Amarcord: Gianni Fabrizio, Erasmo Iacovone ed il Cavalier Pignatelli

 

Il giornalista tarantino racconta la storia della nascita dell'emittenza televisiva privata tra i miti che hanno caratterizzato il più bel periodo di calcio a Taranto.
pubblicato il 06 Maggio 2020, 19:16
14 mins

Cari tifosi del Taranto o semplici appassionati di calcio nati negli anni 2000, meglio definiti come millenials: quella che stiamo per raccontare è la storia di un giornalista che a sua volta ha fatto la storia del giornalismo sportivo televisivo della nostra città, in un periodo (dal 1974 al 1993, con ben quindici anni di serie B e soli cinque di serie C) in cui il Taranto scriveva i capitoli più importanti della suo libro calcistico. Si parlerà di personaggi mitici come Erasmo Iacovone ed il Cavalier Pignatelli, degli spareggi per la salvezza giocati al San Paolo di Napoli (lo stadio di Maradona…) nel 1987. Chiedete pure ai vostri papà, ai vostri zii o ai vostri nonni e vi confermeranno.

Gianni Fabrizio, 74 anni, è stato protagonista-pioniere dell’emittenza televisiva privata a Taranto, diventando uno dei pilastri di TV Taranto, la prima emittente televisiva privata tarantina ma anche pugliese a trasmettere in differita le partite di calcio.

Cominciai a seguire il Taranto nel 1969, il presidente era Di Maggio. Facevamo riprese in giro con una telecamerina Akai bianca e poi ci riunivamo assieme ai soci del circolo privato Club 73, il lunedì pomeriggio per vedere quello che avevamo registrato”- racconta – “Contemporaneamente in quegli anni coltivavo la mia passione per il Taranto calcio e per il giornalismo sportivo scrivendo sul settimanale 90° minuto che veniva distribuito gratuitamente nelle pizzerie e ristoranti di Taranto la domenica sera, con la cronaca della partita che il Taranto aveva disputato nel pomeriggio.Una curiosità: il nome scelto per la testata fu poi “ripreso” dall’ epica e fortunata trasmissione Rai, condotta dal mitico Paolo Valenti a partire dal 1970. Si pensò addirittura di intentare un’azione legale nei confronti della Rai….. ma poi lasciammo perdere..”

La passione per il Taranto portò Gianni Fabrizio ed alcuni suoi amici a fondare un’associazione sportiva nonché un club per tifosi, denominato Alè Taranto, con sede in via Lago d’Arvo che divenne presto punto di riferimento per i tifosi del Taranto allorquando nei primi anni settanta fu deciso di effettuare un investimento che cambiò il corso della storia di questi pionieri dell’emittenza privata tarantina.

Volevamo mettere a disposizione dei tifosi, presso la nostra sede, le riprese integrali delle partite con la mia telecronaca. Acquistammo in un magazzino a Ravenna, per sei milioni delle vecchie lire, materiale utile alle nostre produzioni televisive: un grande televisore a colori, un video registratore una telecamera Akai. Tutta roba appena uscita in commercio. L’allora presidente del Taranto, Giovanni Fico, agevolò molto il nostro lavoro in quanto intuì che poteva essere un’ottima operazione promozionale per far andare allo stadio quanta più gente possibile.

Ricordi la prima partita che hai commentato?

Novara-Taranto, 28 aprile 1974. Eravamo ancora alle prime armi ma avevamo passione e voglia di esplorare situazioni nuove. Non avevamo precedenti, modelli a cui ispirarci, era tutto nuovo ed improvvisato. Il lunedì pomeriggio dalle 15.00 presso la sede del club Alè Taranto c’era la possibilità per i tesserati di poter rivedere la partita del Taranto che avevamo registrato. Cinquanta persone alla volta entravano in questa sala dove si poteva assistere alla telecronaca registrata della partita.

Come proseguì la tua avventura televisiva?

