Estate tarantina, i lidi preparano la stagione

 

"Emilia Romagna e Marche hanno già direttive da seguire. Attendiamo che anche la Puglia si adegui. La distanza tra un ombrellone e l'altro sarà di cinque metri", dichiara Luciano Di Giorgio, in rappresentanza del lido 'La Spiaggetta'
pubblicato il 12 Maggio 2020, 09:14
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Sarà un’estate diversa ma nessun virus potrà toglierci la voglia di stare insieme e divertirci”, ad affermarlo è Luciano Di Giorgio, il quale assieme all’inseparabile fratello Adriano, dal 2003 è il proprietario de “La Spiaggetta”, uno degli stabilimenti più ben frequentati del litorale tarantino.

Con la “bella stagione” praticamente alle porte, i quesiti legati alla balneazione nell’estate 2020 sono piuttosto pressanti. Come saranno gestite le nostre spiagge (sia private che pubbliche) in relazione alle precauzioni da osservare per evitare il contagio da Covid 19? Da quando si potrà andare al mare e con quali prescrizioni?

Se non ci fosse stato il rischio pandemia, il permesso di balneazione era previsto dal primo di maggio mentre gli stabilimenti balneari avrebbero potuto aprire al pubblico dall’ultimo week-end di maggio. Invece allo stato attuale che prospettive ci sono?
“Le parti coinvolte in questi giorni, attraverso le organizzazioni sindacali, sono in costante confronto con il Governo regionale. Si vocifera che si potrebbe aprire a partire dai primi di giugno ma ad oggi non abbiamo ricevuto direttive se non delle bozze di linee guida”, spiega Luciano Di Giorgio che è anche membro del direttivo del sindacato di categoria, SIB.

Seguendo le indicazioni dell’ultimo decreto ministeriale in questi giorni stiamo effettuando attività di vigilanza, manutenzione, pulizia, sanificazione nel nostro stabilimento. Nei giorni scorsi abbiamo cominciato dei lavori di ricostruzione della nostra struttura poiché nel corso dell’inverno, noi come tutti gli altri lidi del litorale jonico, abbiamo subito dei danni ingenti dovuti alle violente mareggiate che si sono abbattute sulla costa e alla tromba d’aria che lo scorso novembre ha flagellato la nostra zona. Il mare è salito addirittura sino a quaranta metri dalla battigia. Stiamo rivedendo tutta la nostra organizzazione, ci stiamo attrezzando con i dispositivi di protezione per il personale, i corsi di formazione in termini di valutazione del rischio Covid, la cartellonistica e la segnaletica interna, la delimitazione delle varie zone dello stabilimento, le vie di ingresso e uscita che saranno separate nel rispetto del distanziamento sociale. Stiamo rivedendo un po’ tutti gli spazi; ad esempio quelli della zona ristoro relativamente alla distanza dei tavolini anche se, rispetto a quanto accaduto in passato, la nuova ordinanza balneare dovrebbe consentire il consumo di cibo sotto l’ombrellone”.

Quali disposizioni state prendendo come riferimento in questo processo di riorganizzazione della vostra attività?

“Sappiamo che Marche ed Emilia Romagna hanno regolamentato la nuova stagione balneare con delle apposite delibere e per il momento, in attesa che anche la regione Puglia si adegui ed emani le nuove ordinanze, stiamo prendendo considerazione quanto stanno facendo lì. La distanza tra un ombrellone e l’altro sarà di cinque metri, tra un lettino e l’altro ci sarà un metro di spazio, la zona esclusiva per ogni ombrellone sarà di circa dieci metri quadri. E’ inevitabile che perderemo delle file di ombrelloni, che altresì perderemo altri spazi ed il che significa meno introiti. La proiezione di perdita di fatturato rispetto allo scorso anno è di circa il cinquanta per cento e la metà degli operatori del settore starebbe pensando addirittura di non riaprire. Attendiamo con impazienza le nuove ordinanze balneari. Per quel che riguarda le spiagge libere, dovrebbero essere controllate e gestite dai comuni di appartenenza, utilizzando dei fondi ad hoc, attraverso la presenza di steward, la fornitura di servizi di pulizia e salvataggio e l’installazione di bagni chimici”.

Inevitabilmente si corre il rischio che il costo degli abbonamenti o del ticket giornaliero possano lievitare mettendo in difficoltà l’utente. E’ così?

“Premesso che la città di Taranto ha avuto sempre i costi più bassi dell’intera Puglia è fisiologico che – a fronte di una rivisitazione di tutta l’organizzazione di un stabilimento balneare con una serie di attività di adeguamento alle norme che comportano un impegno economico – il prezzo di un abbonamento andrà ad aumentare di circa il venti per cento. Cercheremo, proprio per questo, di fornire un servizio impeccabile che possa garantire la tranquillità e la sicurezza di tutti”.

Ritenete che il vostro settore sia stato trascurato dal Governo? Avete avuto la percezione che si poteva intervenire prima a sostegno delle vostre attività?

“Direi di si. Il nostro settore è quello tra i più penalizzati; siamo in grave ritardo e non sappiamo ancora come muoverci con la stagione estiva praticamente alle porte. Tutti sappiamo quanto sia importante il nostro settore per l’economia del nostro territorio. L’impressione è che si sia perso troppo tempo e che si stia brancolando nel buio. Vorremmo sapere a cosa andremo incontro e a cosa andranno incontro i fruitori dei nostri servizi. In ogni caso serviranno dei sostegni regionali a fondo perduto per tutti gli operatori poiché saranno fortemente limitati: occorrerà più controllo e più prevenzione. Ci saranno più spese e meno incassi e come già sottolineato, la limitazione degli spazi e l’aumento dei costi. L’unica nota positiva è che il ministro Franceschini, che ringraziamo, abbia confermato la validità della legge 145 del 31/12/2018 che prevede la proroga delle concessioni demaniali marittime in essere sino al 31/12/2033, in scadenza il 31/12/2020”.

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