Discarica ‘Li Cicci’, bando per messa in sicurezza d’emergenza

 

Pubblicato dal Settore Area Tecnica Lavori Pubblici Manutenzione e Urbanistica Comune di Manduria. Con i fondi della Regione
pubblicato il 19 Maggio 2020, 21:48
15 mins

Il Settore Area Tecnica Lavori Pubblici Manutenzione e Urbanistica Comune di Manduria, lo scorso 15 maggio ha pubblicato il bando di gare denominato “Interventi per la bonifica di aree inquinate” – intervento di M.I.S.E. (messa in sicurezza di emergenza) della ex discarica “Li Cicci” Fase 1 – nel Comune di Manduria” . POR 2014-2020 AZIONE 6.2″.

L’importo di gara è pari a 480.323,9 di cui l’importo soggetto a ribasso è pari a 473.223,21, mentre l’importo non soggetto a ribasso è pari a 7.100,71 euro. Il criterio di aggiudicazione scelto è quell del prezzo più basso, mentre la data di scadenza bando è stata fissata al 04/06/2020, con la data della prima Sessione pubblica calendarizzata per il 09/06/2020 10.

Il finanziamento della Regione Puglia

Come si ricorderà, nel novembre 2018 arrivò il via libera definitivo allo stanziamento di 1 milione e 500mila euro proprio per la messa in sicurezza in emergenza del sito della ex discarica Li Cicci, attraverso il POR Puglia, Fondi FESR FES 2014-2020, Asse VI-Azione 6.2, come scrivemmo il 17 settembre 2018.

Nella conferenza dei servizi dello scorso 29 agosto, fu stabilita l’acquisizione della titolarità dell’impianto da parte dell’amministrazione comunale di Manduria, un passaggio atteso da oltre quattro anni, fondamentale per accedere al finanziamento previsto da apposito bando della Regione Puglia. Si tratterà della seconda messa in sicurezza dell’area, dopo che negli anni scorsi atti vandalici di natura non meglio precisata avevano distrutti i precedenti lavori effettuati.

Poi nell’aprile dello scorso anno la Giunta regionale, sulla base dell’istruttoria espletata dalla Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche, e confermata dal Direttore del Dipartimento Mobilità, Qualità urbana, Opere Pubbliche, Ecologia e Paesaggio, l’ing. Barbara Valenzano, deliberò un finanziamento generale di 20 milioni di euro, risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2014-2020 previste dal Patto per lo Sviluppo della Regione Puglia, area tematica “Ambiente“, per gli Interventi di gestione dei rifiuti urbani, chiusura e adeguamento delle discaricheai sensi del D.Lgs n.36/2003 al fine di prevenire o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente come previsto dalla Direttiva 1999/31/CE. Tra cui rientrava quello per la discarica Li Cicci.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/11/discariche-20-milioni-dalla-regione-anche-per-la-li-cicci-di-manduria/)

Le opere e gli interventi previsti

L’appalto ha per oggetto l’esecuzione di tutte le opere e provviste occorrenti per eseguire e dare completamente ultimati i lavori di “Intervento di “M.I.S.E. ex discarica comunale in località Li Cicci – FASE 1”, nel territorio comunale di Manduria (TA), consistenti in opere per la Messa in sicurezza di emergenza della ex discarica comunale in località Li Cicci. 

Con nota prot. Reg. nr. 0048760/2019 del 20/12/2019 il Comune di Manduria individuava i seguenti interventi prioritari per la messa in sicurezza di emergenza (MISE) della ex discarica in esame: 

ripristino telo ed opere correlate per la protezione dei cumuli;
ripristino di tutti i chiusini presenti nell’area (vasche di raccolta acque meteoriche, cavidotti, ecc.);
recinzione a cancelli di accesso. 

E precisava di non riportare nel presente progettazione i lavori di taglio dell’erba del sito (escluso i cumuli) e rimozione dei pneumatici presenti nell’area. 

Alla luce di ciò, le misure di prevenzione urgenti, che rientrano nella presente progettazione di MISE, sono le seguenti: 

estirpazione della vegetazione infestante presente sui cumuli rifiuti privi di telo (tale intervento si concentra sui soli cumuli rifiuti, in quanto con la suddetta nota Reg. nr. 0048760/2019 del 20/12/2019 il Comune di Manduria comunicava che erano già in corso, su iniziativa comunale, gli interventi di taglio dell’erba del sito – escluso i cumuli);

–  rimozione del masso in pietra, dei blocchi in cemento posti all’ingresso della ex discarica e dei rifiuti presenti;

rifacimento dell’impermeabilizzazione dei cumuli di rifiuti, mediante rivestimento dei cumuli con telo impermeabile ed ignifugo, previa idonea sagomatura e modellazione dei cumuli stessi;

–  ripristino di tutti i chiusini presenti nell’area, relativamente alle vasche di raccolta acque meteoriche e cavidotti posti lateralmente ai cumuli rifiuti;

realizzazione di recinzione e cancelli;

ripristino dei piezometri esistenti danneggiati e dell’impianto di estrazione del  percolato e di captazione del biogas.