Con il passaparola ogni lunedì, più o meno trecento persone si alternavano presso la nostra sede a vedere la partita del Taranto. La cosa incuriosì il giornalista del Corriere del Giorno, Clemente Salvaggio, il quale tempo dopo mi chiamò per presentarmi l’imprenditore Giorgio Sammuri. Questi aveva una galleria d’arte in via Di Palma 118 che poi diventò la storica sede di TV Taranto prima Videolevante poi. Praticamente fondammo la prima emittente televisiva privata tarantina, TV Taranto appunto, trasmettendo le telecronache registrate della squadra di calcio, all’inizio con un ripetitore di potenza bassissima (2 watt). Basti pensare che non sapevamo fin dove arrivava il nostro segnale per cui chiedevamo al vicinato, quasi porta a porta, se il nostro canale fosse visibile. Con il passare del tempo si creò una bella redazione e crescemmo a vista d’occhio (nacque anche una Radio, ndc) e diventammo un punto di riferimento in città con i nostri telegiornali (quello delle 14.00 specialmente) e con le nostre trasmissioni sportive, prima Sportivissimo e poi Fuorigioco. Agli inizi degli anni’90 l’imprenditore Donato Carelli acquisì TV Taranto e la chiamò Videolevante; cominciammo ad occuparci giornalisticamente anche dell’Ippodromo di Taranto, del quale Carelli era proprietario.

Parlaci di Iacovone, il giocatore più amato della storia del Taranto. Com’era fuori dal campo? Tu sei stato l’ultimo ad intervistarlo prima della tragedia del 06 febbraio 1978

Era un ragazzo semplice, molto schivo, riservato, tranquillo. Tutto casa e campo. Non era facile riuscire a convincerlo a rilasciare una intervista. Infatti dopo quel Taranto-Cremonese, sua ultima partita, poche ore prima della sua morte, faticai non poco per convincerlo a rilasciare delle dichiarazioni. Lo attesi per diversi minuti, praticamente nello spogliatoio non era rimasto nessuno. Durante l’intervista fu scattata una foto, alla quale sono molto legato, da un tifoso che si trovò lì per caso. Quasi un segno del destino. Poche ore dopo nel cuore della notte fui svegliato dalla notizia della sua morte e mi ritrovai da un giorno all’altro dal fargli una intervista, a commentare in diretta, sotto la pioggia, i suoi funerali allo stadio davanti a una marea di gente. Fu uno shock emotivo pesante.

Qual’ è stato Il giocatore più forte che hai visto giocare oltre all’impareggiabile Iacovone?

Iacovone era un giocatore fortissimo che è entrato nell’immaginario della gente anche a causa della sua prematura morte e anche perchè faceva parte di un Taranto che stava lottando per la serie A, per la prima volta nella sua storia. Ma prima e dopo Iacovone ci sono stati altri giocatori molto forti: Selvaggi,Maiellaro, De Vitis e andando ancora più indietro nel tempo Beretti, Tartari, Caciagli, Aristei, Napolioni, Romanzini e altri che non sto qui a citare.

Un altro personaggio memorabile degli anni della tua esperienza televisiva fu il Cavalier Luigi Pignatelli, presidente del Taranto dal 1983 al 1985. Raccontaci qualcosa di lui….

E’ stato un gran personaggio, magari folcloristico ma genuino. Amava tanto il calcio ma si era circondato di alcune persone che non volevano il suo bene e che hanno approfittato della sua bonomia. Quando conducevo la trasmissione sportiva del giovedì su Videolevante (Fuorigioco, ndc) il Cavaliere mi chiamava verso le tredici e si informava su chi fossero gli ospiti della trasmissione e più di qualche volta nel terminare la telefonata diceva: “Gianno stè nu poste pe mè stasera?”. E come facevi a dirgli di no? La sua presenza faceva impennare l’audience, era seguitissimo dai tarantini. Una volta di ritorno dalla trasferta di Benevento – che sancì la promozione in serie B del Taranto – U’ Preside’ – come amavano chiamarlo i tifosi – si fermò a Canale Uno, a Statte, per partecipare ad una trasmissione tv. Ad un certo punto disse in diretta: “Scusate ma me ne debbo andare che mi sta aspettando Gianno a Vibbolevante”….E quando salì negli storici studi di via Di Palma 118, sotto la sede dell’emittente si accalcò un sacco di gente. Lo acclamavano a gran voce e durante una pausa della trasmissione si affacciò alla finestra e gli fu chiesto a gran voce di scendere in strada e lui con quel candore, caratteristico del personaggio, domandò: “Non è che mi fate male?”.

