School. Is connecting

 

Difficoltà ma anche impegno. I dati Istat dicono che la percentuale di famiglie senza computer supera il 41 per cento nel Mezzogiorno e il 30 per cento nelle altre aree del Paese, ma gli insegnanti restano vicini agli studenti su WhatsApp, con le email e facendo lezioni su piattaforma
pubblicato il 26 Aprile 2020, 08:00
6 mins

Nell’Italia che si prepara a ricominciare attraverso la “Fase 2” mancherà la riapertura delle scuole. Che per il momento, dicono gli esperti, e a ragione, non solo non riapriranno nei mesi estivi, ma non è detto che possano riaprire a settembre.

Il Ministero dell’Istruzione, con la Task Force presieduta da Patrizio Bianchi, l’uomo chiamato a risolvere questa delicatissima questione, ha chiesto di stilare un crono-programma di rientro fra i banchi, lavorando su due ipotesi principali: la prima prevede di dividere gli studenti di una classe in due gruppi, alternando la presenza fisica e quella online, mentre la seconda, di suddividere gli alunni tra mattina e pomeriggio. Si vedrà.

Patrizio Bianchi

Di sicuro, famiglie, studenti e insegnanti hanno bisogno di risposte, anche nel breve termine. Innanzitutto per lo svolgimento degli Esami (si faranno in presenza, online?) e poi per capire come gestire i figli se i genitori dovranno rientrare al lavoro mentre la didattica proseguirà a distanza.

Una questione di non facile soluzione, considerando i numeri del “Pianeta Scuola”, ricordati dallo stesso Patrizio Bianchi al momento dell’insediamento: “Stiamo parlando di 8 milioni di studenti, un milione di professori, altrettanti amministrativi e collaboratori scolastici”.

Un mondo che in questi giorni sta sperimentando la “didattica a distanza” che secondo la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, “ha rappresentato in questa emergenza, l’unica risposta possibile. (…) Da questa crisi potrà nascere una nuova scuola”. Una condivisibile, speranzosa convinzione che sta evidenziando tuttavia l’eterno divario Nord e Sud e al contempo esalta l’impegno degli insegnanti. Se da una parte infatti, come dimostrano i dati Istat, la percentuale di famiglie senza computer supera il 41 per cento nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa, ed è circa il 30 per cento nelle altre aree del Paese, dall’altra in un primo monitoraggio su 7291 istituzioni scolastiche, il 94 per cento degli studenti risulta comunque raggiunto dalla propria scuola attraverso l’invio dei compiti via WhatsApp o email o con lezione su piattaforma. Nel 77 per cento dei casi le scuole stanno sperimentando la didattica a distanza per la prima volta e il 68 per cento degli istituti ha predisposto materiali per alunni senza connessione Internet.

Lucia Azzolina

Non mancano i disagi, allo stesso tempo legati a ritardi, lezioni sporadiche, professori reticenti, comunicazioni lacunose, collegamenti instabili, resistenze dei sindacati, incursioni di hacker nelle piattaforme.

Un quadro complesso. Ma anche una grande opportunità che sta segnando un passaggio epocale, ne è convinta Daniela Lucangeli, neuroscienziata, studiosa dei processi dell’apprendimento e prorettrice dell’Università di Padova: “La scuola ha fatto il miracolo: attraverso le videolezioni ha fatto in modo che la tecnologia non diventasse più sostituto dell’umano ma il mezzo che riconnette l’umano, quindi la maestra col suo allievo. Questo passaggio ha ribilanciato la potenzialità della tecnologia dentro al suo spazio preciso: perché la tecnologia non è il fine, ma il mezzo del potenziale umano”.

Difficoltà. Ma anche sfide. Dalle Marche alla Puglia, dal Veneto all’Emilia gli esempi di didattica a distanza che funziona non mancano. A Perugia, nel Liceo scientifico Corradino-D’Ascanio già prima della chiusura delle scuole gli studenti avevano prodotto disinfettanti e mascherine. Durante la quarantena hanno inventato un videogame per spiegare le regole contro il virus. A Frosinone, i ragazzi dell’istituto Anton Giulio Bragaglia vanno in onda usando la radio con lezioni di varie materie oltre a cucina, musica e attualità e accompagnano il tutto con format ad hoc sugli stessi temi. A Taranto l’istituto Luigi Pirandello ha attivato un canale Youtube in cui sono sempre disponibili videolezioni e storie prodotte da docenti e ragazzi. Un mezzo per arrivare a tutti perché in questa scuola su 850 alunni circa 60 hanno problemi cognitivi e questo ha fatto sì che si potesse portare avanti, a anche a distanza, questa sfida d’inclusione.

Ed è bello questa settimana, chiudere con altri tre studenti di Taranto iscritti al Liceo Ferraris, arrivati in finale al Premio Asimov 2020, istituito per l’editoria scientifica divulgativa dal Gran Sasso Science Institute dell’Aquila. Si tratta di Francesca Nacci, Claudia Magli e Michele Iacobino. Nella fase finale che si disputerà in modalità telematica registreranno un video in cui presenteranno il libro recensito in questa competizione, che si propone di avvicinare le giovani generazioni alla scienza attraverso la lettura critica di opere di divulgazione scientifica.

“Tutto il male che si dice della scuola fa dimenticare il numero di bambini che ha salvato dalle tare, dai pregiudizi, dall’ottusità, dall’ignoranza, dalla stupidità, dalla cupidigia, dall’immobilità o dal fatalismo delle famiglie”.

Ricordiamocelo questo pensiero di Daniel Pennac. Pessimo studente, dislessico, avviato alla scrittura da un suo insegnante e della scuola, ha detto anche, in una lectio magistralis a Bologna nel 2013: “E’ un baluardo fragile di fronte alla demagogia e alla pubblicità”.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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