Ex Ilva, il Tar vuol vederci chiaro

 

E' la riflessione più opportuna che va fatta sulla decisione dei giudici amministrativi, a prescindere da ogni altra considerazione
pubblicato il 25 Aprile 2020, 12:00
6 mins

Districarsi attraverso e dentro la decisione di uno o più giudici non è mai facile, e non per colpe del magistrato o dei magistrati: l’elaborato è frutto di linguaggio necessariamente tecnico, per cui talvolta sembra parecchio complicato ai più capire quale effettivamente sia la decisione o le decisioni assunte dal giudice o dai giudici e da cosa scaturiscano.
Spiegarlo, argomentarlo poi non è esercizio semplice semplice: in fondo, si tratta di rendere fruibile una decisione o più decisioni emesse e poggiate su leggi che, a loro volta, vanno spiegate in tutta chiarezza.
Come avrete capito, il riferimento è alla decisione assunta dal Tar di Lecce sulla validità o meno dell’ordinanza di febbraio a firma del sindaco Melucci, quella che può chiamarsi un ultimatum al gestore dello stabilimento siderurgico – quindi ArcelorMittal – perchè rispondesse ai fenomeni di emissioni da eliminare pena la chiusura degli impianti. Un’ordinanza, come si ricorderà, che suscitò clamore, a febbraio, non solo in città ma in tutto il Paese, considerando che l’ex Ilva è ritenuta per definizione di “rilevanza strategica” per l’Italia.
Tralasciando i commenti su quest’ultima etichetta, il fatto va poi corroborato dai ricorsi al Tar proposti da ArcelorMittal e Commissari ex Ilva. Nel mezzo le relazioni degli Enti, chiamiamoli così per ulteriore semplicità, controllori (Arpa, Asl, Ispra, Ministero dell’Ambiente), relazioni per sostenere o meno le tesi proposte nel’ordinanza-ultimatum del Comune di Taranto.
Cosa dice il Tar? Che l’ordinanza va sospesa, che i controllori di cui sopra devono produrre ulteriore documentazione su alcuni passaggi non propriamente chiari del tutto, che si riserva di decidere a ottobre se l’acquisizione della documentazione soddisfi le esigenze per un giudizio definitivo, che se quest’ultima fase necessiti invece addirittura di ulteriori approfondimenti si riserva la possibilità di rinviare anche oltre ottobre (è sottinteso nel dispositivo del Tar). Questo è quanto, non c’è altra interpretazione.
Ma che significa, ci si chiederà? “Possibile che bisogna ancora acquisire documenti?”, “Così si perde ancora tempo”, “Intanto quelli producono ancora e i danni proseguono”: giuste osservazioni, così come altre ancora del tipo: “Il Comune non ha vinto”, “Il Comune ha vinto la prima battaglia”. Tutto giusto, tutto condivisibile.
Proviamo a fare un esempio. L’autista di un mezzo di proprietà di un’azienda di distribuzione nell’espletare il suo lavoro tampona un’auto provocando seri danni. L’autista asserisce di non aver evitato l’incidente poichè i freni del mezzo hanno ceduto. Il conducente dell’auto danneggiata muove azione legale nei confronti dell’azienda credendo alla testimonianza dell’autista. L’azienda si difende addossando le responsabilità sull’autista il quale, ovviamente, respinge l’accusa. Entra in gioco il giudice che, per vederci chiaro, chiede documentazioni sull’efficienza del mezzo, le coperture asssicurative del mezzo stesso e dell’autista-dipendente se tutta la documentazione non sia stata già prodotta dall’azienda stessa. Il giudice, se non convinto dalla documentazione, fa entrare in gioco un perito per verificare lo stato d’efficienza del mezzo. Al termine di tutta l’indagine conoscitiva, emette la sua sentenza oppure chiede ulteriori verifiche.
E’, in pratica, ciò che è accaduto nella vicenda di cui sopra. Proviamo a ricostruire. Il Comune di Taranto, nella persona del sindaco Melucci, a tutela dell’Ente civico e in rappresentanza della città, ha prodotto ordinanza di possibile chiusura dello stabilimento siderurgico (alcune aree dello stesso) intimando all’azienda di eliminare i rischi per la popolazione entro un termine stabilito. All’ordinanza si oppone l’azienda, che ricorre al Tar. I giudici amministrativi acquisiscono i documenti prodotti dalle parti in causa per poter decidere se sia legittima in toto l’ordinanza del sindaco Melucci oppure non sostenuta da prove sufficienti. Cos’è accaduto invece? Che il Tar non boccia l’ordinanza di Melucci ma ne ha sospeso gli effetti e accolto – seppur temporaneamente per evitare danni agli impianti notoriamente non spegnibili con un semplice interruttore – le tesi del’azienda.
Una via di mezzo, che secondo il nostro modesto parere è più che giusta. Perchè i giudici hanno ritenuto comprensibile l’ordinanza ma non attuabile nell’immediato per il semplice motivo che vogliono vederci chiaro, vogliono più prove, quella che possiamo chiamare ‘la pistola fumante’. I giudici non si sono accontentati così della documentazione prodotta da entrambe le parti, e hanno chiamato in causa quelli che abbiamo indicato prima quali ‘controllori’ affinchè questi presentino altre testimonianze certificate. Anzi, i giudici si sono riservati per ottobre – il 7, quando si tornerà in aula – di poter chiedere ulteriori approfondimenti se non soddisfatti dalle risposte ottenute.
Dunque, siamo ad altro passaggio giudiziario dei tanti che coinvolgono lo stabilimento siderurgico, da anni sotto osservazione – com’è giusto che sia – sotto tanti punti di vista. La considerazione finale? Che, a prescindere dal giudizio che ognuno di noi può avere sull’atto politico precauzionale avanzato a suo tempo dal sindaco Melucci, il ‘mostro d’acciaio’ è così vecchio che sembra impossibile o quasi rimetterlo in piedi al massimo della sicurezza. E’ come voler riparare un motore ormai fuso: per quanto si possa intervenire e rigenerarlo, reggerà per qualche altro tempo ma resterà sempre un motore vecchio e difficilmente compatibile con le esigenze più moderne. In fondo, non sarebbe meglio e forse anche meno costoso abbandonarlo?

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

2 Commenti a: Ex Ilva, il Tar vuol vederci chiaro

  1. Piero

    Aprile 25th, 2020

    Il problema è che i tedeschi si sono dimostrati quelli che sono sempre stati e sempre saranno. Di finanziare la cosiddetta rivoluzione verde non se ne parla neppure. Al limite cercheranno di papparsi le quote di mercato che dovessero liberarsi dalla chiusura di Taranto, per la quale vedo solo uno scenario tipo Bagnoli.

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  2. Umberto

    Aprile 25th, 2020

    Io una spiegazione ce l’avrei sul tempo che vogliono prendersi i giudici per vederci chiaro…. diceva Andreotti:
    “a pensar male si fa’ peccato,ma spesso ci si azzecca….” cosa faranno? si apposteranno sotto l’ilva fino ad ottobre per sentire se l’emissione odorigena arriva da li? quali altri mezzi avrebbero per verificare? diceva Toto’ “ma mi facci il piacere!” che infinita tristezza….che infinita presa per i fondelli… che infinita miseria. e visto che sono in vena di citazioni aggiungo anche la quello che disse weah..”l’Italia e’ tutto un magna magna”.noi invece ci mangiamo solo il nostro fegato. meschini che ci tocca essere..

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