ArcelorMittal, esposto Fiom a INPS e Ispettorato del Lavoro

 

La sigla ha riscontrato una serie di criticità nell’utilizzo dell’ammortizzatore sociale
pubblicato il 16 Maggio 2020, 18:29
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L’ultima decisione di ArcelorMittal di mettere in cassa integrazione un migliaio di lavoratori senza praticamente trattare con le organizzazioni sindacali, ha provocato non solo lo sdegno da parte di queste ultime ma ora anche un esposto a INPS e Ispettorato del Lavoro. A proporlo è la segreteria provinciale Fiom Cgil, con le firme di Giuseppe Romano e Francesco Brigati.

“In data 27 marzo Arcelor Mittal comunicava alle organizzazioni sindacali l’apertura della cassa integrazione ordinaria con causale “COVID 19 Nazionale”, ai sensi del D.L. n.18 del 17.03.2020 art.19 commi 1 e 2, in cui definiva un numero massimo di personale che riguardava, di fatto, tutta la forza lavoro per un totale di 8173.
L’azienda ha proceduto, entro i tre giorni previsti dal decreto legge, ad un’unica giornata di consultazione con le organizzazioni sindacali, il giorno 30.03.2020 alle ore 10.30, senza che ci fosse una reale volontà e/o possibilità, da parte della multinazionale, di raggiungere un accordo tra le parti.
Inoltre, in data 14 maggio 2020 Arcelor Mittal, a distanza di pochi giorni dalla ripartenza di alcuni impianti, ha comunicato alle organizzazioni sindacali il fermo degli stessi impianti senza una giusta causa e utilizzando impropriamente la cassa integrazione scaricando il costo del lavoro verso l’istituto previdenziale.
Infatti, la sospensione delle attività con la conseguente collocazione in cassa integrazione per ulteriori 1000 lavoratori non è avvenuta per motivi di ritiro degli ordini già esistenti, ma bensì per una volontà aziendale non ben precisata. Secondo una parziale ricostruzione da parte dell’azienda si tratta di una condizione momentanea legata ad un rallentamento delle stesse aziende che, a tutt’oggi, non hanno ritirato gli ordinativi precedentemente assunti. Arcelor Mittal, pertanto, avrebbe potuto continuare con le attività previste, con gli impianti da poco avviati, stoccando il prodotto richiesto per poi commerciarlo.
Inoltre, a seguito della comunicazione della fermata dei reparti, nello specifico il laminatoio a freddo e il treno lamiere, abbiamo riscontrato una serie di criticità nell’utilizzo dell’ammortizzatore sociale che di seguito riportiamo:

– Rotazione del personale. L’azienda ha selezionato il personale a cui inviare la lettera di collocazione in cassa integrazione, a data da destinarsi, nonostante ci fosse la possibilità di una rotazione equa tra i lavoratori. Infatti, in molti reparti di manutenzione e non solo, a parità di mansione, il personale può effettuare una rotazione così come avvenuto precedentemente.

– Modifiche su organico tecnologico e straordinario. Per tutti i lavoratori che effettuano la propria attività lavorativa a 21 turni viene stabilito un quoziente di rimpiazzo necessario a garantire ai lavoratori l’utilizzo di tutti gli istituti contrattuali e di legge, come ad esempio ferie, malattia, congedo parentale, Legge 104 ed etc., e ad impedire il lavoro straordinario. L’azienda nonostante le sollecitazioni delle organizzazioni sindacali ha collocato in cassa integrazione i lavoratori della squadra “disponibile” procurando una immotivata programmazione di lavoro straordinario in presenza dell’ammortizzatore sociale.

– Ferie. L’azienda ha comunicato, attraverso i propri preposti, che qualora il personale attualmente in forza lavoro  dovesse richiedere una giornata di ferie l’azienda automaticamente ha predisposto una giornata di cassa integrazione che incide, inoltre, sulla maturazione di chi usufruisce della legge 104.

Pertanto, riteniamo imprescindibile un immediato intervento da parte di INPS e dell’ Ispettorato Territoriale del Lavoro per impedire una serie di soprusi perpetrati dalla multinazionale. La Fiom Cgil sin da subito si rende disponibile a fornire ulteriori dettagli e/o approfondimenti che attestino quanto riportato all’interno dello stesso esposto”.

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