#comequandofuoripiove: altri tre spettacoli del Crest on line

 

pubblicato il 28 Aprile 2020, 21:29
4 mins

Nuove pubblicazioni per #comequandofuoripiove, il palinsesto del Crest sul proprio canale Youtube, che, avviato esattamente un mese fa, proseguirà per tutta la durata della sospensione, pur necessaria, dell’attività teatrale imposta dall’emergenza sanitaria. Il cartellone virtuale prevede tre video ogni settimana, in uscita il giovedì, con accesso alla piattaforma dal sito teatrocrest.it.

Questi i titoli dei prossimi contenuti disponibili online dal 30 aprile al 6 maggio.

Io non mi ricordi niente. Regia Davide Iodice e Mauro Maggioni, con Monica Angrisani, Luigi Biondi, Salvatore Caruso, Anna Ferruzzo, Pietro Minniti, Francesco Palagiano, Francesco Simon, elementi scenici Massimo Staich, datore luci Vito Marra, coproduzione Crest / LiberaMente (1999). Il teatro è morto, si dice, e allora non resta che dedicargli un funerale. Una danza di morte, un circo di periferia con i suoi funamboli e i suoi trapezisti pericolosamente appesi ad un filo, gente che si gioca la vita per un pasto caldo, la disperata vitalità dei clown che fanno di tutto per strappare un sorriso e una lacrima, uomini e donne che ridicolmente combattono contro un destino già scritto. E sopra tutta questa vita, la morte, che ride beffarda, la morte che gioca come il gatto con il topo, la morte che aspetta paziente, la morte, forse unico spettatore rimasto di un teatro che muore. Estratto dello spettacolo: durata 18’30”.

Capatosta. Scritto da Gaetano Colella, regia Enrico Messina, con Gaetano Colella e Andrea Simonetti, composizione sonora Mirko Lodedo, scene Massimo Staich, disegno luci Fausto Bonvini, datore luci Vito Marra, produzione Crest – Teatri Abitati (2014), in collaborazione con Armamaxa teatro, vincitore bando Storie di Lavoro 2015. Siamo nello stabilimento più grande d’Europa, l’Ilva di Taranto. In scena lo scontro fisico, passionale, generazionale e di valori tra il benessere acquisito e i sogni di rivoluzione. Nuova drammaturgia, teatro civile… etichette possibili per una urgenza che non vuole essere chiusa o bollata con un’etichetta, ma vuole essere un prendere parola, restituire un sentimento di dolore e di impotenza insieme, condividendolo con una città e non solo, come solo il teatro può fare. Solo i gesti, i volti, le voci di attori possono riuscire a raccontare il sangue di una città ferita e divisa. Oltre l’informazione. Versione integrale dello spettacolo: durata 65′.

Come il brutto anatroccolo. Da H.C. Andersen, testo e regia Sandra Novellino e Delia De Marco, con Alessandra Ardito, Delia De Marco, Paolo Gubello, Giuseppe Marzio, scenotecnica e luci Michelangelo Campanale, costumi Maria Pascale, musiche originali Mirko Lodedo, cura del movimento Valentina Elia, tecnico luci Vito Marra, produzione Crest (2018). «Che cosa importa essere nati in un pollaio di anatre, quando si è usciti da un uovo di cigno?». Chiosa Christian Andersen nel bel mezzo della sua favola, mettendo in chiaro una delle “letture” possibili delle avventure e disgrazie che capitano ad un anatroccolo nato più grosso e più alto dei suoi fratelli. Un piccolo che accetta il suo destino di “brutto”, senza nascondersi, ed anzi lascia le ali protettrici di mamma anatra per il suo solitario viaggio di conoscenza del mondo e dei suoi abitanti. Crescendo, si scoprirà cigno e, per la prima volta, non avrà paura ma pudore. Proprio come un bambino quando si scopre ragazzo. Versione integrale dello spettacolo: durata 70′.

Foto: Io non mi ricordo niente: archivio coop teatrale Crest; Capatosta: Marco Caselli Nirmal; Come il brutto anatroccolo: Gemma Rossi.

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