Dopo la trasmissione a Videolevante aveva appuntamento al Corriere del Giorno ed i tifosi lo fecero salire dietro ad un motocarro – il classico tre ruote – e lo accompagnarono. Sfilò per le vie del centro manco fosse il Papa, salutava tutti dal carretto.

Quali sono le partite più memorabili che hai commentato?

Da un punto di vista emotivo, quelle degli spareggi salvezza: Taranto- Lazio a Napoli (1987) e Taranto-Casertana ad Ascoli (1992); piansi di gioia in entrambi i casi. C’è un aneddoto relativo agli spareggi di Napoli. Mi venne l’idea, per accattivarci i tifosi partenopei che avevano da poco festeggiato il primo scudetto della loro squadra, di far realizzare ad una tipografia di Statte un lunghissimo striscione (45 metri) con la scritta: “Taranto ed i suoi tifosi salutano salutano Napoli campione d’Italia”. Quando feci la diretta con la partenza dalla stazione dei tifosi rossoblù, lo striscione fu attaccato ai vagoni del treno (a Napoli il Taranto fu seguito da circa diecimila tifosi, ndc). Fu bellissimo e ne parlarono sia il Corriere dello Sport che la Gazzetta dello Sport.

Raccontaci un ultimo aneddoto della tua esperienza giornalistica parallela alle vicende del Taranto calcio…

Come non citare la famosa telecamera nascosta nello spogliatoio della della Juventus, installata su disposizione di Carelli, che raccolse lo sfogo tra primo e secondo tempo dell’allenatore bianconero Maifredi. Era incazzato nero per la figura che stavano facendo i suoi giocatori al cospetto di una squadra di categoria inferiore. La gara era valevole per la Coppa Italia ed il Taranto si impose per 2-1 con uno storico gol di Brunetti su calcio di punizione. Quello fu uno stratagemma adottato per capire cosa dicevano ai propri giocatori, nell’intervallo, gli allenatori delle squadra avversarie e fu usato per qualche mese. Poi la cosa venne scoperta ed il Taranto prese una multa .

Veniamo ai giorni nostri…. Il calcio è cambiato ed il Taranto è in serie D da troppo tempo e manca dalla serie B da ben 27 anni.

Ho avuto la fortuna di vivere da giornalista un momento molto bello per lo sport della nostra città, sia al vecchio “Salinella” che allo Iacovone. Taranto attraversava un periodo economico florido, la gente riempiva lo stadio quasi tutte le domeniche. Ora purtroppo è cambiato tutto. Il calcio è diventato un vero e proprio business, le società sono delle piccole aziende e comandano i soldi. Taranto attraversa una brutta crisi economica ed i tifosi non sono più gli stessi. Si critica tutto, a prescindere. L’ultimo presidente che ha fatto bene, è stato Blasi, eppure ora le stesse persone che lo rivogliono in sella al Taranto sono quelle che a suo tempo lo hanno contestato. Si opera in condizioni ambientali quasi proibitive, non si perdona più nulla e l’essere umorali non permette di programmare, di correggere gli errori che pure si commettono. Non c’è più la genuinità di un tempo. Vedo la gente incattivirsi sui social e questo non è bello.

A proposito di social. Anche il mestiere del giornalista sportivo è cambiato con il loro l’avvento e precedentemente con quello di internet. C’è un livellamento verso il basso con la presenza di tanti siti e blog cui accedono presunti “professionisti” del settore…Che ne pensi?

Posso dire che quando ho iniziato io era tutta una novità, almeno per quanto riguarda la televisione. Quindi siamo stati precursori di un certo tipo di informazione televisiva. Poi ho avuto a che fare con dei veri professionisti del settore come Clemente Salvaggio, Gianni Rotondo o Paolo Aquaro e mi è molto servito. Ora noto che ognuno va per conto suo e per quanto i social abbiano consentito una partecipazione diretta del lettore, che può esprimere giudizi liberamente, è anche vero che forse bisognerebbe recuperare un po’ più di sobrietà.

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