CIS: «Grande occasione, ma serve collaborazione»

 

Così il Sottosegretario Turco, che avverte: «Alcuni progetti tecnicamente irrealizzabili». E sull’Università di Taranto: «L’autonomia è nelle nostre mani».
pubblicato il 15 Maggio 2020, 18:36
10 mins

Conferenza stampa in Prefettura per il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mario Turco, che fa il punto sullo stato di avanzamento del CIS, il Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto che contiene il famoso miliardo di euro stanziato inizialmente dal Governo Renzi nel 2015 e poi passato di mano in mano fra gli esecutivi che si sono succeduti (clicca qui per i nostri articoli sul CIS, e leggi in particolare «CIS Taranto: tra nuovi progetti e strategie politiche», in cui anticipavamo molto di quanto leggerete di seguito).

«Bilancio finora negativo. C’è incapacità di spesa»

Dal 5 marzo il tavolo CIS è formalmente sotto la direzione proprio del sottosegretario Turco, che prima ancora di fare il punto sui singoli interventi ci tiene a tracciare un bilancio della gestione del Tavolo sinora e anche a togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

Prima il bilancio. Negativo.

Negativo perché c’è una cronica «incapacità di spesa». Si tratta di un concetto poco sottolineato. Per farla semplice, non è che i soldi non ci sono, è che non riusciamo a fare progetti adeguati per utilizzarli. La storia recente di Taranto è ricchissima di questi esempi.

Nello specifico del CIS, su 40 progetti, per una dotazione di un miliardo di euro, ne sono stati realizzati o almeno avviati appena dieci, per una somma spesa di 327 milioni di euro. Restano da spendere, dunque, oltre 700 milioni di euro.

Metodo di lavoro

Per risolvere questa situazione, rivendica Turco, si è cercato di cambiare metodo di lavoro, con convocazioni di incontri fra gli attori istituzionali ogni settimana. Ma soprattutto, avverte il Sottosegretario, alcuni interventi «anche annunciati in pompa magna sono ritenuti, per alcune criticità tecniche, irrealizzabili». Il che significa che dovranno essere riprogrammati o annullati. E si tratterebbe di addirittura il 25% delle risorse residue.

Collaborazione fra gli enti

All’analisi delle criticità Turco aggiunge un altro tassello, che fa del CIS Taranto un caso unico nel suo genere (e non in senso positivo): la presenza al tavolo di ben 15 stazioni appaltanti, ciascuna delle quali ha sviluppato un proprio metodo di lavoro per la realizzazione degli interventi, e ciascuna delle quali con proprie criticità. E qui arriva un altro sassolino: «non amiamo il chiacchiericcio, perché stiamo riscontrando […] che a seguito delle criticità che noi mettiamo sul tavolo a porte chiuse [Turco lo ripete due volte, con tono allusivo, ndr], ci troviamo poi di fronte ad una falsa realtà che viene rappresentata da alcuni altri soggetti su base territoriale». Ciascuno disegni come vuole l’identikit di questi soggetti.

Occasione irripetibile

E già che siamo in ambito, Turco ribatte anche alle accuse, più o meno velate, di voler perseguire ambizioni personali, sottolineando, piuttosto, l’occasione irripetibile per Taranto di avere un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (e con deleghe pesanti, aggiungiamo noi), oltre alle «attenzioni del Governo». «Utilizzatemi in maniera proficua – dichiara spavaldo il senatore – ma non mi fate fare chiacchiere e non mi fate perdere tempo». Dichiarazione perentoria che, azzardiamo, a molti non piacerà.

Cantiere Taranto, un decreto sospeso e l’Università da costruire

Alla domanda sullo stato dell’arte dell’ormai chimerico Cantiere Taranto, Turco risponde come segue.

Uno: con il nome “Cantiere Taranto” il governo identifica tutti gli interventi relativi alla città e al suo bacino geografico.

Due: il DL che porta questo nome (ne avevamo parlato qui) era pronto per essere approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 29 dicembre. Se ciò non è avvenuto, spiega/accusa Turco, è a causa dei malumori degli enti locali e anche di qualche parlamentare del territorio.

Tre: a causa di queste divisioni si è perso un treno. Il DL Cantiere Taranto, infatti, sarebbe dovuto slittare a dopo il Milleproroghe (gennaio), ma poi è intervenuta l’emergenza Covid che ha ridisegnato le priorità della politica.

