Il progetto Agromed allo snodo decisivo

 

Domani call conference convocata dal MiSE: si cerca un improbabile accordo quadro sull'occupazione tra la società e i sindacati
pubblicato il 13 Maggio 2020, 22:05
13 mins

Se il progetto Agromed sarà realizzato presso lo stabilimento ex Miroglio di Castellaneta, lo si saprà probabilmente domani. Alle 14 è infatti stata convocata dal ministero dello Sviluppo economico una call conference per fare il punto della situazione. Che sembra essersi impantanata dopo le ultime due riunioni, lo scorso 23 aprile convocata dalla Prefettura mentre il 30 aprile dalla Task Force regionale per l’occupazione, sempre in call conference.

Senza ritornare sulle vicende legate alla riesumazione del progetto dopo quasi 20 anni di oblio, di cui abbiamo scritto abbondantemente nelle ultime settimane, veniamo alla stringente attualità. Che parla di una confronto tra le parti in causa, che sino ad oggi non ha ancora imboccato la strada giusta.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/10/22agromed-e-distrpark-riconversione-economica-o-interessi-di-bottega3/)

Da un lato infatti c’è il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Programmazione Economica e agli investimenti, senatore Mario Turco, che grazie alla delega al CIPE ottenuta nello scorso autunno, attraverso la delibera CIPE del 20 dicembre scorso che ha modificato la precedente delibera n. 155 del 2000, nella parte relativa al progetto in questione, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso aprile subito dopo l’approvazione da parte dei Corte dei Conti, ha recuperato gli 11 miloni di euro destinati ad Agromed (in origine erano 9,281 diventati 11,126 grazie alla maturazione degli interessi bancari, i soldi sono infatti depositati su un conto corrente della Banca di Taranto). Un’operazione denominata fase 1 del progetto dallo stesso Turco.

Co-autrice dell’operazione è la Camera di Commercio di Taranto, del presidente Sportelli e del vice Cesareo (che è anche presidente del cda di Agromed), che dopo l’uscita dalla società del Comune di Taranto ( il 10 maggio 2016) e della Provincia ( il 9 febbraio 2018), detiene il 100% del capitale sociale della società Agromed S.c.a.r.l. (Società consortile a responsabilità limitata), che lo scorso anno è stata trasformata in Società Agromed S.r.l. Societa’ Benefit.

Come anticipato già in precedenti articoli, dopo una ricognizione sul territorio provinciale attraverso l’ASI, la scelta della sede adatta per sviluppare il progetto Agromed è ricaduta sul capannone dell’ex Miroglio di Castellaneta, chiuso dal 2004. Il problema principale, che forse non è stato inizialmente tenuto in debita considerazione, è che non solo quell’immobile è di proprietà dei lavoratori (per scelta dell’azienda piemontese quando lasciò la provincia ionica), ma soprattutto che il futuro di quel capannone è vincolato alla riassunzione a tempo indeterminato dei quasi 60 ex miroglini, da anni senza ammortizzatori sociali e in attesa di una nuova prospettiva lavorativa.

La stessa Task Force regionale infatti, nella riunione dello scorso 30 aprile ha fatto presente ai rappresentanti della Camera di Commercio e di Agromed che l’iter da seguire deve essere lo stesso utilizzato per la riconversione industriale e la ricollocazione dei lavoratori avvenuta per lo stabilimento ex Miroglio di Ginosa. Ciò significa, in termini pratici, che ci vorrebbe almeno un anno di monitoraggio sul progetto prima di avviare l’eventuale cessione della proprietà dell’immobile ad Agromed: eventualità che invece non ha trovato affatto concorde la società che vorrebbe subito entrare in possesso dell’immobile. Un concetto ribadito ultimamente anche dal sottosegretario Turco per quanto riguarda i vari progetti del CIS Taranto, contenitore nel quale Agromed è stato inglobato: per dare esecuzione effettiva ai vari progetti, c’è bisogno di ottenere subito la proprietà e il possesso degli immobili individuati per il loro sviluppo.

