Just transition fund: ok Ue a progetto Italia su Taranto

 

La Commissione europea ha avviato la misura di accompagnamento speciale per sua approvazione. Segnalato rischio perdita migliaia posti di lavoro
pubblicato il 06 Maggio 2020, 17:46
7 mins

Ieri mattina la Commissione europea progetto italiano selezionato per la misura di accompagnamento speciale per sua approvazione. Lo ha annunciato il Ministro per il sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano durante una intervista con Mattia Santori e Maristella Bagiolini sul canale Fb delle Sardine.

Il Just transition fund per le due aree pilota, il cantiere della crisi ex Ilva di Taranto e le zone carbonifere del Sulcis Iglesiente in Sardegna, avrà un finanziamento di 364 milioni di euro, una quota di 7,5 miliardi di euro proposto dalla Commissione Ue nell’ambito del Green Deal europeo (e oggetto della trattativa sul Quadro finanziario pluriennale dell’Unione 2021-27), rispetto alla quota spettante all’Italia.

Sulla base della proposta della Commissione, nel documento dello scorso febbraio sono state esposte le opinioni preliminari dei servizi della Commissione sui settori di investimento prioritari e sulle condizioni quadro per l’attuazione efficace degli investimenti del Fondo per una transizione giusta per il periodo 2021-2027 in Italia.

Questi settori di investimento prioritari sono determinati in base all’analisi più ampia dei territori che fanno fronte a gravi sfide socioeconomiche derivanti dal processo di transizione verso un’economia dell’Unione climaticamente neutra entro il 2050 in Italia, valutata nella relazione.

Il documento costituisce la base per un dialogo tra l’Italia e i servizi della Commissione, oltre che dei pertinenti orientamenti per gli Stati membri nella preparazione dei loro piani territoriali per una transizione giusta, che formeranno la base per la programmazione del Fondo. Gli investimenti del Fondo per una transizione giusta integrano quelli effettuati nell’ambito dei finanziamenti della politica di coesione. 

Il focus su Taranto: a rischio migliaia di posti di lavoro in siderurgia

Nel rapporto si ricorda che l’Italia è il quarto maggiore produttore di gas a effetto serra dell’UE e il suo settore energetico è il principale responsabile al totale delle emissioni di gas a effetto serra, con una quota del 56 % nel 2017. Le principali fonti di emissioni di gas a effetto serra in Italia sono le centrali a carbone e la produzione di ferro/acciaio. Due zone meritano un’attenzione specifica, Taranto e il Sulcis Iglesiente (Carbonia- Iglesias, nel sud-ovest della Sardegna). 

Nell’area funzionale urbana di Taranto, si legge sempre nel documento ufficiale della Commissione europea, che ospita una delle più grandi acciaierie europee e una delle tre maggiori centrali alimentate a carbone in Italia, il grande inquinamento industriale deriva dai gas a effetto serra, ma anche da altri inquinanti e dal particolato.

Questa zona è fortemente dipendente dal punto di vista economico dall’acciaieria, che impiega circa 10.000 dipendenti, con circa ulteriori 10.000 che secondo le stime lavorano in società ad essa collegate nell’indotto. Questi posti di lavoro sono a rischio. E’ quanto mette nero su bianco la Commissione europea.

La forte dipendenza della zona dai combustibili fossili rappresenta una sfida enorme per quanto riguarda la decarbonizzazione e richiede notevoli sforzi per sostenere una strategia di transizione integrata, che accompagni lo spostamento a lungo termine di Taranto verso alternative economiche e un ulteriore sviluppo del polo siderurgico.

In base a questa valutazione preliminare, sembra necessario che il Fondo per una transizione giusta concentri il suo intervento in questa zona, si legge nel documento.

Per far fronte a queste sfide sono stati identificati fabbisogni di investimenti prioritari per rendere più moderne e competitive le economie di questo settore. Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare a: 

investimenti nella diffusione di tecnologie e infrastrutture per l’energia pulita a prezzi accessibili, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, anche nei siti industriali con elevate emissioni di gas a effetto serra con l’obiettivo di ridurre queste emissioni. Nella zona, i siti industriali, che svolgono le attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, impiegano un numero considerevole di lavoratori e la loro attività è a rischio a causa delle loro elevate emissioni di gas a effetto serra; si potrebbe prendere in considerazione il sostegno a investimenti volti a ridurre le emissioni, a condizione che conseguano una riduzione sostanziale delle emissioni (molto al di sotto dei parametri di riferimento utilizzati per l’assegnazione gratuita di quote ai sensi della direttiva 2003/87/CE).

La zona di Taranto dovrebbe subire notevoli perdite di posti di lavoro, che potrebbero non essere del tutto compensate dalla creazione e dallo sviluppo delle PMI; potrebbe quindi essere preso in considerazione il sostegno agli investimenti produttivi nelle grandi imprese, a condizione che gli investimenti siano compatibili con il Green Deal europeo. 

Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare a:

investimenti nella rigenerazione e la decontaminazione dei siti, il ripristino del terreno e i progetti di conversione;

investimenti nel potenziamento dell’economia circolare, anche mediante la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, l’uso efficiente delle risorse, il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio;

investimenti produttivi nelle PMI, tra cui le start-up, finalizzati alla diversificazione e alla riconversione economica;

miglioramento delle competenze e riqualificazione professionale dei lavoratori;

assistenza nella ricerca di lavoro;

inclusione attiva delle persone in cerca di lavoro.

Un tassello sicuramente importante, che qualora venisse realizzato, si andrebbe a sommare ai tanti previsti per l’area di Taranto. Ma anche e soprattutto un’analisi molto lucida e molto chiara, che non solo evidenzia uno prossimo aumento nella perdita dei posti di lavoro, ma mette in guardia dal pensare che si possa sostituire un sistema economico di tipo industriale solo attraverso investimenti milionari in settori alternativi, seppur fondamentali per l’economia del futuro.  

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Just transition fund: ok Ue a progetto Italia su Taranto

  1. Fra

    Maggio 6th, 2020

    Taranto ha già perso e sempre perderà a quanto pare ,liquidateci piuttosto per il lavoro svolto . Comunque sembra una caricatura sentire parole di mancate emissioni e una città più green , nello stabilimento c’è così tanta spazzatura che ancora speriamo venga raccolta ,poi c’è tanto scempio che è difficile credere ad un miracolo ,e questo non avverrà mai , l’unica cosa certa che ci stiamo impoverendo,forse dovremmo imparare a rubare per vivere ,non ci lasciate altra scelta .pensate a non dire soltanto parole ,passate ai fatti e alle certezze ,che non esistono più a irate la morte .

    Rispondi

Commenta

  • (non verrà pubblicata)