Taranto, operazione “Sofia”: 5 arresti all’alba

 

Una perfetta organizzazione di sentinelle, corrieri e pusher gestiva una piazza di spaccio costantemente rifornita, con l'aiuto di donne e minorenni
pubblicato il 05 Maggio 2020, 11:57
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Era “ininterrotto” il flusso di “clienti” che giornalmente si recava al quartiere Salinella (Taranto) per comprare (soprattutto) cocaina e hashish. Nessun contatto telefonico prima degli incontri e questo perché la “merce” era sempre a disposizione. I cinque arrestati di stamattina potevano contare almeno su un’altra decina di persone coinvolte, tra sentinelle, corrieri e pusher al dettaglio. Adulti, donne e minorenni.

E’ questo il quadro descritto in videoconferenza dal vice Questore Carlo Pagano che a seguito di indagini dirette dal Sostituto Procuratore Daniela Putignano della Procura della Repubblica di Taranto, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di 5 misure cautelari personali (4 in carcere ed 1 agli arresti domiciliari) emessa dal Gip presso il Tribunale di Taranto Benedetto Ruberto nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti a vario titolo indiziati in concorso di detenzione e vendita di sostanze stupefacenti, nell’ipotesi aggravata dal numero di persone coinvolte (non meno di 10) e dall’aver determinato a commettere lo stesso reato anche dei minorenni.

I provvedimenti traggono origine da un’attività di indagine condotta dal personale della Sezione Antidroga della Squadra Mobile della Questura di Taranto relativamente alla vendita di sostanze stupefacenti nel quartiere “Salinella”, all’interno delle abitazioni riconducibili ad alcuni degli arrestati e ad altri co indagati, ritenuti allo stesso modo gravemente convolti.
A partire dall’ottobre del 2018 e per oltre un anno e ancora nel febbraio 2020, sono state sequestrate centinaia e centinaia di dosi di cocaina ed hashish, di volta in volta sottratte ai soggetti (anche minorenni) incaricati di trasportare gli stupefacenti dai luoghi di custodia fino alle abitazioni dove veniva spacciata al dettaglio, oppure trovate in possesso degli acquirenti dei quali si è registrata un’affluenza ininterrotta per tutta la durata delle indagini, facendo contare in un giorno la cessione di circa 600 dosi. 
L’avvio e conduzione dell’attività di indagine – anche per mezzo di intercettazioni – e la costante osservazione dei movimenti intorno all’edificio di Via Lago di Monticchio, hanno consentito di riprendere un arrivo ininterrotto di numerosi assuntori e di accertare come l’attività di spaccio coinvolgesse più persone.

I ruoli

Le donne, in particolare, erano incaricate di allertare i familiari adibiti alla vendita in caso di arrivo della Polizia (indicata spesso con nomi di donna, come “Sofia”, da qui il nome dato all’operazione). C’era chi si occupava della custodia della sostanza stupefacente e del suo trasporto, secondo necessità e se occorreva, c’era chi, in caso di intervento delle forze dell’ordine, si rendeva disponibile a prelevare ed occultare la sostanza stupefacente, consentendo ai complici di sottrarsi ai controlli. Alcuni minori, infine, erano impiegati le attività di confezionamento e vendita della sostanza stupefacente, trasportandola nei luoghi adibiti alla vendita.

Una piazza sempre “aperta”

In nessun caso le cessioni di stupefacenti venivano precedute da contatti telefonici, a dimostrazione della “costante” e “pronta” disponibilità di droga da parte degli indagati. I consumatori di volta in volta controllati sono stati trovati in possesso delle dosi di cocaina poco prima acquistate, ed alcuni di loro hanno fornito informazioni utili ai fini dell’identificazione degli indagati ed a confermare come le abitazioni di questi costituissero vere e proprie basi operative, nelle quali si avvicendavano tra loro e con l’aiuto di altre persone. L’esito negativo dei controlli effettuati nell’immediatezza, hanno fatto presumere che negli appartamenti fosse mantenuto un quantitativo minimo per soddisfare le richieste della singola giornata, in modo tale che, in caso di controllo delle forze dell’ordine, gli spacciatori potevano sbarazzarsi facilmente della sostanza (il più delle volte con diversi e voluti scarichi di acqua nel water), senza subire perdite economiche di rilievo. Gli approvvigionamenti erano invece garantiti da altri soggetti, incaricati come di recuperare la droga dai luoghi di custodia. Ciò avveniva a bordo di motoveicoli, e non senza rocamboleschi inseguimenti da parte delle stesse forze di polizia, che li intercettavano nelle principali direttrici. Come nell’ottobre 2018,quando due degli indagati – a bordo del solito ciclomotore – riuscirono a eludere un controllo delle forze dell’ordine, nonostante l'”ALT” intimato dai poliziotti, speronando un motociclo di servizio e continuando la corsa in gran velocità.

Fuochi d’artificio per la scarcerazione di un componente del gruppo

Il carattere di familiarità ed unione fra tutti gli indagati è stato sottolineato in occasione della scarcerazione di uno di loro, accolto presso la sua abitazione (una delle “basi operative”) con festeggiamenti ed esplosione di fuochi d’artificio. Le investigazioni condotte sotto la direzione della Procura della Repubblica hanno consentito di dimostrare come gli arrestati e gli indagati fossero inseriti stabilmente in un vasto circuito criminale impegnato nello smercio quotidiano di droghe, sia leggere che pesanti, con carattere di vera e propria imprenditorialità, attraverso una rete di diffusione capillare sulla piazza di Taranto, con canali di approvvigionamento certamente collocati ad elevato livello.

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