CIS Taranto: tra nuovi progetti e strategie politiche

 

Tra progetti da eliminare ed altri resuscitati (Agromed). Nel Tecnopolo anche laboratorio del CNR per materiale composito che servirà al gruppo Ferretti
pubblicato il 11 Maggio 2020, 22:08
15 mins

La trasformazione che dallo scorso 5 marzo sta riguardando il Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) Taranto, ha un obiettivo ben preciso: diventare un contenitore nel quale inserire progetti e investimenti di natura pubblica e privata, che possano contribuire a velocizzare quanto più possibile quella ricoversione economica del territorio oramai ineludibile.

Qualcuno dirà: ma non era già così? In parte sì. Il problema è che lo strumento messo in piedi nel 2015 dal governo Renzi, che aveva come obiettivo l’individuazione e lo sviluppo degli interventi secondo una logica progressiva di salvaguardia e realizzazione degli interventi già programmati per la tutela ambientale e lo sviluppo dell’area di Taranto e di finanziamento di nuove operazioni, in coerenza, ma con evidenti tratti distintivi, ai decreti legislativi n. 88/2011 em. 69/2013 che richiamano lo strumento CIS nel caso di realizzazione di nuovi progetti strategici sia di carattere infrastrutturale sia di carattere immateriale, di rilievo nazionale, interregionale e regionale, aventi natura di grandi progetti o di investimenti articolati in singoli interventi tra loro funzionalmente connessi, in relazione a obiettivi e risultati, finanziati con risorse nazionali e comunitarie”, nel corso degli anni ha subito una serie di rallentamenti.

Dovuti in parte anche a questioni puramente burocratiche: basti pensare che tra progettazione, gara d’appalto e affidamento dei lavori occorrono almeno due anni e mezzo per ogni singolo progetto. In più, è bene ricordarlo, sotto la gestione dell’ex ministro dello Sviluppo economico ora agli Esteri Luigi Di Maio, il CIS Taranto nel 2018 e nel 2019 è stato praticamente fermo, essendo stato convocato appena due volte, nell’aprile e nel giugno dello scorso anno.

E’ anche e soprattutto per questo che il governo Conte bis, lo scorso 5 marzo ha deciso di traguardare la gestione del CIS alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, affidando la delega al senatore taranitno Mario Turco (M5S) dallo scorso settembre sottosegretario con delega al CIPE e al DIPE.

L’analisi sulla gestione della dotazione finannziaria del CIS

Da un’analisi effettuata al 31/12/2019 dal gruppo di lavoro istituito dal senatore Turco, che si avvale del lavoro degli esperti della task force costituita dai soggetti Invitalia e Investitalia, risultano conclusi dieci progetti su quaranta (la maggior parte dei quali sono quelli riguradanti la riqualificazione delle scuole del rione Tamburi), che ha visto una spesa della dotazione finanziaria impegnata pari a 92 milioni su 1,008 miliardo di finanziamento.

Sugli altri 30 interventi (di cui alcuni sono stati già giudicati irrealizzabili ed altrettanti sui quali non si potrà accelerare l’iter), 12 progetti sono in una fase tra l’affidamento e l’esecuzione materiale delle opere, per un impegno della dotazione finanziaria pari a 672 milioni di euro, 15 sono in fase di progettazione per 228 milioni di euro impegnati. Solo invece 3 i progetti sono da riprogrammare perché ritenuti irrealizzabili pari a 15 milioni di euro.

Tra le opere compiute e le opere in fase di esecuzione, di affidamento o di programmazione, il totale del costo realizzato è pari a 327 milioni equivalente al 36% delle somme inserite nel CIS, per una capacità di spesa annua pari a 14 milioni di euro. Di questo passo, secondo l’analisi effettuata dalla gestione Turco, ci vorrebbero altri 10,4 anni per completare i restanti 30 interventi.

Restano a parte, rispetto a questo conteggio, i 90 milioni di euro per la Città Vecchia, i cui progetti del Comune di Taranto hanno già ricevuto l’ok dal Mibact, il ministero finanziatore, a cui ora spetta il compotio di avviare fase esecutiva dei progetti.

Una megamacchina che si vuole alleggerire

Sempre secondo l’analisi effettuata, uno dei motivi per cui il CIS Taranto procede a rilento, consta anche nell’elevato numero delle stazioni appaltanti, ben 15 (Comune Taranto, Comuni SIN, Commissario Bonifiche, Autorità Portuale, Rfi, Aqp per citarne alcune) che seguono metodologie difformi diverse tra cantierizzazioni, affidamento ed esecuzione dei progetti.