Considerato l’elevato rischio del sito è stato prescritto all’amministrazione comunale del Comune di Manduria di garantire ad opera ultimata, un servizio di vigilanza in loco al fine di evitare il verificarsi di atti vandalici e saccheggiamenti alle opere realizzate e/o danni ambientali.

(leggi anche https://www.corriereditaranto.it/2018/11/21/regione-73-milioni-per-mise-aree-inquinate-anche-per-tamburi-e-discarica-li-cicci/)

Lo stato ambientale dell’area

Gli interventi sono finalizzati alla messa in sicurezza di un’area in stato di abbandono e degrado che veniva in passato utilizzata come discarica RSU (rifiuti solidi urbani). Gli interventi sono rivolti alla messa in sicurezza dell’area essenzialmente attraverso il rifacimento dell’incapsulamento dei rifiuti detto “capping”, allo stato attuale in gran parte assente e/o danneggiato, mediante la realizzazione di idoneo telo impermeabile ignifugo superficiale sui due corpi rifiuti. 

Nelle more della conclusione dell’iter approvativo delle attività di caratterizzazione e relativo modello concettuale definitivo ai sensi del D.lgs 152/2006, finalizzato alla bonifica dell’area oggetto dell’intervento dalla contaminazione delle matrici ambientali emersa dalle varie indagini effettuate, si è resto necessario, urgente ed indifferibile procedere alla messa in sicurezza di emergenza (MISE), mirata a mettere in atto gli interventi urgenti tesi a limitare e contenere il rischio di contaminazioni, la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione nonché impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente, tesi al superamento dello stato di degrado e di abbandono in cui attualmente versa il sito in esame. 

Nella fattispecie il presente progetto prevede interventi in situ, effettuati senza la movimentazione e rimozione del suolo/rifiuti, con lo scopo di impedire che le acque meteoriche possano continuare ad infiltrarsi nei rifiuti. È prevista la realizzazione di una impermeabilizzazione ignifuga della superficie interessata dall’abbanco dei rifiuti. Tale scelta ha lo scopo di separare definitivamente i rifiuti dall’ambiente superficiale, limitare l’infiltrazione di acqua dei rifiuti e controllare il rilascio di biogas nonché dotare la ex discarica di sistemi di protezione passiva in grado di ostacolare lo sviluppo di un incendio e limitarne gli eventuali danni mediante l’impiego di teli impermeabili ignifughi. L’area interessata dall’intervento di rivestimento dei corpi rifiuti con i nuovi teli impermeabili ed ignifughi è di circa 28.330 mq.

Il progetto prevede inoltre la messa in sicurezza in emergenza dell’area attraverso il compattamento delle superfici dei rifiuti per ottenere la volumetria adeguata.

(leggi tutti gli articoli sulla discarica Li Cicci https://www.corriereditaranto.it/?s=li+cicci&submit=Go)

Saranno, inoltre, realizzati ex novo due pozzi (piezometri) della profondità di 10 m ai limiti del cumulo 2, al fine di monitorare la presenza di acqua inquinata che, se presente, verrà periodicamente emunta e avviata a depurazione. È stato scelto l’incapsulamento mediante barriere fisiche (geomembrane) in grado creare sistemi di protezione passiva in grado di ostacolare lo sviluppo di un incendio nonché di impedire la migrazione dei contaminanti nel sottosuolo, essendo il miglior compromesso dal punto di vista dell’efficacia, della sicurezza del raggiungimento degli obiettivi di bonifica e dei costi.

Inoltre al fine di mitigare l’impatto ambientale lo strato esterno della geomembrana, a vista, dovrà essere di colore verde. 

L’obiettivo prioritario del presente progetto di messa in sicurezza di emergenza è isolare le fonti inquinanti dalle matrici ambientali circostanti e garantire un elevato livello di sicurezza per persone e ambiente. Non sono previsti altri progetti che in qualche modo possano interagire con il progetto di messa in sicurezza della ex discarica. 

La messa in sicurezza d’emergenza come: “Ogni intervento necessario ed urgente per rimuovere le fonti inquinanti, contenere la diffusione degli inquinanti e impedire il contatto con le fonti inquinanti presenti nel sito, in attesa degli interventi di bonifica e ripristino ambientale o degli interventi di messa in sicurezza permanente“. 

