Vicenda Ferretti, Mancarelli (PD) contro D’Attis (FI)

 

pubblicato il 21 Maggio 2020, 16:05
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Dopo Mino Borraccino e Massimo Battista, anche il segretario provinciale del Partito Democratico Mancarelli interviene sulla vicenda Ferretti, e lo fa per ribattere alle affermazioni del deputato forzista Mauro D’Attis.

Eppur aprì bocca … sbagliando.
In questi anni il Porto di Taranto è stato destinatario di ingenti risorse e finanziamenti al fine di renderlo l’hub naturale e crocevia unico quale porta d’ingresso del Mediterraneo dall’Oriente.
Risorse e impegno che negli anni si sono tramutati anche nella stessa costituzione della agenzia per gli ex lavoratori portuali, voluta dai governi di centrosinistra, che ha garantito una transizione tranquilla ad oltre 500 lavoratori.
Oggi, il Porto di Taranto, con l’avvento di Ylport e con eventuali altri player, può davvero diventare ciò di cui abbiamo sempre sentito descrivere: nuovo volano di sviluppo per la Taranto del futuro.
Le intemerate del mai presente, su questo argomento, deputato paiono più rispondere alla esigenza di ribalta mediatica che di vero interessamento.
Infatti, per evitare tali scivoloni il deputato avrebbe potuto agevolmente chiedere ai sindacati o agli stessi operai, nonché alla Autorità di sistema Portuale le reali convergenze e prospettive in atto per il Porto di Taranto.
Nulla di tutto questo. Nulla.
Al contrario, si è sbandierata una preoccupazione davvero fuorviante forse con l’unico cruccio di penalizzare Taranto per avvantaggiare il proprio territorio di riferimento.
Caro D’Attis, la invitiamo sommessamente a studiare; ad approfondire.
Capirà dall’approfondimento che i veri ostacoli agli investimenti della Ferretti Group non vengono dalla proprietà cinese ma con ogni probabilità dalle procedure complesse e complicate derivanti da un’area ex Belleli che richiede interventi poderosi di bonifica e che le nostre normative rendono, purtroppo, farraginose.
Da parlamentare, allora, la invitiamo a spendere il proprio tempo utilmente e ad aiutarci a trovare soluzioni affinché le occasioni di sviluppo non si fermino davanti alla elefantiaca burocrazia italiana portando gli investitori nella vicina Grecia o Spagna e non certo a Brindisi.

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