Sindrome da teatro vuoto: sete di pubblico live

 

L'esibizione di Diodato all'Arena di Verona per l'Europe Shine a Light fa il paio con la tutti gli eventi a porte chiuse che riflettono un distanziamento sociale che mina il senso dello spettacolo ma al quale si pensa con tutte le cautele
pubblicato il 17 Maggio 2020, 12:54
5 mins

Non c’è niente da fare, l’Italia si distingue! La geniale idea dell’Arena di Verona per l’esibizione di Diodato alla rutilante show Europe Shine a Light ,che ha messo insieme 45 nazioni, è stata di una eleganza straordinaria, la prova tangibile che l’arte accompagna la storia dell’uomo da millenni, che la resistenza di certi monumenti è stato frutto di abili menti e mani, che quell’uomo solo, dalla presenza scenica catalizzante, con quella canzone e quella interpretazione che hanno un potere deflagrante, danno il segno di una identità italiana che si distingue.

Diodato e la sua ‘Fai rumore’ sono stati e sono la rappresentazione di questo momento storico e sociale, ormai riconosciuta a livello internazionale e, con buona probabilità, avrebbe vinto Eurovision Song Contest, se la gara si fosse potuta tenere

Diodato in Arena – Fai Rumore

È stata una serata incredibile che non dimenticheremo mai. 🇮🇹❤️

Pubblicato da Diodato Pagina Fan – Fanclub su Sabato 16 maggio 2020

Quest’anno ci siamo dovuti accontentare di una esibizione registrata e non partecipativa. Al di là del grande sforzo organizzativo chi ha decretato una buona riuscita della manifestazione, soprattutto perché, in ogni caso, sarebbe stata vissuta davanti allo schermo dalla maggior parte degli spettatori, il grande assente è stato l’applauso, la presenza viva del calore dell’esserci.

È stato detto che il teatro senza pubblico è un teatro a metà, per cui l’Arena vuota, per quanto suggestiva e riempita da una performance da brivido, ha confermato questo senso di distanza che sarà un peso che con lentezza ci scrolleremo di dosso.

E, con un salto chilometrico, la stessa sensazione si poteva percepire anche nella città di Diodato. Perché ieri, in una via d’Aquino pericolosamente gremita, si poteva ascoltare un concerto a porte chiuse proveniente dal teatro comunale Fusco.

Gli addetti ai lavori, con tutte le precauzioni del caso, lavoravano per dare una parvenza di normalità allo spettacolo, voluto dal  Teatro Opera Festival ed il Comune di Taranto, seguito in diretta la Cittadella la Radio, con la conduzione del direttore Gabriella Ressa e trasmessa anche sulla pagina Facebook del Teatro Comunale Fusco. La rassegna ha visto ieri l’esibizione di Ivana Padovano (mezzosoprano), Pantaleo Metta (tenore) e Paolo Cuccaro (pianoforte).

Senza incentivi economici aggiuntivi per gli operatori del teatro e con un impegno a titolo gratuito degli artisti, è tangibile la volontà di andare avanti. Certo il teatro non si ferma. Le condivisioni e i like sui social danno una grande spinta continuare ma è ingombrante l’assenza del pubblico, il silenzio del battimani.

Il direttore artistico Michelangelo Busco è in prima linea, fedele al suo ruolo, non molla la presa e lavora su tutti i fronti perché il teatro non sia solo il passato ma il presente ed il futuro, l’emblema della rinascita culturale che da un anno e mezzo è messo in campo, non solo simbolicamente.

La programmazione per la stagione autunno-inverno è quasi completata. Ma già quest’estate qualche piccola apertura per gli eventi all’aperto ci sarà anche a Taranto.

Quindi l’attenzione è puntata sulla sicurezza dal punto di vista sanitario, che sarà garantita, al vaglio ci sono diverse opportunità e nulla sarà lasciato al caso.

Le normative ci sono ed il teatro sarà riorganizzato sia per la parte riguardante il pubblico che per le produzioni che per il back stage. Nonostante il Fusco sia proprio nuovo è comunque con una nuova ottica che ci si approccerà, come in tutti i luoghi di aggregazione.

Le riflessioni sono tante e devono coniugarsi con nuovi stili di vita, ci si sta attrezzando in ogni settore affinché la gente si riappropri della normalità andata in stand-by ed anche il teatro sta lavorando per diventare una nuova opportunità.

Una problematica complessa che se nel pubblico ha un suo peso, nel privato ne ha uno specifico forse maggiore, perché non bisogna mai perdere di vista che la cultura è lavoro, è impresa, a vari livelli.

Ma questi ingranaggi da mettere a punto hanno un loro senso solo se a godere di ogni singolo sforzo c’è una presenza viva che, prima che si chiuda il sipario, ringrazi con un applauso chi è in scena e chi è dietro il palcoscenico.

 

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Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

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