Un Primo Maggio differente

 

Depotenziato ormai da tempo, oggi ancor più c'è poco da festeggiare. Perchè il coronavirus sta cambiando il mondo, ma purtroppo non cambia il potere
pubblicato il 01 Maggio 2020, 12:54
3 mins

Primo Maggio. E c’è poco da festeggiare. Perchè è diverso dagli altri, già depotenziati nel tempo dal senso quasi del tutto perso per un inno al lavoro di ben altro valore.
L’emergenza sanitaria non solo provoca ferite ai corpi strappandoli purtroppo spesso alla vita, ma anche proprio al lavoro devastato dalla fragilità dell’economia che non salva neppure i Paesi più ricchi. Semmai, consorzia ancor più quanti di ricchezza ne possiedono a dismisura: se non toccati dal Covid-19, certamente non moriranno di fame e nè tantomeno svuotati saranno i loro portafogli.
Sì, è un Primo Maggio differente. Che forse induce a riflessioni inedite. Che potrebbe far riscoprire la solidarietà, un valore da troppo tempo dimenticato anzi affossato. Quello su cui nel dopoguerra i nostri avi fecero leva per ricostruire la società distrutta dalle bombe e dalla ferocia degli uomini. Quella solidarietà che ha arretrato fino a sparire di fronte al profitto, all’arrivismo, al culto della personalità, ai bilanci, al ‘dio denaro’. Con il danno collaterale di anestetizzare il valore stesso del lavoro, quindi l’uomo e la sua dignità e ogni suo progetto di vita.
Restano pochi presìdi a difenderne l’assoluta centralità morale. Perchè invece centrale resta nell’inganno della natura sacrificata perciò devastata per trarne profitti, nell’illusione di uno stipendio da portare a casa per sfamarsi e sfamare, nell’irrealizzato sogno di equilibrio sociale, nella religione dei sacerdoti del falso benessere.
Oggi tutti parlano di salute da salvaguardare a tutti i costi, di lavoro da sostenere, coniugandoli come mai in passato. Già, qualcosa che qui, da queste parti, è dilemma ben conosciuto. E mai risolto. Giusto parlarne, per carità: il dramma che si vive ormai da mesi va affrontato di petto per scovare la soluzione. Se soltanto però salute e lavoro e quindi solidarietà – perchè questo è – muovessero sempre il pensiero di chi possiede il potere, forse potremmo guardare al futuro con qualche speranza differente.
E invece, qui ci accorgiamo di un Primo Maggio diverso. Perchè altrove preferiscono le sceneggiate, dimenticando senso di responsabilità e capacità di confronto e dialogo. Ecco il guaio, ed ecco la delusione. Il coronavirus sta cambiando il mondo. Ma purtroppo non cambia il potere.
Per chi ci crede, buon Primo Maggio!

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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