ArcelorMittal, manifestazioni dei sindacati

 

Davanti alla direzione il sit in dell'USB. Proteste sotto la Prefettura di Fim, Fiom e Uilm
pubblicato il 22 Maggio 2020, 18:05
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La legge è uguale per tutti‘ e ‘L’Ilva ti licenzia e ti uccide‘: sono gli striscioni posti in bella vista davanti la direzione dello stabilimento ArcelorMittal dall’organizzazione sindacale Usb di Taranto che questa mattina ha tenuto un sit in di protesta con sciopero che si articolerà sulle 24 ore.
Il coordinatore provinciale Usb, Franco Rizzo: “Una manifestazione alla quale hanno preso parte dipendenti diretti di Am, lavoratori delle aziende dell’appalto e gli ex Ilva in Amministrazione Straordinaria. Ciascuno di questi è portatore di una storia di lavoro svilito, malato, privato della sua dignità. I dipendenti della multinazionale vengono licenziati senza un vero motivo valido e trovano i badge disattivati da un giorno all’altro; i lavoratori delle ditte dell’appalto vivono indirettamente le conseguenze del mancato pagamento degli arretrati alle aziende per le quali operano; gli ex Ilva in AS subiscono scelte arbitrarie nella scelta del criterio utilizzato per stilare le graduatorie e quindi per individuare le unità lavorative da assumere direttamente.

Il sit in dell’Usb davanti la direzione di ArcelorMittal

Al mancato rispetto per i diritti dei lavoratori si aggiunge quello mostrato nei confronti del sindacato, dal momento che la multinazionale non dialoga con le organizzazioni, e ancora quello nei confronti delle Istituzioni e della città, considerato che non rispetta gli impegni assunti nell’accordo col Governo né sul piano occupazionale, né su quello ambientale. Per tutte queste ragioni manifestiamo il nostro malcontento e riteniamo sia ormai giunto il momento di mandare via Arcelor Mittal e il suo ad Lucia Morselli dalla città da Taranto. Da qualunque parte la si veda, questa gestione è, per le varie ragioni elencate, un vero e proprio fallimento: il dramma economico si aggiunge a quello ambientale. Questo è ormai un dato di fatto, difficile da mettere in dubbio. Per questo oggi il primo passo da fare non può che essere quello dell’allontanamento del gruppo franco-indiano. Il Governo, subito dopo, dovrà mettere in sicurezza la fabbrica e aprire la discussione sulle alternative future per i lavoratori e per i loro figli. Per noi la strada è l’accordo di programma mirato a costruire un domani senza la grande industria”.
Un migliaio di lavoratori, sotto le bandiere dei sindacati di Fim, Fiom e Uilm, ha manifestato invece sotto la prefettura. “Questa mattina oltre mille lavoratori dell’Ex Ilva di Taranto sono in presidio sotto la Prefettura, a Genova 600 lavoratori si trovano davanti allo stabilimento, a Novi Ligure in sciopero ad oltranza dal 19 maggio, per chiedere un intervento del Governo per risolvere una situazione che di ora in ora sta degenerando e che rischia di far esplodere una bomba sociale, ambientale e industriale senza precedenti nella storia italiana. Siamo a un punto di non ritorno, c’è il forte rischio di non riuscire più a governare la rabbia dei lavoratori”. Lo ha dichiarato Rocco Palombella, segretario generale Uilm.
“Già dal luglio scorso – sottolinea il leader Uilm – con la decisione unilaterale di avviare la cassa integrazione per circa 1.300 lavoratori, la multinazionale ha lanciato il primo segnale inequivocabile di non voler continuare a gestire gli stabilimenti dell’ex Ilva. Ogni giorno che passa la situazione diventa sempre più grave, Governo non perda altro tempo“.
“ArcelorMIttal non ha nessun rispetto degli oltre 10mila lavoratori italiani – sottolinea il leader Uilm – delle comunità di Taranto, Genova, Novi Ligure, e strumentalizza in maniera vergognosa la pandemia per mettere in cassa integrazione 5mila persone e portare nel baratro il settore della siderurgia italiana”.
“Nell’incontro di lunedì – conclude – chiederemo ai Ministri Patuanelli e Catalfo di prendere atto che sia il l’accordo del 2018 che il contratto del 4 marzo scorso non verranno mai rispettati dalla multinazionale. A questo punto bisogna trovare immediatamente una soluzione, ovvero il ritorno della gestione nelle mani dello Stato per un periodo di tempo. Contemporaneamente si devono ricercare partner industriali solidi e credibili non solo dal punto di vista economico, con la voglia di rilanciare, risanare l’ambiente e ristrutturare gli stabilimenti salvaguardo tutti i livelli occupazionali e salariali”.

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