D’Agostino: “Spero di non ritrovarmi mai avversario del Taranto”

 

Intervista all'ex trequartista della squadra rossoblù, costretto a fine gennaio a trovarsi un altro ingaggio. "Nessun rancore, ma solo tanta riconoscenza verso la piazza tarantina".
pubblicato il 25 Maggio 2020, 10:19
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“Un saluto a chi ci faceva sentire sbagliati, spegneva sorrisi, fermava sogni, colpiva alle spalle, non ci siete riusciti”, una citazione trovata su internet (autrice, tale Chirasandra Trevisan) e pubblicata sul suo profilo Instagram qualche giorno fa ha generato il più classico dei clickbait sui soliti siti e dibattito, in un momento in cui c’è davvero poco da dibattere, tra i tifosi del Taranto FC 1927.

“Era una frase che ho trovato su internet, non è mia. Ci tengo a sottolineare che non avevo alcun sassolino dalle scarpe da togliermi. Era un modo per dire che ci sono, un modo per esprimere la mia soddisfazione per aver vinto lo scudetto con la mia squadra di club (Floriana FC, Malta) che era trent’anni che non lo vinceva e di essermi qualificato per il secondo turno dei preliminari di Champions” – afferma al telefono, proprio dalla sua casa in riva allo jonio Stefano D’Agostino, ex trequartista del Taranto, mandato via in tutta fretta il 26 gennaio scorso a pochi giorni dalla chiusura del mercato invernale, nonostante fosse, quasi all’unanimità, considerato un pilastro  del club rossoblù ( 41 gol in 70 gare, fascia di capitano, ndc).

Si è passati da “Taranto ti porto in C”, titolo nell’intervista rilasciataci nel novembre del 2019, alle dichiarazioni di circa due mesi dopo dell’allora diesse De Santis :”Giove si è sentito tradito da D’Agostino. D’Agostino non stava bene fisicamente. D’Agostino non era tatticamente inquadrabile nel progetto di squadra”.

Lui, il diretto interessato, mostra nelle sue parole di non portare rancore nei confronti di nessuno ed ha smesso da un pezzo di chiedersi come mai questa storia d’amore con il Taranto si è bruscamente interrotta.

“Ho sempre dimostrato il mio attaccamento alla maglia rossoblù. Io un problema tattico? I fatti parlano per me.  Se non ero adatto al modulo della squadra potevo essere ceduto in estate quando Palermo e Cerignola hanno fatto carte false per avermi. O addirittura a dicembre ma non a fine gennaio. Se fisicamente non stavo bene, non stavo bene nemmeno da settembre a dicembre quando ho comunque giocato e fatto gol. Il presidente Giove? Non l’ho mai più sentito. Sono profondamente dispiaciuto di questo. Mi è stata comunicata una decisione ed io con la morte nel cuore ho dovuto subirla. Sinceramente non so perché sono andato via da Taranto e non me lo sono nemmeno più chiesto. Sia chiaro non ho nessuna vendetta da prendermi e non ce l’ho con nessuno. Le testimonianze d’affetto che ho ricevuto e che tutt’ora ricevo dalla gente di Taranto bastano per farmi stare in pace con me stesso e in quei giorni mi hanno sicuramente aiutato ad attutire la grande amarezza.

L’ex tecnico Ragno in una intervista rilasciata al Corriere dello Sport – edizione Puglia, a proposito della sua esperienza a Taranto, tra le altre cose, ha dichiarato di aver avuto a disposizione una squadra tecnicamente molto forte ma che per vincere è necessario un gruppo unito, lasciando quindi dei dubbi sul fatto che il vostro lo fosse. Ha anche affermato che essendo lui un allenatore dotato di personalità, questo suo aspetto, avrebbe infastidito qualche calciatore della rosa che anziché pensare alla squadra, pensava a sé stesso, mal digerendo la panchina. Ti senti in qualche modo tirato in ballo?

Io non mi rivedo in alcuna di queste dichiarazioni. Sono sempre stato a disposizione dell’allenatore e dei compagni.  Posso dire che il gruppo era unito, andava sicuramente cementato, c’erano dei giocatori nuovi e solitamente ci vuole qualche mese per poter amalgamare le tante personalità che animano uno spogliatoio. Nessuno ha mai pensato a sé stesso ed ognuno di noi ha accettato le decisioni e le scelte del mister come è giusto che sia. Io con lui non ho avuto alcun tipo di problema. Con me in campo dal primo minuto mister Ragno ha vinto tre gare su tre. Poi ne ha vinta un’altra e perse quattro senza me nell’undici titolare. Non penso di esser stato un problema per lui o per la squadra.”

La scelta di provare un’esperienza in un campionato estero minore (Malta, ndc) da cosa è stata dettata? Dalla necessità di trovare comunque una squadra in extremis alla fine del mercato?

Avevo bisogno di cambiare aria completamente, di staccarmi in maniera decisa da qualsiasi cosa avesse un sia pur minimo riferimento all’esperienza che avevo fatto sino a qual momento. Non avrei retto mentalmente un’esperienza professionale vicino Taranto e di richieste per restare in zona, visto che avevo la famiglia con me, ne ho avute. Ringrazio il presidente del Floriana Gaucci ed il mister Potenza per avermi dato la possibilità di cimentarmi in un contesto differente. Ho  giocato 5 gare, tutte da titolare, ho fatto due reti e tre assist, mi sono sentito ancora un calciatore vero.

L’emergenza Covid ha messo in ginocchio le società dilettantistiche e creato grandi difficoltà economiche a quei giocatori che vivono dell’ingaggio promesso dai loro presidenti. Che pensi?

Il calcio dilettantistico è vissuto diversamente tra nord e sud. Al nord è un dopolavoro, un hobby, qui al sud invece è un lavoro. Sentire di amici e colleghi che non percepiscono soldi da febbraio e che se sono fortunati a trovare una squadra, di soldi se ne riparla a settembre mi dispiace. Ci sono dei padri di famiglia, persone che devono portare avanti la loro vita. Non siamo calciatori di serie A che, con i loro ingaggi milionari, possono anche permettersi quattro-cinque mesi di stop.  Io sono stato fortunato perché a Malta ci hanno praticamente pagato tutto l’ingaggio previsto.

Quale sarà il tuo futuro?

Sicuramente terrò in considerazione l’ipotesi di restare nel campionato maltese, mi sono trovato bene. Vediamo, però, cosa accade in Italia, come si riorganizza il calcio da noi.

Hai mai pensato all’eventualità di ritrovarti a giocare da avversario allo Iacovone?

E’ un’eventualità alla quale non voglio pensarci. Potrà accadere, lo metto anche in conto. Provo solo gratitudine nei confronti della gente di Taranto, non porto rancore per nessuno e non è escluso che le nostre strade in futuro si possano ritrovare in un contesto differente. Io avevo dichiarato che se non mi cacciavano non me ne sarei mai andato da Taranto. E’ una piazza che mi ha dato davvero tanto ed alla quale sarò per sempre riconoscente. Non girerò mai le spalle a livello sportivo a Taranto.

*credit foto Floriana FC – Francesco Paolo Occhinegro

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