e il progetto ideale iniziale, cioè quello di arrivare sino al capoluogo, non fu mai realizzato.

Strada Regionale 8

Un progetto che ha oltre 30 anni e che prevede il collegamento diretto, per farla breve, tra il Ponte di Punta Penna verso Avetrana, passando attraverso la borgata di Talsano e poi altri Comuni della provincia ionica. Una sorta di tangenziale interna per favorire i collegamenti con la fascia costiera della litoranea orientale, strategica per lo sviluppo turistico dell’area. Negli anni in cui assessore regionale era la prof.ssa Barbanente, si pensò addirittura a rendere l’attuale litoranea una strada principalmente ciclabile, insomma di servizio, con parcheggi che si sviluppavano a ridosso della Regionale 8. Le ultime notizie risalgono ad aprile scorso, tra polemiche per il paventato dirottamento dei fondi stanziati verso altre idee della Regione Puglia (poi evitato) e l’approvazione del Ministero delle Infrastrutture della convenzione riguardante importanti interventi sulla viabilità extraurbana, tra cui gli interventi sul Terzo lotto della Tangenziale sud di Taranto (finanziamento pari a 50,7 milioni di euro): il cronoprogramma prevede l’apertura in esercizio delle opere tra la fine del 2024 e il 2025.

Ospedale San Raffaele-San Cataldo

La storia è doppia. Perchè si parte dall’accordo e successiva realizzazione del ‘San Raffaele’, costola del ben più noto centro d’eccellenza sanitaria milanese. Nel 2009, l’allora presidente della Regione Nichi Vendola, assieme all’allora sindaco Ippazio Stefàno, strinsero un accordo con don Luigi Verzè, il prete-imprenditore presidente della Fondaziona San Raffaele. Si sarebbe così realizzato una struttura sanitaria d’eccellenza a Taranto, al quartiere Paolo VI, con la supervisione della Fondazione (entro tre anni si promise all’epoca). Poi don Verzè e la Fondazione furono coinvolti in una pesante inchiesta giudiziaria e il progetto tarantino saltò. Qualche anno dopo, però, la giunta Vendola propose comunque la costruzione di un nuovo ospedale a Taranto, il San Cataldo: siamo nel 2014, ma ancora oggi non è stata posata neppure la prima pietra nell’area destinata (dalle parti dell’ex Auchan). E siamo nel 2020.

Invaso Pappadai

Un aiuto all’agricoltura? La soluzione per far fronte a periodi di siccita? Di certo uno degli sprechi più grandi della nostra regione. Parliamo della Diga Pappadai, dalle parti di Monteparano, un progetto di irrigazione fondato sull’accumulo di 20 milioni di metri cubi d’acqua proveniente dalla diga lucana di Montecotugno per dissetare popolazioni e campagne delle province di Brindisi Taranto e Lecce. E quindi la pioggia di finanziamenti sborsati da Cassa per il Mezzogiorno, Agensud, Ente irrigazione di Puglia Lucania e Irpinia, Ministero Agricoltura, Comunità Europea, Regione Puglia, Comitato interministeriale per la programmazione economica. Non esiste un rendiconto ufficiale e minuzioso dei soldi consumati. Oggi è un’oasi, per certi versi straordinaria anche se artificiale.

Risanamento della Città vecchia

Qui il discorso è complesso, ma cerchiamo di renderlo semplice. Il tutto nasce nel dicembre del 1968, quando l’allora sindaco Angelo Vincenzo Curci commissionò all’architetto Franco Blandino un piano particolareggiato per il risanamento e il restauro conservativo di Taranto vecchia: nasceva così il più conosciuto ‘Piano Blandino’. L’urbanista consegnò il lavoro nel 1969 e venne adottato nel 1971, due anni dopo fu approvato dalla Regione Puglia (costo intorno ai 35 miliardi di lire) e fu anche premiato a livello europeo come uno degli studi urbanistici più innovativi. Ancora oggi il ‘Piano Blandino’ rappresenta un punto di riferimento per capire la Città vecchia. Nel 1975 il crollo di Vico Reale, che purtroppo provocò alcune vittime, arrestò il processo avviato e poi negli anni successivi riavviato per alcune parti. Ma mai veramente completato, almeno per trequarti dell’iniziale progetto complessivo.

