Lopalco: «In Puglia stessa strategia del Veneto»

 

Il responsabile emergenze epidemiologiche della Regione spiega la strategia adottata sinora e come dovrà cambiare. E mette in guardia: «A Taranto la pandemia non l’abbiamo ancora vista»
pubblicato il 09 Maggio 2020, 19:35
6 mins

La pandemia ancora in corso ci impone di prestare ascolto prima di tutto a ciò che ci dicono gli scienziati. Risultano decisamente interessanti, perciò, le parole del prof. Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, ad un incontro con le parti sociali trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Comitato Piazza Grande Futura di Taranto. Il professore spiega la strategia seguita sinora per l’individuazione e il contenimento dei focolai, e spiega come ci si dovrà comportare da qui in avanti per evitare di ripiombare nella fase 1. Quelli che riportiamo di seguito sono solo alcuni dei molti temi affrontati, per cui rimandiamo al video integrale dell’incontro, in fondo all’articolo.

I tamponi, la Puglia come il Veneto

Prima di qualsiasi ragionamento sulla fase 2, il professore ci tiene a fare una serie di precisazioni su quanto accaduto finora.

  • Precisazione numero uno: in Puglia la pandemia l’abbiamo vista pochissimo.
  • Precisazione numero due: a Taranto non l’abbiamo vista per niente. E a chi accampa tesi complottistiche su una riduzione artefatta dei numeri controbatte: «Se aveste avuto più casi avreste avuto gli ospedali pieni».
  • Precisazione numero tre: in virtù delle precisazioni uno e due, la quasi totalità di noi che in questi giorni abbiamo cautamente ripreso ad uscire non ha gli anticorpi contro il virus. I test sierologici effettuati sugli operatori sanitari (i più esposti) hanno rilevato gli anticorpi in circa l’1% dei testati.
  • Precisazione numero quattro: in Puglia la strategia seguita per il “contact tracing” è stata esattamente identica a quella universalmente decantata come la migliore, quella del Veneto, vale a dire: isolamento immediato e tampone per qualsiasi caso sospetto e per tutti i suoi contatti, strategia che ha permesso di contenere i focolai e di individuare ed isolare gli asintomatici. Nulla significa, perciò, il numero totale dei tamponi né la percentuale sulla popolazione, che sono direttamente proporzionali al numero totale di casi (4.000 in Puglia, 180.000/190.000 in Veneto).
  • Precisazione numero cinque: la capacità attuale della Regione è di 2500 tamponi giornalieri; ieri ne sono stati effettuati 1900, quindi non c’è pericolo che tamponi non vengano effettuati per mancanza di disponibilità dei laboratori.

Tamponi e test, la diagnostica non è tutto

Fatte queste doverose precisazioni sulla strategia seguita sinora, il prof. Lopalco espone alcune criticità del sistema diagnostico (tutte già note a chi ha seguito giornalmente le conferenze stampa della Protezione Civile, ma repetita iuvant, visto che siamo duri di comprendonio):

  • Il tampone non dà certezza di risultato, e si stima che addirittura un 30% di positivi sfugga al test
  • Il test sierologico ha ben poco significato come metodo di diagnosi individuale, serve principalmente per una valutazione statistica sulla circolazione del virus nella popolazione

Come fare, allora? Lopalco lo spiega con chiarezza: «Se uno ha un dolore al petto e un dolore al braccio io lo tengo a casa finché non ho l’elettrocardiogramma o lo mando in ospedale perché potrebbe essere un infarto? Lo stesso si deve fare per i sintomi da Covid». Per cui, isolamento e tamponi anche per febbri lievi (e per questo si sta valutando di rendere il tampone prescrivibile dai medici di base) e qualsiasi polmonite interstiziale dovrà essere considerata come Covid a prescindere dal tampone.

E gli asintomatici?

La quota di asintomatici puri che causano problemi, spiega il professore, è bassissima (5% delle origini dei contagi). Gli asintomatici che danno problemi sono quelli in incubazione, che diventeranno sintomatici e, perciò, verranno tracciati.

Le mascherine ci sono

Altro elemento di polemica sono state frequentemente le mascherine, e su questo Lopalco è categorico: nella fase iniziale dell’emergenza non ce n’erano per tutti, ma ora le mascherine ci sono e sono di buona qualità. E a Mino Bellanova (CGIL) che gli fa notare che al SS.ma Annunziata questa abbondanza di DPI non si percepisce, tanto che i reparti si prestano guanti e mascherine, Lopalco indica chiaramente che queste situazioni vanno immediatamente denunciate perché vuol dire che ci sono problemi di logistica. Le mascherine, ripete, ci sono.

Mantenere bassi i contagi, o si torna alla fase 1

L’evoluzione dell’epidemia nella fase 2 sarà monitorata sulla base di 21 indicatori stabiliti dal Ministero della Salute (ne avevamo parlato qui). Fra questi, rassicura Lopalco, ce n’è uno che valuta la discrasia fra il numero di ricoveri e il numero di positivi rilevati, perciò nessuna artificiosa riduzione dei numeri potrà essere portata avanti. Se, però, qualche parametro dovesse sfuggire, allora sarà di nuovo lockdown, di nuovo fase 1, di nuovo zona rossa. Capito perché dobbiamo essere responsabili?

 

Incontro con Prof. Lopalco su Fase 2

Incontro con Prof. Lopalco su Fase 2

Pubblicato da Comitato Piazza Grande Futura di Taranto su Sabato 9 maggio 2020

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