Melucci su decisione Tar: “I giudici hanno deciso di approfondire”

 

D'Amato (M5S): "Abbiamo fiducia nella giustizia e attendiamo l’esito di queste verifiche"
pubblicato il 24 Aprile 2020, 22:14
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“Le preoccupazioni del Comune hanno trovato riscontro nelle ordinanze del Tar, il quale ha affermato che il rispetto dei parametri di emissioni contenuti nell’Aia non costituisce di per sè garanzia dell’assenza di danno sanitario”: è il commento del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, secondo alcune agenzie di stampa, al provvedimento dei giudici amministrativi sui ricorsi presentati da Ilva in amministrazione straordinaria ed ArcelorMittal contro l’ordinanza del febbraio scorso sulla fermata degli impianti ritenuti inquinanti. “Inoltre – afferna il primo cittadino – i giudici non hanno mancato di evidenziare che il gestore dello stabilimento è stato di recente sanzionato per violazione dell’Aia in relazione alle emissioni di polveri, e che sempre in questo ambito risultano ancora in corso procedimenti di verifica”. “Il Tar – commenta ancora – ha quindi deciso di approfondire il più possibile i profili sanitari della vicenda, e ha ordinato al Ministero dell’Ambiente e all’Ispra di depositare accurate relazioni al riguardo”.
Altro commento è quello di Rosa D’Amato, europarlamentare tarantina del M5S: “La sentenza del Tar di Lecce ha di fatto bloccato l’ordinanza del sindaco di Taranto che avrebbe portato allo stop delle attività dell’ex Ilva. Ma questo non significa che i giudici abbiano accertato la mancata sussistenza della motivazione alla base della misura del sindaco, ossia il rischio sanitario rappresentato dallo stabilimento. Lo stesso Tar, infatti, ammette che l’AIA non chiarisce questo aspetto: ‘Non si ravvisa nell’AIA 29/9/2017 alcun riferimento alla valutazione del danno sanitario, né sembrerebbero coinvolte le autorità deputate alla cura dello specifico interesse pubblico della tutela della salute’, scrivono i giudici. E, cosa ancora più importante, i giudici sottolineano ‘che il rispetto dei parametri di emissioni contenuti nell’AIA (e relativi allegati) non costituisca di per sé garanzia dell’assenza di danno sanitario’. Ecco perché la partita al Tar non è chiusa: entro 90 giorni bisognerà fare chiarezza sulla sussistenza o meno di questo rischio. Per quanto ci riguarda, la risposta è palese. Abbiamo fiducia nella giustizia e attendiamo l’esito di queste verifiche. Una cosa però deve essere chiara: la salute dei cittadini non può più essere messa in secondo piano”.

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