ArcelorMittal e Confindustria: prove di un dialogo (quasi) impossibile

 

Call conferenza tra l'azienda, Confindustria e Camera di Commercio sull'indotto: cifre e obiettivi futuri non collimano
pubblicato il 13 Maggio 2020, 22:58
5 mins

Un incontro, l’ennesimo, per provare a rasserenare gli animi. E trovare nuove forme di dialogo che mancano oramai dalla scorsa estate. Per questo nel pomeriggio, in call conference, si sono ritrovati da un lato l’azienda ArcerloMittal e dall’altro Confindustria Taranto, Camera di Commercio e Confapi.

Hanno preso parte all’incontro virtuale per l’azienda il direttore delle risorse umane Arturo Ferrucci, il direttore del siderurgico di Taranto, Loris Pascucci, e la responsabile delle relazioni istituzionali locali, Mariateresa Vignola, mentre per Confindustria Taranto era presente il presidente Antonio Marinaro, con la Camera di Commercio Taranto rappresentata dal presidente Luigi Sportelli e dal vice Enzo Cesareo oltre che dal presidente della sezione metalmeccanicadell’ente camerale Antonio Lenoci.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/16/2confindustria-e-la-class-action-contro-arcelormittal/)

La riunione è stata ovviamente incentrata sulla situazione delle ditte dell’indotto dell’ex Ilva. L’azienda ha reso note le cifre sui pagamenti: la scorsa settimana sono stati erogati 12 milioni di euro a cui si aggiungo altri 9,3 milioni erogati questa settimana, su uno scaduto ancora da saldare per l’azienda pari a 29 milioni di euro. Che il direttore Pascucci ha nuovamente assicurato sarà erogato dall’azienda che ha confermato l’intenzione di onorare il pagamento di tutte le fatture, eventualità che tra l’altro non è mai stata in discussione.

Di parere opposto, sul versante numeri, il presidente Marinaro, che ha sostenuto che i 9 milioni di cui parla l’azienda rientrerebbero nei 12 complessivi erogati ultimamente, mentre lo scaduto si aggirerebbe sui 40 milioni di euro. Lo stesso Marinaro ha però mantenuto in sospeso tali cifre, dichiarando che avrebbe fatto una ricognizione tra gli associati per stabilire l’esatta contezza del versato e dello scaduto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/07/2ex-ilva-partita-a-scacchi-sul-futuro/)

Ma al di là delle differenze sulle cifre, Confindustria ha mantenuto una posizione ancora fortemente critica nei confronti della multinazionale, sostenendo che dallo scorso novembre (quando vi fu la serrata di nove giorni da parte delle aziende dell’autotrasporto) non sarebbe cambiato nulla nei rapporti tra le parti e che la stessa multinazionale non dovrebbe considerare Taranto come una ‘colonia‘. Posizione ribadita dal presidente dell’ente camerale Sportelli, che pur rimarcando l’importanza economica per l’intera provincia nella presenza del siderurgico, ha dichiarato che ArcelorMittal deve guardare al territorio ed alle sue imprese come una risorsa.

Più moderato e conciliante invece l’intervento di Cesareo, che da tempo pare aver intrapreso il ruolo di mediatore tra la multinazionale e Confindustria Taranto, che ha evidenziato come l’intero indotto vorrebbe essere considerato un verio e proprio partner su cui puntare, e non come una costola a se stante dell’azienda.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/03/31/ex-ilva-crisi-generale-indotto-in-difficolta/)

Visione negativa sull’indotto che l’azienda non ha (almeno non in toto), come replicato dal direttore Pascucci, che invece ha sottolineato come nell’indotto ex Ilva vi siano diverse aziende che hanno dimostrato sempre grande affidabilità sino ad oggi.

Di fatto però, la distanza tra le parti resta. Ed è anche notevole. E certamente non per un presunto scontro di vedute sulla narrazione che da tempo si offre dell’azienda durante la call conference. Ma soprattutto perché gli obiettivi futuri sono nettamente diversi. Da un lato l’azienda ha ripreso il dialogo con il governo e i commissari di Ilva in AS per provare a raggiungere un’intesa sul nuovo piano industriale e ambientale entro il prossimo novembre: se così non sarà, ha pronta la via d’uscita con il pagamento della penale di 500 milioni di euro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/13/ex-ilva-indotto-dialogo-e-verita-nascoste/)

L’intesa, ad horas, appare alquanto lontana: ArcerloMittal punta ad uno stabilimento con almeno 5mila unità lavorative in meno e quindi anche ad una produzione massima di 6 milioni annue come indicato nel piano industriale presentato lo scorso dicembre. Dall’altro lato il governo vorrebbe una produzione ad 8 milioni annui, attraverso un nuovo ciclo di produzione ibrido (in parte come adesso con l’innesto di uno o due forni elettrici, per poi arrivare un domani alla totale decarbonizzazione del processo produttivo, per un ciclo misto idrogeno-elettrico).

In mezzo c’è Confindustria Taranto, che nelle ultime settimane ha prima caldeggiato la possibiltà di un’azione legale di massa contro l’azienda, per poi chiedere in un incontro con i commissari stroardinari che lo Stato riprenda in mano la gestione del siderurgico. Attaccando frontalmente l’azienda insieme al sindaco Rinaldo Melucci.

E su queste basi, francamente, un dialogo appare del tutto impossibile.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/01/31/2ex-ilva-la-mail-della-morselli-e-le-trame-di-confindustria/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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