Piano Regolatore, oggi PUG

Qui affondiamo le radici addirittura a metà degli anni ’50. Leggiamo sul sito del Commissario per le bonifiche dell’area di Taranto: “La città di Taranto è dotata di un piano regolatore generale redatto nel 1954 (il Calza Bini – ndr) e modificato in forza della Variante Generale al P.R.G. (VGPRG), adottata con delibera di C.C. n. 324 del 9 settembre 1974, approvata dalla Regione Puglia con Decreto Presidenziale n. 421 del 20 marzo 1978 e, successivamente, adeguata alla L.R. (Puglia) 31 maggio 1980, n. 56. In seguito, il P.R.G. ha subito un’ulteriore modifica con variante generale destinata a Piano per gli Insediamenti Produttivi approvata con Delibera di Giunta Regionale n°1036 del 02/03/1990. Tale piano Regolatore ha visto nel diradamento edilizio e demografico l’unica soluzione al degrado ambientale del Borgo Antico. La realizzazione degli stabilimenti Italsider e la progressiva crescita demografica complessiva, hanno favorito la nascita della necessità di individuare nuovi borghi che, di fatto, andavano ammassandosi nella zona esterna all’antica cinta muraria, imponendo lo spostamento di molti nuclei familiari verso le nuove abitazioni del Borgo Nuovo, determinando lo spopolamento del’originario nucleo. A causa della particolare conformazione del territorio, il nucleo urbano che costituisce la città di Taranto si è sviluppato prevalentemente verso Sud-Est, a partire dalla striscia di terra che divide il Mar Piccolo dal Mar Grande, con la conseguenza di aver dato alla città una caratteristica forma ad imbuto”.
L’attuale Amministrazione comunale ha avviato tutte le procedure per un nuovo Piano Urbanistico Generale e da qui a qualche anno finalmente la città dovrebbe azzerare i decenni di ritardo semplicemente assurdo, che ha provocato guasti irreparabili allo sviluppo della città favorendo invece una urbanizzazione a dir poco selvaggia.

Gli altri ‘sogni’ mai realizzati o ridimensionati…

L’elenco, come già detto, è davvero lungo. Ma come non si può parlare, ad esempio, del porto, dell’aeroporto, di aree militari dismesse e poi restituite?
La querelle sul porto è sotto gli occhi di tutti, a prescindere da colpe e colpevoli. Oggi si guarda allo scalo ionico come un possibile volano di sviluppo dell’economia ionica finalmente scollegata dall’acciaio: anche qui, di grazia, quante volte abbiamo sentito la stessa solfa?
Per non parlare dell’aeroporto, che solo in qualche parte della sua vita ha visto atterrare e decollare voli passeggeri. Oggi è funzionale alla Boeing, che con l’immenso cargo Dreamlifter di tanto in tanto preleva i pezzi dei suoi nuovi aerei costruiti a Grottaglie. Per il resto, si collaudano i droni e la Regione Puglia lo ha destinato ai voli suborbitali, promettendo di tanto in tanto di riaprirlo ai voli di linea…
Le aree militari dismesse? Ricordate quando la Marina Militare voleva cedere l’Isola di San Paolo al Comune? Ebbene, privo di fondi (ma soprattutto un progetto serio e finanziabile…), il Comune rinunciò alla sua acquisizione. Della Stazione Torpediniere si è tornato a parlare in questi giorni all’interno del CIS, mentre resta ibrida la gestione degli impianti sportivi di via Cugini.

Ne volete qualcun altro? Il circuito ora abbandonato degli ipogei in Città vecchia. Oppure il recupero di Casa Paisiello, di cui si sono perse le tracce: confidiamo nell’essere smentiti, l’accetteremmo con grande entusiasmo.
E fermiamoci qui. Perchè di sogni ne abbiamo sentiti a iosa negli anni. La lista è lunghissima. Perchè ci sarebbe da aggiungere l’abbattimento delle vergognose Case parcheggio ai Tamburi, in piedi ‘temporanemente’ dal 1980. Oppure i terminal a Cimino e alla Croce, con quest’ultimo comprensivo di un’area archeologica ormai abbandonata. Oppure ancora, forse qualcuno lo ricorderà, il Parco della Musica sulle sponde del Mar Piccolo ai piedi del Ponte di Punta Penna.

Naturalmente, abbiamo omesso i progetti del Comune, che idealmente veicola con un messaggio chiaro: “Stiamo seminando”, sperando nel raccolto buono.
Insomma, siamo certi che in tanti di voi lettori potrebbero raccontarne di storie su questa nostra Taranto, su questa nostra splendida terra. Appunto, un grande libro dei sogni. Irrealizzati.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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