ArcelorMittal, altri 1.000 in cassa integrazione

 

La reazione dei sindacati alla decisione dell'azienda: ora si chiede l'intervento urgente del Governo
pubblicato il 15 Maggio 2020, 11:49
9 mins

S’inaspriscono i rapporti tra ArcelorMittal e i sindacati. Ieri sera, secondo quanto riferiscono i sindacati, senza preavviso l’azienda ha comunicato ai lavoratori l’avvio di cassa integrazione, a quanto sembra, di circa un migliaio di essi.
Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl: “A Taranto in ArcelorMittal accade tutto e il contrario di tutto. Vige un clima di approssimazione. Mentre l’azienda nel corso dell’incontro con le organizzazioni sindacali comunica blocchi e rinvii di ripartenze impianti, a distanza di poche ore informa telefonicamente i lavoratori di altri reparti circa lo stop di altre attività, ponendo gli stessi in Cassa integrazione già dall’odierno terzo turno (ieri – ndr). In particolare le comunicazioni dell’ultim’ora stanno interessando i lavoratori di diversi reparti: Officina elettrica Ofe Mel (centrale e manutenzioni), riparazione mezzi industriali Ril, magazzini di area, recupero materiali ferrosi Irf, Laminatoio a freddo Laf Cpa, manutenzione treno nastri n.2, decatreno. Situazione paradossale che evidenzia ancora una volta l’assenza di corrette relazioni industriali in un contesto di vera superficialità e dilettantismo. Questioni che in questi minuti stiamo approfondendo con le nostre Rsu all’interno della fabbrica, per meglio comprendere la gravità di questo atteggiamento aziendale senza precedenti. Nelle prossime ore vi daremo un quadro più dettagliato delle contraddizioni rilevate. Nel frattempo, ci limitiamo a dire che non si possono fermare impianti con la sola scusante di non avere lo spazio necessario per accatastare la merce. Per noi alla base di tutto c’è dell’altro e vogliamo capirlo. Al riguardo chiediamo un intervento da parte del Governo che non può rimanere spettatore impassibile di una situazione emergenziale, acuitasi rapidamente negli ultimi tempi anche per via di una totale assenza dal parte del Ministero competente. Al ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli chiediamo di chiarire quanto sta accadendo e, soprattutto, se l’ex Ilva ora ArcelorMittal sia ancora tra le priorità nella agenda di questo governo. Tutti i lavoratori pretendono chiarezza”.
Francesco Brigati, coordinatore Fiom Cgil: “In queste ore Arcelor Mittal, in maniera del tutto piratesca e provocatoria, sta inviando, attraverso il proprio portale digitale, le lettere di collocazione in cassa integrazione con causale covid-19 per ulteriori circa 1000 lavoratori. Tale scelta avviene senza il coinvolgimento del sindacato nonostante oggi (ieri – ndr) ci sia stato un incontro tra organizzazioni sindacali e multinazionale per comunicare la fermata di alcuni impianti. Inoltre, le stesse fermate non hanno una chiara motivazione se non quella di suscitare l’ira dei sindacati e dei lavoratori stanchi di subire ricatti da un’azienda che continua, nel suo braccio di ferro con il governo, a dettare l’agenda sul futuro ambientale, occupazionale e produttivo di Taranto e dell’intero Paese. Infatti, in merito a quanto comunicato da Arcelor Mittal alle organizzazioni sindacali sulla fermata di alcuni impianti dell’area a freddo, tra questi il  laminatoio a freddo e il treno lamiere, riteniamo che non sia possibile come tutti gli ordini, precedentemente acquisiti dalla multinazionale, abbiano subito dei rallentamenti da parte delle aziende interessate. Nello specifico gli ordini che al momento non risultano essere sospesi provengono da aziende diverse tra loro così come diversi sono i prodotti  venduti. Inoltre, se gli ordini non sono stati sospesi ma ‘rallentati’, così come comunicato dall’azienda durante l’incontro