L’obiettivo, come abbiamo già scritto nel recente passato, sarebbe dunque quello di snellire la macchina amministrativa del CIS: per questo la nuova governance rispetto al passato, ha scelto l’introduzione strutture di missione tecniche della presidenza del Consiglio dei Ministri per rimuovere le varie criticità, con Invitalia e Investitalia che hanno messo in piedi una task force per Taranto.

Un’impostazione che non piace a tutti, a cominciare dai sindacati che hanno più volte denunciato il loro non essere stati ancora mai convocati.

Ecco dunque spiegate le convocazioni settimanali del Tavolo istituzionale permanente per l’Area di Taranto (TIP) con le diverse stazioni appaltanti: obiettivo quello di approfondire i singoli interventi, dare supporto ai vair progetti, seguire da vicino le varie gare d’appalto. Anche in questo caso però, la strada tracciata da Turco non piace a molti che invece vorrebbero riunioni in cui fossero presenti tutti gli attori del CIS: che il senatore Turco non ha fatto mistero di ‘odiare‘, definendole lunghe tavolate inutili.

Inoltre, all’orizzonte c’è uno stravolgimento di alcuni progetti iniziali previsti. Secondo l’analisi del CIS della gestione Turco, molti progetti avrebbero una scarsa ricaduta economica sul territorio, sia da un piunto di vista occupazionale che imprenditoriale. Per questo si è deciso di utilizzare le risorse previste per alcuni progetti giudicati ‘irrelizzabili‘ o poco ‘utili‘, destinandoli a progetti realizzabili nel breve-medio termine, attraverso indicatori specifici a cui dovranno rispondere e che saranno comunicati a breve. Saranno sostituiti da altri progetti che hanno possibilità di ricadute maggiori. Nuovi investimenti privati e pubblici e centri di ricerca, favorire quelli che più concretamente potranno realizzare riconversione economica del territorio.

I progetti su cui accelerare: Agromed, Università, Tecnopolo, Centro di ricerca e Ferretti

Anche la gestione Turco punta moltissimo sul porto di Taranto, al di là di quello che potrà essere l’apporto della holding turca Yilport nel traffico merci. E del traffico industriale garantito dall’ex Ilva e dall’Eni che ancora oggi pesa per un buon 80% sull’economia portuale.

L’idea, sposata anche dall’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio, è quella di realizzare all’interno dello scalo ionico un laboratorio di analisi merceologiche, che oggi vengono fatte a Bari, per offrire agli armatori quanti più servizi possibili.

Non solo. Come abbiamo avuto modo di scrivere in questi mesi, si pensa anche ad un laboratorio che certifichi il prodotto di Agromed, che nelle idee di Turco dovrebbe attrarre tutti i prodotti della filiera agroalimentare del meridione. 

Come si ricorderà, in appena due mesi, il CIPE sotto la gestione Turco, attraverso una delibera ha resuscitato progetti fermi da 20 anni (come il Distripark il cui sviluppo futuro è stato affidato all’Authority). Tornando ad Agromed, come si ricorderà, l’idea è quello di svilupparlo all’interno del capannone industriale di Castellaneta, ex Miroglio.

Soluzione tutt’altro che semplice, visto che la struttura è di proprietà dei lavoratori (per scelta dell’azienda piemontese quando lasciò la provincia ionica) e soprattutto perché il futuro di quel capannone è vincolato alla riassunzione dei quasi 60 ex miriglini da anni senza ammortizzatori sociali e in attesa di una nuova prospettiva lavorativa.

Come scriveremo in un altro articolo, secondo una delibera del CIS approvata due settimane fa, l’accordo quadro sull’occupazione tra la società benefit Agromed e i sindacati dovrà essere raggiunto entro il 31 maggio: altrimenti il progetto si realizzerà in un’altra struttura. Su questo il senatore Turco non parea avere dubbi, né aver voglia di perdere troppo tempo come del resto la stessa società partecipata al 100% dalla Camera di Commercio di Taranto.