L’area messa in sicurezza sarà destinata ad un risanamento con opere a verde con lo scopo di valorizzare l’ambiente e minimizzare l’impatto visivo favorendo il reinserimento dell’area interessata dalla discarica in progetto in un contesto ambientale apprezzabile. 

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/11/19/discarica-li-cicci-ok-per-la-mise-dalla-regione2/)

Lo stato attuale della discarica

Nella documentazione pubblicata, è presente anche una descrizione della situazione in cui versa la discarica versa in avanzato stato di degrado ed abbandono, con una folta vegetazione spontanea, diffusa ed infestante nell’area in esame.

La discarica si sviluppa su un lotto di circa 4,22 ettari ed i cumuli di rifiuto occupano una superficie di circa 27.100 mq e risultano parzialmente copertura con telo tessuto in polietilene ad alta densità (HDPE). Il lotto è attualmente delimitato da una muratura con retrostante siepe in essenza arboree (cipressi), priva di recinzione e cancelli. 

All’interno della discarica si segnala la presenza di fabbricati (servizi, cabine elettriche) in avanzato di abbandono, con infissi divelti o assenti, privi di componenti impiantistici ed arredi/sanitari.

Il telo in HPDE dei cumuli rifiuto risulta in alcune parti bruciato, lacerato o assente, lasciando spazio in sommità ai cumuli di rifiuto alla vegetazione spontanea infestante. 

Il cumulo a Nord (cumulo 1) risulta quasi totalmente coperto da telo integro; sulla sommità si riscontrano n. 2 piezometri, n. 2 pozzi di captazione del biogas/percolato e torce danneggiati e privi di alcune parti che li costituiscono l’elemento e n. 2 pozzi di estrazione del percolato anch’essi danneggiati e privi di alcune parti.

(leggi la storia della discarica Li Cicci https://www.corriereditaranto.it/2016/05/26/discarica-li-cicci-18-milioni-di-euro-per-una-bonifica-attesa-da-20-anni/)

Il cumulo a Sud (cumulo 2) risulta quasi per la totalità privo di idoneo telo superficiale, in quanto assente, danneggiato o bruciato. Sulla sommità di tale cumulo si riscontrano n. 2 piezometri danneggiati privi di alcune parti costitutive, n. 3 pozzi di captazione del biogas/percolato e torce danneggiati e privi di alcune parti e n. 2 pozzi di estrazione del percolato anch’essi danneggiati e privi di alcuni parti che li costituiscono. In sommità ad entrambi i cumuli si riscontrano pneumatici diffusi, sacchi di zavorre aperti. Lungo la base dei due cumuli si sviluppa canale di scolo.

Il piezometro denominato P2 è privo del pozzetto protettivo alla sommità. Ai vertici dell’area di intervento vi sono tre pali di illuminazione con pannelli fotovoltaici visibilmente manomessi. Due pali presentano corpi illuminanti, non alimentati da rete elettrica in quanto assente. 

L’impianto antincendio allo stato attuale risulta sostanzialmente assente, in quanto privo dei componenti impiantistici, quali tubazioni, chiusini, gruppo pompe, idranti. Lungo la base dei due cumuli di rifiuto si riscontrano tubazioni aperte verticali, di colore grigio, che fuoriescono dal suolo visibilmente manomesse. 

L’area di intervento risulta priva di alimentazione elettrica, infatti le cabine elettriche presenti nell’area risultano prive di infissi, componenti impiantistici e di alimentazione elettrica. L’impianto elettrico allo stato attuale risulta sostanzialmente assente, privo dei componenti impiantistici, con quadri elettrici (in corrispondenza delle vasche dell’impianto I pioggia) aperti e visibilmente manomessi, con cavi elettrici assenti o a vista, tagliati e privi di linea elettrica. L’impianto di videosorveglianza risulta assente, privo di telecamere ed unità di registrazione, riproduzione e trasmissione dati. 

L’impianto di prima pioggia per acqua piovana è caratterizzato da n. 4 blocchi di vasche in c.a.v. interrate. L’impianto risulta visibilmente manomesso e danneggiato. Tutte le vasche interrate risultano prive di chiusini e con componenti, minuterie e pezzi speciali (tra cui valvole a galleggiante, elettropompa sommersa ecc.) assenti, o danneggiati o manomessi. Si riscontrano chiusini mancanti anche lungo cavidotti posti lateralmente ai cumuli rifiuti. 

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/09/17/2discarica-li-cicci-la-mise-costera-1-milione/)

Speriamo adesso che tutto proceda secondo crono programma, per iniziare a scrivere una nuova pagina per il versante orientale della nostra provincia.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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