I tempi e i numeri non ci sono nemmeno per quanto concerne l‘eventuale intesa tra la società e le organizzazioni sindacali, per quanto concerne la ricollocazione e riassunzione degli ex miroglini, che sono esattamente 58. Secondo la fase 2 del progetto, che trova intendimento in una delibera del CIS approvata due settimane fa, l’accordo quadro sull’occupazione tra la società benefit Agromed e i sindacati dovrà essere raggiunto entro il 31 maggio: altrimenti il progetto si realizzerà in un’altra struttura. Inoltre, nel piano industriale presentato dalla società, la ricollocazione riguarderebbe soltanto 20 unità lavorative (Turco avrebbe ulterioremente alzato l’asticella a quota 31 da raggiungere però secondo il piano industriale entro il 2027) nei tre settori cardine del progetto (nel settore prodotti ortofrutticoli, in quello della IV gamma e della logistica): troppo pochi rispetto ai 58 che dal 2016 sono anche senza ammortizzatori sociali.

Il piano industriale presentato nella riunione dello scorso 30 aprile dice ancora troppo poco per sperare in un accordo tra le parti. Così come appare impensabile giungere all’approvazione del definitivo piano industriale entro il prossimo 31 luglio e avviare così l’investimento, com’è nei piani della società. Che ha fissato l’avvio dell’impianto produttivo ad ottobre 2021. Progetto che lo ricordiamo, ha come obiettivo la “realizzazione di una nuova unità produttiva” per lo svolgimento delle attività di “logistica”, di lavorazione e trasformazione dei “prodotti ortofrutticoli” e dei prodotti di “IV gamma”, lavorazione e stoccaggio mandorle, stoccaggio cereali e leguminose.

Inoltre, si pensa anche ad un laboratorio che certifichi il prodotto di Agromed, che dovrebbe attrarre tutti i prodotti della filiera agroalimentare del meridione. Il tutto dovrebbre andare ad usufruire anche della nenonata Zona Franca Doganale nel porto di Taranto, con la totale esenzione di Iva e dazi doganali. Come detto in passato infatti, il progetto Agromed trova la sua ragion d’essere non solo nella filiera agroalimentare ma anche nella logistica retroportuale e nei collegamenti con l’aeroporto di Grottaglie per quanto concerne il settore cargo

Da ciò si evidenzia non solo una diversa impostazione nel percorso da seguire tra le parti in causa, ma soprattutto degli interessi diversi da perseguire. Ciò che al momento appare certo, perché lo ha dichiarato senza mezzi termini lo stesso Turco, è che il progetto Agromed si farà: o a Castellaneta o altrove.

La prima domanda che però ci sorge spontanea è la seguente: se la delibera CIPE dello scorso dicembre ha vincolato lo sblocco delle risorse per il progetto da realizzare presso l’ex stabilimento Miroglio di Castellaneta, qualora ciò non dovesse avvenire, cosa accadrà agli 11 milioni in questione? Molto probabilmente, almeno ad oggi questa sembra essere la scelta più logica, ci sarà bisogno di una nuova delibera che deroghi l’utilizzo di quelle risorse per l’acquisto di un altro immobile o la realizzazione di uno nuovo. Ma questo comporterebbe un utilizzo diverso rispetto a quello previsto nel piano industriale dalla società Agromed, che sperando di ottenere lo stabilimento a titolo gratuito, avrebbe utilizzato quelle risorse per la realizzazione del progetto. Altra strada sarebbe quella di trovare un altro sito sempre a titolo gratuito.

Seconda domanda: domani durante la call conference si riuscirà a sapere qual era l’altra manifestazione d’interesse per l’utilizzo del capannone arrivata al comune di Castellaneta, giunta insieme a quella di Agromed tempo addietro, che fu scartata a favore di quest’ultima senza che ad oggi si conosca la reale motivazione?

