Taranto vecchia: si risollevano le saracinesche, con quali prospettive?

 

pubblicato il 19 Maggio 2020, 16:38
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Anche in Città vecchia lunedì mattina è stata aria di ripresa. Diversi esercenti hanno riaperto le loro attività, con tanto entusiasmo di riprendere il percorso compiuto finora per il rilancio del centro storico ma anche con molti timori per gli effetti della prolungata chiusura, dai quali ci vorrà un bel po’ per riprendersi. A tal proposito abbiamo raccolto alcuni pareri in merito.

Paolo Cocco (Bar Falanto): “Alle 6 del mattino ho alzato la saracinesca e un quarto d’ora dopo sono giunti i primi clienti, contenti di poter essere serviti al bancone. Già il 2 maggio avevo ripreso a lavorare, con il servizio di asporto e a domicilio. Ma così è proprio un’altra cosa. Non ho avuto difficoltà nel far rispettare le nuove normative in vigore, riscontrando massima comprensione. Certo, gli incassi non sono di quelli che registravamo quando erano aperti, oltre agli uffici del Comune, l’università e il conservatorio. Soprattutto ci mancano le scolaresche in gita (molto folte in questo periodo) e i turisti: la nostra città, grazie ai social, sta conoscendo una certa notorietà un po’ ovunque. Durante il lockdown ho ricevuto telefonate di giovani del Nord Italia che hanno manifestato il desiderio di venire qui appena sarà possibile. Sono convinto che risaliremo la china e torneremo a far amare la città vecchia, anche più di prima. Intanto sarà anche necessario incontrarci con gli altri esercenti dell’Isola per mettere a punto un progetto finalizzato a convincere i tarantini… a passare il ponte”.

Aldo Lomonte (Pizzeria Vico): “Avevamo iniziato a lavorare il 18 febbraio, facendoci subito apprezzare da una clientela in crescita, grazie anche al passaparola di quanti erano soddisfatti del nostro servizio. Stavamo anche per avviare una campagna di pubblicità per farci conoscere ulteriormente, soprattutto in vista dei Riti della Settimana Santa, che richiamano in Città vecchia moltissimi visitatori. Poi, le misure restrittive in vigore dal 9 marzo ci hanno fatto abbassare la saracinesca. Saremo chiusi ancora qualche giorno, per adeguarci alle nuove normative, così da essere pronti per la ripartenza. Dovremo recuperare il terreno perduto, ma non possiamo piangerci addosso. La nostra clientela in tutto questo tempo c ha manifestato la sua vicinanza. Ce la faremo: siamo giovani e abbiamo stimoli ed energia sufficienti per farcela, soprattutto quando ci libereremo definitivamente da questo incubo. Taranto ripartirà alla grande se punterà sul turismo, soprattutto quando si renderà finalmente conto della grande attrattività dell’Isola”.

Gabriella Casabona (La Botteguccia): “Riapriremo ‘timidamente’ nei prossimi giorni, vedremo come va. Certo, occupandoci di articoli di artigianato e di souvenir, la nostra attenzione è rivolta ai flussi turistici, che in questo periodo ovviamente sono ridotti al minimo. Comunque sono ottimista, soprattutto in vista della riapertura delle frontiere dell’Unione Europea, prevista ad inizio giugno. Da quella data speriamo di rivedere i vicoli popolati di visitatori, come è avvenuto in tutti questi anni”.

Francesco Simonetti (Il Palio): “Il primo giugno inaugureremo le attività turistiche e sportive della sede estiva de “Il Palio”, vicino al castello aragonese. Già lunedì mattina abbiamo iniziato a risistemare spazi e attrezzature, adeguandoci alle nuove normative che assicureranno il rispetto della salute di quanti verranno a trovarci. E, pazienza se per far questo abbiamo dovuto diminuire il numero dei tavolini per il rispetto delle distanze di sicurezza. Per tutto ciò, anche se abbiamo dovuto sopportare un incremento dei costi per tutto questo non aumenteremo i prezzi. Relativamente alle attività sportive, se ulteriori disposizioni governative lo permetteranno, abbiamo in preparazione le due regate del “Palio di Taranto”, in programma nell’imminenza del ferragosto e la prima domenica di settembre, in occasione della festa della Stella Maris. Il tutto, aspettando gli aiuti economici promessi dal governo, che ci darebbero una boccata d’ossigeno, in quanto questi mesi di chiusura forzata ci hanno messi letteralmente in ginocchio”.

Irene Scialpi (Itaca): “Purtroppo la nostra attività artigianale nella sede di via Duomo non riaprirà i battenti, ma solo perché i locali servono al proprietario. È un vero peccato, non potrò più ammirare dal negozio le “mie” colonne doriche! In questi due anni di attività nel settore dell’arte e della cultura abbiamo conquistato tanti consensi. Molto in questo hanno inciso le performance dei nostri giovani artisti: nel loro impegno hanno dato davvero l’anima e consideravano ‘Itaca” come la loro casa, che oggi purtroppo perdono. Mi hanno commosso gli oltre cento messaggi di solidarietà ricevuti sulla mia pagina facebook (molti da parte di turisti), tutti dispiaciuti e che non vogliono che vada via. Speriamo comunque di continuare il nostro impegno fra i vicoli, magari nelle vicinanze. Noi infatti crediamo che l’Isola sia una vera risorsa per tutta la città e che abbia un grande futuro, anche se ci vorrà del tempo per riprendersi dagli effetti del lockdown”.

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