Quattro: il testo è ancora sul tavolo, pronto per essere ridiscusso.

E a questo punto la domanda è d’obbligo: c’è ancora, in questo testo, la possibilità già letta in bozza di istituire l’Università degli Studi di Taranto?

La risposta è positiva. Ma occorre qualche precisazione. La possibilità di istituire un ateneo autonomo in riva allo Ionio è subordinata alla valutazione che l’ANVUR farà dopo i primi tre anni dall’attivazione del Corso di Laurea in Medicina. Corso, ricorda Turco, la cui gestione sarà in mano all’Università di Bari, da cui ci si attende tutto il supporto e l’impegno necessario, così come dagli altri due atenei pugliesi di Lecce e Foggia. Un auspicio, ma anche un mettere in guardia.

Medicina, si lavora per la sede

E a proposito di Medicina, il sottosegretario ricorda che mediante una lunga trattativa si è scesi, per il prezzo di acquisto dell’ex-Banca d’Italia, dagli iniziali 8 milioni a 5, con un tentativo in corso di limare un altro mezzo milione. I fondi, ricorda, sono stati reperiti anche riprogrammando gli interventi di riqualificazione di tre palazzi storici in Città Vecchia in capo al Comune di Taranto (qui il commento dell’assessore Occhinegro). Riprogrammazione che, si lascia sfuggire Turco, sarebbe stata comunque necessaria per realizzare il progetto. Che fosse uno di quegli interventi «tecnicamente irrealizzabili» di cui sopra?

Già che si parla di sedi, si sta cercando quella per il Tecnopolo del Mediterraneo, dopo che si è scartato Palazzo Frisini in quanto i tempi della riqualificazione non sarebbero stati compatibili con la necessità di una sede operativa entro il prossimo anno.

Gli altri progetti per il tessuto produttivo, dal Porto ad Agromed

Numerosi gli altri temi sul tavolo, come ovvio, su cui ci limitiamo ad una rapida carrellata, rinviandovi ad altri nostri articoli per approfondire.

Primo, il porto. Un’infrastruttura, denuncia il senatore, ancora non messa in condizione di dare il meglio di sé, in maniera particolare per l’assenza di un laboratorio di analisi merceologiche che impone di rivolgersi a Bari o altrove. Una carenza a cui si sta cercando di porre rimedio.

Secondo, la cantieristica. Un settore su cui qualcosa si muove, con il ritorno sul territorio di numerose commesse di Fincantieri. Un movimento che, afferma Turco, garantirà nei prossimi 4-5 anni importanti ricadute occupazionali in Arsenale, a beneficio dei dipendenti ora in cassa integrazione o comunque beneficiari di ammortizzatori sociali.

Terzo, Agromed, di cui vi abbiamo abbondantemente parlato negli ultimi giorni (leggi in particolare qui per una sintesi delle vicende storiche e qui per gli ultimissimi sviluppi). Sul tema, e sull’intenzione del Governo di realizzare questo progetto produttivo nel sito ex-Miroglio di Castellaneta, garantendo così anche la risoluzione di una vertenza occupazionale ormai ultradecennale, il Sottosegretario Turco si è mostrato estremamente fiducioso, quasi sicuro che martedì ci sarà la firma dell’accordo di programma necessario all’avvio della fase 2 del progetto (un passaggio, per espressa previsione della delibera CIPE firmata dallo stesso Turco, che dovrà concludersi entro il 30 maggio). In caso ciò non fosse possibile, però, già altri due siti del versante opposto della provincia si sono candidati ad ospitare il progetto.

Una chance da non perdere

In conclusione, che cosa traspare dalle parole di Mario Turco? Di sicuro la volontà di spendere bene e per intero i fondi a disposizione. Auspicio forse banale, ma è comunque positivo che ci sia attenzione sul tema. Ma anche un clima non propriamente idilliaco per quanto riguarda i rapporti tra i moltissimi enti coinvolti. L’unità di intenti, però, si dovrà trovare (quali che siano le ragioni delle parti in causa, dagli enti locali alla Presidenza del Consiglio). Fra qualche anno potremmo ricordare questo come il momento della rinascita di Taranto o come l’ennesima (e la più grande) occasione perduta. Le nostre istituzioni saranno all’altezza della sfida?

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