odierno, non è per nulla sostenibile dal punto di vista economico avviare gli impianti e poi fermarli senza un valido motivo. Il Governo deve immediatamente convocare le parti affinché si possa affrontare seriamente il ruolo di strategicità del sito di Taranto e deve farlo prima che sia troppo tardi. Il fatto che in serata arrivino lettere di collocazione in cassa a circa il 90% del totale della manutenzione centrale con ulteriore ridimensionamento delle manutenzioni meccaniche ed elettriche di reparto segnalano, di fatto, un graduale abbandono della multinazionale. Un abbandono e/o un possibile tentativo  di ridiscutere quanto sottoscritto  nel contratto dello scorso marzo con Ilva in As non deve ricadere sulla sicurezza dei lavoratori, sull’ ambiente e sulla salvaguardia impiantistica.  Una multinazionale non può continuare a dettare l’agenda politica, il governo deve intervenire senza indugi e cambiare definitivamente rotta”.
Franco Rizzo, coordinatore provinciale USB: “Arcelor Mittal ferma gli impianti e riduce il numero dei lavoratori in azienda. Informati nel pomeriggio i sindacati. In serata altre comunicazioni ai lavoratori fatte per telefono. Gestione arrogante e strafottente. Chiediamo incontro urgente al Governo. Da oggi una riduzione della produzione nello stabilimento siderurgico con la fermata di diversi impianti: PLA dal 17 maggio, Decapaggio da oggi, Decatreno da sabato, Zincatura 2 non ripartirà come previsto il 18 maggio, per Tna2, al
momento fermo per manutenzione, Arcelor Mittal darà ulteriori comunicazioni. Arcelor Mittal ferma dunque alcuni impianti e riduce il numero dei lavoratori in azienda con ripercussioni per la sicurezza e per l’ambiente, portando il numero delle unità lavorative al di sotto di quel limite che aveva in precedenza definito invalicabile. Dunque fa oggi quello che avevamo chiesto nel recentissimo passato per ridurre il piú possibile il contagio da Covid-19: limita le presenze in azienda senza specificarne i motivi. E’ chiaro che un simile atteggiamento genera il pericolo di disordini all’interno dello stabilimento in un momento già di per sé complicato. Dopo la comunicazione ufficiale fatta ai sindacati nel pomeriggio, in serata l’azienda, con modalità peraltro anomale (con telefonate), ha informato altri lavoratori della decisione di tenerli a casa. A questa azienda si concede ogni cosa, dice tutto e poi il contrario senza che nessuno lo faccia notare e pesare. Altro chiaro esempio di ciò: per quel che riguarda la produzione di ghisa, Pascucci, direttore dello stabilimento e Ferrucci, capo del personale, meno di un mese fa, hanno dichiarato, alla presenza del Prefetto, che 8.500 tonnellate rappresentavano il livello minimo per garantire la sicurezza degli impianti; allora non si comprende come oggi si possa essere sotto le 7.500 tonnellate al giorno. Inoltre continua a crescere il numero dei licenziati, anche negli ultimi tempi diversi lavoratori hanno ricevuto la comunicazione da parte
dell’azienda che tra l’altro adduce futili motivi; alto anche il numero dei cassintegrati. Da qui si deduce la strafottenza della Morselli e degli altri dirigenti, che sono la coerente espressione di un’azienda che, a nostro avviso, non ha alcuna intenzione di onorare gli impegni presi col Governo, che ancora non paga le ditte dell’appalto e che continua in ogni modo a dettare legge, non rispettando neanche le Istituzioni. L’atteggiamento dell’amministratore delegato di Arcelor Mittal Lucia Morselli sembra quello di chi è fuggito … (non pubblicabile – ndr) per il comportamento che assume nei confronti dei lavoratori e della città tutta. Alla luce di tutto ciò, chiediamo al Governo un incontro urgentissimo. Via da Taranto la Morselli e Mittal”.

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