Il progetto Agromed a Castellaneta: soluzione lontana

 

pubblicato il 14 Maggio 2020, 21:35
5 mins

Nessun passo in avanti rispetto alle riunioni precedenti, con il concreto rischio di dover rivedere l’intero progetto. Ma con l’impregno di rivedersi a stretto giro per provare a trovare un’intesa tra le parti, che ad oggi appare francamente un miraggio. E’ la conclusione, che avevamo anticipato ieri, della call conference convocata dal ministero dello Sviluppo economico, per fare il punto della situazione sul progetto Agromed che si vorrebbe realizzare presso lo stabilimento ex Miroglio di Castellaneta.

Presenti all’incontro i tecnici del MiSE, la Task force regionale per l’occupazione, la Società Agromed S.r.l. Societa’ Benefit. ed i sindacati generali Cgil, Cisl e Uil e le relative organizzazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.

In realtà la vicenda si era già impantanata dopo le ultime due riunioni, lo scorso 23 aprile convocata dalla Prefettura mentre il 30 aprile dalla Task Force regionale per l’occupazione, sempre in call conference.

Anche quest’oggi le parti hanno ribadito le posizioni di partenza. Agromed, controllata al 100% dalla Camera di Commercio e che ha un capitale sociale interamente versato pari ad euro 75.000,00, era rappresentata dal presidente dell’ente camerale l’ing. Sportelli e dal vice Vincenzo Cesareo (che è anche presidente del cda di Agromed). La società ha ribadito l’assoluta necessità di ottenere la proprietà, a titolo gratutio, del sito ex Miroglio di Castellaneta per fare impresa e immettersi sul mercato. Confermata l’assunzione di non più di 20 lavoratori dal bacino dei 58 ex dipendenti dell’impresa tessile piemontese, senza ammortizzatori sociali dal 2016 e senza un lavoro dal 2004, anno di chiusura del sito.

I sindacati generali e di categoria hanno fatto nuovamente presente che l’immobile è di proprietà dei lavoratori (per scelta dell’azienda piemontese quando lasciò la provincia ionica), ma soprattutto che il futuro di quel capannone è vincolato alla riassunzione a tempo indeterminato degli ex miroglini. E che la vertenza, come già sostenuto da Leo Caroli, responsabile della Task Force regionale per l’occupazione nella riunione dello scorso 30 aprile, deve seguire lo stesso iter intrapreso anni addietro per la ricollocazione e la riconversione economica del sito ex Miroglio di Ginosa. Per la vertenza è unica e non può essere scissa. Del resto, qualora parte il secondo progetto della società Logistic & Trade su Ginosa, una parte dei lavoratori di Castellaneta sarebbe qui assorbita come previsto dagli accordi.

Inoltre, i sindacati hanno chiesto garanzie sul piano industriale che al momento non poggia su basi solide e chiare. Visto che ancora non è chiaro quali attività dovrebbero svolgere i lavoratori ex Miroglio (inoltre per i lavoratori non assunti i sindacati hanno giustamente chiesto l’avvio di ammortizzatori sociali di accompagnamento in vista di una futura ricollocazione). E che comunque ci vorrebbe almeno un anno di monitoraggio prima di prendere in considerazione l’ipotesi di concedere alla società Agromed la proprietà del capannone. Tempi che non collimano con quelli della società e della fase 2 del progetto, che trova intendimento in una delibera del CIS approvata due settimane fa, secondo cui l’accordo quadro sull’occupazione tra la società benefit Agromed e i sindacati dovrà essere raggiunto entro il 31 maggio: altrimenti il progetto si realizzerà in un’altra struttura. Come ha confermato il sottosegreatario con delega al CIPE, il senatore Mario Turco.

A quel punto la Task Force regionale ha provato una prima mediazione tra le parti, chiedendo alla società un impegno per l’assunzione immediata di 28 lavoratori, per poi arrivare almeno a quota 30 unità in una fase successiva del progetto. Il presidente della Camera di Commercio, l’ing. Sportelli ha dichiarato che non c’è alcun bisogno di avere dubbi sull’operazione, perché la garanzia della serietà della stessa risiede nel fatto che la Camera di Commercio è un ente autonomo di diritto pubblico e che l’intero progetto è sotto il controllo dello Stato tramite le delibere CIPE e il tavolo del CIS. Garanzie importanti certo, ma che ovviamente non possono bastare se legate ad una vertenza che si trascina da tantissimi anni.

La prossima settimana, o forse già domani nella riunione del CIS, ne sapremo di più.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/13/il-progetto-agromed-allo-snodo-decisivo/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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