Rapid test Mittal: ASL chiedeva percorso comune

 

Ecco i motivi che hanno spinto il Dipartimento di Prevenzione a chiedere all'azienda di sospendere i test sui lavoratori. Trovati 4 positivi sui primi 130
pubblicato il 02 Maggio 2020, 20:36
5 mins

Sono due i motivi che hanno spinto il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto a chiedere ad ArcelorMittal Italia di sospendere i test seriologici gratuiti e facoltativi (chiamato ‘Progetto screening seriologico Igm/Igc SARS-Cov-2 test rapidi ad immunodiffusione laterale’), che l’azienda aveva iniziato da qualche giorno insieme ad una ditta sanitaria di Taranto. Il primo di natura prettamente istituzionale. Il secondo di natura decisamente scientifica.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/02/asl-blocca-test-seriologici-in-arcelor-mittal-sindacati-perplessi/)

Nel primo caso, l’Asl di Taranto avrebbe gradito procedere per tappe concertate, attraverso un protocollo da redigere insieme all’azienda. Invece, dopo che le parti avevano interloquito inizialmente sulla possibilità di effettuare un percorso per realizzare i test sui lavoratori, trovandosi concordi su tale eventualità a valle di un progetto che la Asl avrebbe valutato nei suoi contenuti e procedure, ArcelorMittal avrebbe iniziato i test senza avvertire il Dipartimento di Prevenzione che in tema di contagio da Covid-19 ha la responsabilità della gestione sul territorio provinciale. E la ASL ne sarebbe venuta a conoscenza soltanto perché avvisata dal medico della società (Ecopan Sanità srl) scelta dall’azienda per far effettuare i test ai lavoratori.

Inoltre, sempre restando in tema di procedure, non solo nella gestione delle positività e negatività, bisogna seguire un percorso ben definito. In particolare deve esserci il famoso atto di consenso di chi è sottoposto a questi test. Il soggetto, in questo caso il lavoratore, deve averte tutte le informazioni del caso: a cosa serve ciò a cui si sta sottoponendo, quale test sta effettuando, quali i risultati e il loro significato. Modulo di consenso di cui la ASL non avrebbe preso visione.

A non convincere anche l’iter scelto dall’azienda a test effettuati, nella gestione dei lavoratori risultati positivii. La procedura scelta dall’azienda, qualora il primo risultato sia positivo, è quello di effettuarne un secondo. Se la positività è confermata, l’azienda avrebbe proceduto con l’avvertire il medico di base. Procedura che invece non è quella seguita dal Dipartimento di Prevenzione sin dal primo caso di Covid-19 registrato in provincia di Taranto. Infatti, il protocollo prevede che il soggetto positivo venga subito posto in quarantena presso la sua abitazione, per poi informare immediatamente il Dipartimento di Prevenzione della ASL: soltanto dopo si avvisa il medico di base, per poi procedere al famoso tampone che è a carico della stessa ASL.

Tra l’altro, sui primi 130 test seriologici effettuati, sono stati 4 i casi di positività, che sono stati subito presi in carico dal Dipartimento di Prevenzione. Chiara quindi la preoccupazione della ASL sulla gestione dei lavoratori positivi, qualora risulti diversa dalle procedure attuate sino ad oggi.

C’è poi la questione scientifica. La ASL ha infatti evidenziato che i test in questione sono gravati da sensibilità e specificità molto variabili, il che non consente di effettuare una diagnosi della malattia, oltre ad essere attendibili soltanto al 60%.

Come evidenziato anche dal ministero della Salute, questi test non sono sufficientemente attendibili, in quanto anche la rilevazione degli anticorpi non è sinonimo di infezione acuta in corso, mentre l’assenza di anticorpi non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce e/o asintomatica. Inoltre, vi è la possibilità dei così detti fenomeni cross-reattività con altri patogeni affini, che potrebbero rendere il rilevamento degli anticorpi non specifico per la sarà-Cov-2.

Per questi motivi l’esecuzione di tali test può risultare di scarsa utilità, fuorviante o dannosa, generando quindi nei lavoratori convinzioni fasulle e portarli a comportamenti errati. Per questo la ASL ha optato per la sospensione della procedura avviata da ArcelorMittal, il che però non vuol dire che l’attività non potrà essere ripresa. Ma ciò potra avvenire solo a valle di una necessaria pianificazione e valutazione congiunta delle iniziative da intraprendere e delle relative modalità di svolgimento.

E siamo certi che per il bene di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, questo non potrà che avvenire al più presto.

(leggi la replica della ASL ai sindacati https://www.corriereditaranto.it/2020/05/02/sospensione-screening-la-asl-serve-percorso-condiviso/)

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

2 Commenti a: Rapid test Mittal: ASL chiedeva percorso comune

  1. andrea rossi

    Maggio 3rd, 2020

    La stesura di un simile articolo, presuppone un’ampia e dettagliata conoscenza tecnico scientifica.
    Gli assunti esposti, sono altamente privi di tali connotati.
    Si consiglia di approfondire lo studio degli argomenti trattati, onde generare confusione in noi lettori.

    Rispondi
    • Gianmario Leone

      Maggio 3rd, 2020

      Gent.le lettore, se questo articolo è stato scritto, come tutti gli altri da parte del sottoscritto e della redazione, è avvenuto come sempre dopo la consultazione di fonti esperte e preposte sull’argomento. Come conferma anche il comunicato stampa della ASL e dello SPESAL. Se non ci fossimo come sempre informati e non avessimo approfondito per capire i perché di tale decisione, ci saremmo semplicemente attenuti al riportare i vari comunicati stampa delle parti in causa (ASL, SPESAL, ArcelorMittal, e sindacati metalmeccanici).
      La questione è molto chiara: la procedura andava e andrà concordata tra azienda, enti e sindacati. Nella consapevolezza che fare test seriologici attiene più ad un’indagine epidemiologica per capire chi ha sviluppato gli anticorpi al virus. Ed eventualmente rintracciare una parte dei positivi, avendo questi test una validità massima del 60%. Non a scovare al 100% infetti, eventuali immuni, o chi non è ancora in fase acuta della malattia.
      Nessuna confusione dunque, né approssimazione. Forse basterebbe che le varie parti in causa si parlassero un pò di più tra di loro e non a mezzo stampa e la confusione comunicativa e sociale non si genererebbe affatto.

      Cordiali Saluti
      Buona domenica

      Rispondi

Commenta

  • (non verrà pubblicata)