Fase 2 attività commerciali: a chi affidare la sanificazione?

 

Il tg satirico "Striscia la Notizia" nei giorni scorsi ha evidenziato l'opera di sciacallaggio di molte ditte che si sono date improvvisamente alla sanificazione. "Affidatevi ad aziende che operano nel settore da anni. Controllate le visure camerali", questo il consiglio di un professionista del settore.
pubblicato il 13 Maggio 2020, 10:25
7 mins

Da lunedì prossimo la fase 2 darà il via anche a quelle attività economiche (bar, ristoranti, parrucchieri, commercio al dettaglio in genere) rimaste congelate sinora.

L’inizio di questa nuova fase, cominciata lo scorso 4 maggio, con la riapertura al pubblico di molte attività ha fatto scattare la corsa alla sanificazione degli ambienti con la conseguente proliferazione di Ditte che si sono improvvisate nel rendere questo servizio in un settore dove la competenza fa la differenza. Come ha denunciato in un servizio nei giorni scorsi il tg satirico “Striscia la Notizia”(https://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/fase-2)-e-sanificazione-ma-come-funziona-_67346.shtml, il rischio che vi sia speculazione da parte di entità imprenditoriali che sino a due mesi fa si occupavano di altro, in questo momento è alto. La fretta di poter esibire in pubblico, magari attaccata ad un vetrina, una certificazione che attesti l’avvenuta attività di sanificazione per poter tranquillizzare la clientela, ha esposto gli esercenti a delle vere e proprie truffe e azioni di sciacallaggio commerciale.

Ricordiamo che per sanificazione si intendono un insieme di interventi finalizzati a rendere salubre un ambiente, che comprende quindi le fasi di pulizia, igienizzazione, disinfezione e di miglioramento delle condizioni ambientali (microclima: temperatura, umidità e ventilazione). Essa quindi comprende anche le attività di pulizia ordinaria (per intenderci quella con acqua e detergente) alle quali seguono trattamenti di disinfezione che richiede attrezzature specifiche e competenze professionali adeguate

Le attività di servizio in Italia sono regolamentate dalla legge 25.01.1994 n. 82 recante “Disciplina delle Attività di Pulizia, di Disinfezione, di Disinfestazione, di Derattizzazione e di Sanificazione” che costituisce una specie di Legge-quadro delle attività suddette, dal D.M. 7 luglio 1997 n. 274 del Ministero dell’Industria, che stabilisce i requisiti morali, finanziari e tecnici per essere iscritti nell’Albo Provinciale delle Imprese, istituito presso ogni Camera di Commercio, condizione essenziale per poter esercitare le attività in questione e dalla Circolare n. 34-28/C del 25.11.1997 della Direzione Generale del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (sarebbero i disinfestatori ed alcune imprese di pulizia, ndc).

Il primo consiglio che mi sento di dare in questo momento, è quello di verificare la competenza delle aziende a cui ci si rivolge, ciò per evitare di incorrere in finti professionisti del settore, magari chiedendo una visura camerale che evidenzi i requisiti richiesti dalla normativa vigente, o magari capire da quanto tempo l’azienda di disinfestazione opera, perché a mio avviso la differenza la fa l’esperienza. Mi rendo conto che, con la riapertura imminente di molte attività, vi siano tempi ristretti ma credo che effettuare queste analisi sia fondamentale – afferma Pierpaolo D’Amicis, della Saluber, azienda che da oltre venti anni opera nell’ambito della disinfestazione e della sanificazione ambientale in Puglia e Basilicata, Lombardia e Veneto, associata ai più importanti organismi nazionali di settore nonché certificata secondo le norme UNI EN ISO di riferimento.

Per quella che è la mia esperienza, la disinfezione degli ambienti, era un servizio che prima della pandemia non era facile da proporre ai clienti. Sino a qualche mese fa era percepito come quasi inutile. Si faceva fatica a convincere un cliente sull’utilità di determinati tipi di trattamenti, ha sempre prevalso la logica del…… tanto ci penso io e così risparmio pure. Ora l’atteggiamento è un po’ cambiato! Spero che quando la situazione generale comincerà a normalizzarsi alla gente rimanga qualcosa da tutto ciò e magari si comprenda l’efficacia di questo genere di trattamento che oltretutto va cadenzato nel tempo”.

Il Governo nei suoi decreti ha dettato delle linee guida per le attività di sanificazione che necessitano, però, di approfondimento di caso in caso. Ricordiamo che il manuale di corretta prassi igienica obbliga le aziende ad assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago.

Ci sono cicli produttivi nei quali alcuni dei principi attivi consigliati dalle linee guida Ministeriali non sono del tutto applicabili o comunque lo sono solo in determinate aree e con determinate modalità di applicazione – spiega D’Amicis, il quale offre un ulteriore consiglio ai potenziali fruitori del servizio di sanificazione ambientale: Ritengo che ogni azienda debba avere un grande senso di responsabilità e, prima di far avviare qualsiasi attività di sanificazione, debba cercare di contestualizzare il proprio processo produttivo ed effettuare una valutazione del rischio Covid personalizzata. Non può esistere un piano di sanificazione univoco ed applicabile a tutte le Aziende indistintamente. Il piano di sanificazione deve essere progettato e regolato in base al flusso di dipendenti, di clienti, di fornitori e di tutti gli elementi che compongono la quotidianità di quella impresa. Mi sento di dire, che adottare una buona pratica di gestione delle persone è un processo di sanificazione. Se doto i miei clienti di copri scarpa, guanti e mascherine ogni volta che entrano in un ambiente comune sto già concorrendo alla sanificazione di quell’ambiente. Le buone prassi devono entrare nella consuetudine quotidiana.

“Io mi auguro che in ogni azienda o attività commerciale, si diffonda la cultura che la prima cosa da fare, non sia quella di cercare un attestato di sanificazione da esibire pubblicamente per rassicurare la clientela, ma sia quella di pensare a quello che viene fatto. Per combattere questo pericoloso nemico non basta un pezzo di carta ma una vera lotta e prevenzione.

Ognuno di noi è chiamato ad avere un grande senso di responsabilità in questo momento cosi delicato. Nella nostra azienda destiniamo una buona parte del tempo alla comunicazione, per spiegare ai clienti cosa facciamo e come lo facciamo. Cerchiamo, nel nostro piccolo, di fare cultura della disinfezione.

Abbiamo una sede a Brescia, nel pieno della zona rossa e vi posso garantire che lì il problema si è percepito in modo differente. A volta la gravità degli eventi consente di approcciarsi in modo adeguato e realistico alle situazioni”.

*credit foto: www.saluber.it

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