Parco del Mar Piccolo, si discute sul perimetro

 

Il Comune vorrebbe un’area più ristretta rispetto alle previsioni della Regione. Si tenta la corsa per approvare l’istituzione prima delle regionali.
pubblicato il 21 Maggio 2020, 20:50
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Si cerca di dare l’accelerata decisiva per l’istituzione del Parco Regionale del Mar Piccolo. Questo, almeno, è quanto emerge dalla video-conferenza convocata dal consigliere regionale Gianni Liviano, promotore della legge per l’istituzione del parco stesso. In quest’occasione, l’assessore regionale alla Pianificazione Territoriale Alfonso Pisicchio e l’architetto Enrico Grifoni hanno avuto modo di precisare lo stato dell’arte e i nodi ancora da sciogliere.

Perimetrazione, due punti di vista a confronto

L’area del Parco secondo la proposta della Regione.

Principale nodo emerso in occasione della conferenza di servizi dello scorso 30 aprile è la presenza di differenti visioni circa l’estensione delle aree da inserire nel Parco (perimetrazione). La Regione, come ha precisato l’architetto Grifoni, ha predisposto uno schema di perimetrazione, che riportiamo accanto, estremamente esteso, che comprende pressoché tutta la costa del Mar Piccolo, ad eccezione dell’area prettamente cittadina (da Porta Napoli sino all’Arsenale), spingendosi verso est sino ad includere l’invaso del Pappadai, verso sud fino alla Salina Grande e verso nord-ovest sino a Statte.

Il Comune di Taranto, il 7 aprile, ha depositato una propria proposta di perimetrazione, ribadita con le osservazioni del 30 aprile. La proposta del Comune è radicalmente più ristretta rispetto a quella regionale. La nota a firma del sindaco Melucci e del dirigente della Direzione Ambiente Carmine Pisano propone, infatti, di stralciare dalla proposta di Parco tutte le aree appartenenti al demanio militare, in quanto «le aree vegetate presenti nei sedimi militari evidenziano […] alti livelli di urbanizzazione e, di conseguenza, uno scarso valore ecologico e naturalistico». In aggiunta a questo, «il Civico Ente ritiene poco probabile, se non impossibile, la possibilità di realizzare attività di programmazione all’interno di tali aree e/o di esercitare regimi vincolistici nell’ottica della tutela della biodiversità e della salvaguardia dei servizi ecosistemici».

A questa obiezione la Regione risponde, per bocca dell’assessore Pisicchio e dell’architetto Grifoni, che il Parco Regionale non va confuso con una riserva naturale, in quanto prevede diversi livelli di tutela, compatibili anche con aree urbanizzate.

Altro punto critico della proposta regionale, a giudizio del Comune, è l’eccessivo numero di Comuni coinvolti, che potrebbe rendere difficile l’attuazione degli obiettivi per cui il Parco si istituisce. Effettivamente anche l’assessore Pisicchio non ha avuto problemi nell’ammettere che la legge regionale sui parchi (la 19 del 1997) è obsoleta e che quelli sin qui istituiti hanno palesato più di un problema di gestione. Tuttavia, in Regione non sembrano disposti a sacrificare l’inclusione nel Parco dell’invaso del Pappadai.

Approvazione, potrebbe arrivare prima delle regionali

Alla fatidica domanda di Gianni Liviano «Si riuscirà ad approvare prima delle regionali, se queste si tenessero a settembre?» l’assessore Pisicchio risponde con un laconico «è tecnicamente possibile». Perché questo accada, però, è necessario che prima la Giunta, poi la Commissione competente e infine il Consiglio Regionale si pronuncino a favore della proposta di legge. In caso le elezioni si tenessero davvero a settembre, però, questi passaggi dovrebbero essere completati entro luglio, data probabile del decreto di indizione della consultazione elettorale. Diversamente, l’approvazione passerebbe in mano al nuovo Consiglio Regionale, con possibili (per non dire probabili) nuovi dilatamenti dei tempi.

 

Qui trovi tutti i documenti sull’istituzione del Parco.

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