(leggi gli articoli sulla ex Miroglio https://www.corriereditaranto.it/?s=miroglio&submit=Go)

Il monito degli ex miroglioni 3.0

In previsione dell’incontro di domani, hanno voluto dire la loro, giustamente aggiungeremmo, gli stessi lavoratori che oggi si firmano i miroglioni 3.0.

La motivazione dell’intervento risiede nel voler porre “l’attenzione su alcuni aspetti della vertenza Agromed/Ecologistic in virtù del prossimo tavolo che si terrà il 14 maggio che nello specifico riguarderà l’investimento sull’inpianto di Castellaneta ma come ben noto a tutti per noi lavoratori la vertenza è unica. Vogliamo ricordare a tutti che gli stabilimenti ex-Miroglio di Ginosa e Castellaneta di proprietà dei lavoratori stanno rappresentando e rappresenteranno per il futuro l’unico strumento attrattore per le aziende investitrici e unica garanzia per il lavoro. Il Gesto onorevole compiuto dal gruppo Miroglio di lasciare in proprietà gli impianti ai lavoratori, sta producendo oggi i risultati sperati. La visione futura più giusta sarebbe lasciare tale condizione invariata”. 

“Alcune dichiarazioni fatte dai responsabili di Agromed al tavole del 30 aprile hanno destato parecchie perplessità riguardo ad aspetti importanti uno su tutti il passaggio della proprietà dell’immobile – sostengono i lavoratori -. Una società pubblica senza fine di lucro ancor di più dovrebbe avere tra gli obbiettivi primari rispettare i lavoratori, i finanziamenti pubblici e gli impianti pubblici che si riceveranno per fare impresa tutti aspetti fondamentali per raggiungere gli obbiettivi che si sono prefissati quali la riqualificazione del comparto agricolo apportando innovazioni importanti. Siamo a favore di queste innovazioni e siamo pronti come già avvenuto per il gruppo Miroglio a raggiungere tali obbiettivi insieme”.

“La proprietà degli impianti va tutelata, protetta e se passaggio di proprietà deve essere ciò deve avvenire nel rispetto assoluto di quello che quei capannoni rappresentano e rappresenteranno nel futuro. Le aziende falliscono in un battito di ciglia e poi….le difficoltà e i problemi restano nei territori, territori che hanno bisogno di grandi imprenditori che siano prima di tutto Uomini che rispettino la forza lavoro e che diano la stessa importanza che si darà sicuramente ad impianti in proprietà e contributi pubblici” si legge ancora nell’intervento dei lavoratori.

Chiarezza assoluta deve esserci anche sui piani Industruiali/Assunzionali che sono fondamentali per molti aspetti. Non essendoci serenità ormai da tempo avere più certezze e sicurezze sarebbe importante. I piani industriali però a quanto pare sono aspetto importante anche per una eventuale autorizzazione alla concessione di Ammortizzatori sociali. Conosciamo a riguardo gli strumenti che il responsabile della task force Regione Puglia Leo Caroli sta proponendo al Governo sperando nella massima collaborazione di legislativi, tecnici e chiunque possa aiutare a trovare soluzioni” prosegue la nota.

“Attenzioni importanti ci devono essere anche per il tipo di contratti in entrata che i lavoratori dovranno firmare, speriamo al più presto. Ricordiamo che come previsto da accordi pregressi i contratti dovranno essere esclusivamente a tempo indeterminato e non prevedere altre forme che saranno prontamente da noi denunciate. Queste nostre preoccupazioni spero siano interpretate come stimolo a trovare soluzioni più celeri ma soprattutto che siano frutto di collaborazione tra Comuni, Regione, Ministeri e Sindacati” concludono i miroglini 3.0.

(leggi tutti gli articoli su Agromed https://www.corriereditaranto.it/?s=agromed&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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