Il progetto Ferretti e il legame con il Tecnopolo

Altro progetto sul quale il senatore Turco ha puntato fortemente è quello legato all’arrivo nella città dei Due Mari del gruppo Ferretti. Proprio la scorsa settimana è arrivata dal gruppo la lettera d’interesse ad investire su Taranto. Gioiello cantieristica italiana, in particolar modo nella costruzione delle navi da diporto, investirà a Taranto per creare centro di produzione che creerà nuova filiera cantieristica, e dovrebbe assumere 300 persone entro i 5 anni di programmazione previsti dal progetto. Inoltre, si punta non solo alla costruzione ma anche alla manutenzione delle navi: questo dovrebbe creare un indotto per navi da crociera e quindi incentivare anche il turismo.

Senza dimenticare il ruolo di Fincantieri sempre più presente ultimamente nell’economia locale, specialmente nelle lavorazioni in essere presso l’Arsenale Marittimo della Marina Militare (vedi ad esempio i lavori sulla portaerei Cavour).

Pur non essendo all’interno del CIS, il progetto del gruppo Ferretti si lega a quello della Fondazione Tecnopolo del Mediterraneo. E adesso spiegheremo il perché.

Stando alle ultime notizie portate al CIS dal senatore Turco, la Corte dei Conti ha approvato lo statuto della Fondazione. Adesso si punta a farlo approvare entro il mese di maggio dal Consiglio dei Ministri, inserendolo nelle appendici delle ‘varie ed eventuali’. Ora, all’interno del Tecnopolo si insedierà un centro di ricerca per la prevenzione delle malattie sul lavoro, ma soprattutto il CNR creerà un laboratorio sul materiale composito e vetroresina (che qui utilizzano già la Vestas e Leonardo) che è considerato il materiale del ‘futuro‘ e che sarà lo stesso materiale con il quale il gruppo Ferretti costruirà le sue barche. Dunque, nelle intenzioni alla base di questo progetto ci sarebbe la volontà di far diventare Taranto la nuova capitale europea del materiale composito. E non più soltanto dell’acciaio.

In merito al progetto del Tecnopolo, ci si è incagliati sul sito in cui realizzarlo. Inizialmente era stato proposto Palazzo Frisini che però ha bisogno di una radicale ristrutturazione che durerà dai 7 ai 10 anni. Tempi improponibili per l’istituzione del Tecnopolo. I cui fondi sono stati salvati attraverso un emendamento nel milleproroghe che ha spostato la capacità spesa di un anno, entro il 2021 (vi era l’obbligo di spendere 3 milioni su 9 già  nel 2018). Del resto, dopo l’approvazione dello Statuto e la predisposizone dell’organigramma (dove in molti temono le pressioni dei partiti politici per piazzare figure da loro raccomandate, rumors parlano anche di 20 nominativi già indicati dalla Regione, ma sul quale Turco ha garantito massima attenzione a che ciò non avvenga), già da settembre il Tecnopolo deve avere una sua sede fisica.

A quel punto, come si ricorderà, il CIS ha chiesto alla Provincia e al Comune di Taranto se esistessero sede idonee. La proposta del Comune, che ha creato non pochi malumori in seno ai sindacati, è caduta sul plesso Acanfora (che attualmente ospita classi dell’I.C. Dante e del Liceo delle Scienze Umane Vittorino da Feltre). La struttura indicata subirà una ristrutturazione ordinaria e non straordinaria: adesso biosnga reperire le coperture finanziarie governative per le attività progettazione e affidamento lavori.

Il Tecnopolo, oltre ai due centri di ricerca di cui sopra, nelle intenzioni del CIS dovrà ospitare anche i laboratori della futura falcotà di Medicina e Chirurgia, che sorgerà nella sede dell’ex Banca d’Italia, il cui acquisto si è concluso in questi giorni, dove sorgeranno aule, biblioteca e segreterie.

Acquisto della Banca d’Italia dovuto al fatto che per statuto è assoggetta alla BCE e quindi non si poteva sperare di ottenerlo a titolo gratuito. Trattativa conclusa a metà del prezzo di base, ovvero 5 milioni sui 9 iniziali, grazie alla collaborazione tra le istituzioni, è stato sottolineato dal CIS, del Mibact, Ministero per il Sud, Comune Taranto, Regione Puglia.

E’ questa dunque la nuova strada indicata per il CIS. Sulla quale noi vigileremo come sempre, affinché siano realizzati progetti nell’interesse della comunità e del suo futuro. E non per quello di pochi.

(leggi tutti gli articoli sul CIS https://www.corriereditaranto.it/?s=cis&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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