Ex Ilva, il Tar sospende l’ordinanza di Melucci

 

Accolta l'istanza di ArcelorMittal e dei commissari di Ilva in AS. Chiesti documenti al ministero dell'Ambiente e all'ISPRA per decidere nell'dienza di merito il 7 ottobre
pubblicato il 24 Aprile 2020, 16:49
8 mins

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione  Prima, ha accolto l’istanza cautelare presentata dai legali di ArcelorMittal dei commissari straordinari di Ilva in AS (non viene citato quello di ArcelorMittal in quanto affittauria degli impianti) e, per l’effetto, ha sospeso in via interinale l’efficacia dell’ordinanza del Sindaco di Taranto n. 15 del 27 febbraio 2020, avente a oggetto: “Rischio sanitario derivante dalla produzione dello stabilimento siderurgico ex Ilva – Arcelor Mittal di Taranto – emissioni in atmosfera dovute ad anomalie impiantistiche – Ordinanza di eliminazione del rischio e, in via conseguente di sospensione delle attività”, fino alla camera di consiglio del 7 ottobre 2020. In sostanza, il Tar pur fermando l’azione del Comune, ne rimanda la possibile efficacia per acquisire maggiori documentazione e decidere in maniera definitiva.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/22/ordinanza-ex-ilva-domani-la-decisione-del-tar3/)

Il motivo risiede nel fatto che il Tar, per avere un quadro chiaro della situazione, “ai fini del decidere, è necessario disporre l’acquisizione di ulteriore documentazione, ipotesi – allo stato – ritenuta sufficiente e con riserva – in caso contrario – di disporre ulteriori e più articolati mezzi istruttori“. Il che significa che l’ordinanza disposta dal Sindaco di Taranto, non aveva un supporto documentale sufficiente da poter essere applicata nella sua efficacia e tale da respingere il ricorso.

(leggi il ricorso di ArcelorMittal al Tar di Lecce https://www.corriereditaranto.it/2020/03/27/arcelormittal-ricorre-contro-ordinanza-melucci4/)

Come si ricorderà infatti, ARPA Puglia aveva stilato due relazioni sugli eventi odorigeni dello scorso febbraio, non chiarendo del tutto l’origine esatta della fonte, e per questo richiedendo il supporto dell’ISPRA (l’unico ente che può accertare la violazione di una prescrizione o dei parametri emissivi stabiliti dell’Autorizzazione Integrata Ambientale) pur riscontrando nel siderurgico l’impianto da cui sarebbero derivate le emissioni odorigene che spinsero il sindaco ad emettere la suddetta ordinanza.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/28/emissioni-da-afo1-arpa-attende-lispra/)

Il caso di specie alquanto nebuloso, viene evidenziato nella sentenza del TAR anche dalla relazione dell’ISPRA (in collaborazione con ARPA) che ha effettuato sopralluoghi e verifiche, il cui esito è sintetizzato nel documento datato 20 marzo 2020, dalla quale si evince che non risulterebbero nel periodo di riferimento superamenti dei parametri di emissioni contenuti nelle prescrizioni AIA del 29 settembre 2017, richiedendosi tuttavia alcune ulteriori verifiche e imponendosi altresì al gestore le prescrizioni tecniche ivi indicate.  

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/22emissioni-odorigne-arpa-non-chiarisce-dubbi-sulla-raffineria/)

Stesso dicasi per le emissioni anomale rilevate nell’agosto 2019 sul camino E312 (episodio ammesso dalla stessa ricorrente e confermato altresì anche in sede di relazione ISPRA del 20 marzo 2020) che hanno dato luogo alla nota del MATTM prot. 22914 del 15 aprile 2020, recante una diffida (ex art. 29- decies comma 9 Cod. Ambiente) al gestore in relazione alla inadeguata manutenzione dei dispositivi di depolverizzazione delle emissioni; ciò detto viene considerato che, relativamente ai profili di merito, la parte ricorrente assume la piena conformità delle emissioni inquinanti alle prescrizioni e alle specifiche contenute nell’AIA di cui al DPCM 29/9/2017. Come si ricorderà infatti, in quell’occasione vi furono dei superamenti dei valori limite orario, non giornalieri, che sono consentiti dalla stessa AIA.

(leggi l’articolo sul ricorso di Ilva in AS https://www.corriereditaranto.it/2020/03/28/anche-ilva-in-as-ricorre-contro-lordinanza-di-melucci/)

Pertanto, essendo inoltre in essere il procedimento di Riesame dell’AIA 2017 che dovrà concludersi entro il prossimo 30 giugno, il Tar ha chiesto al ministero dell’Ambiente di depositare entro 90 giorni, una serie di documenti che possano chiarire ai giudici la reale situazione attuale.

Innanzitutto è richiesta una documentazione di riferimento, da cui si evinca se il procedimento di revisione dell’AIA 2017 avviato con D.D. 188/2019 sia stato o meno concluso ovvero quale sia lo stato del medesimo; se l’AIA di cui al DPCM 29/9/2017 risulti o meno supportata anche in via indiretta (ad esempio attraverso la documentata partecipazione al comitato degli esperti anche di specifiche professionalità nel campo della tutela della salute, come rappresentanti del I.S.S.) da una valutazione del danno sanitario e, in caso affermativo, con quale metodologia esso sia stato calcolato, anche in relazione al principio di precauzione. In via indiretta in quanto la legge del 2013 non prevede che per la concessione di un’AIA per un’azienda come Ilva vi sia a supporto uno studio del genere, seppur di notevole importanza.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/26/emissioni-odirgene-arpa-indaga-sulla-fonte/)

Chiesta anche copia delle relazioni di esercizio degli anni 2019 e 2020 (che il gestore è tenuto a depositare presso il MATTM entro il 30 aprile di ogni anno), anche – ove ritenuto opportuno – a mezzo stralcio e per la sola parte relativa agli episodi di difettoso funzionamento degli impianti (in particolare sugli episodi presi in esame nel provvedimento impugnato).

All’ISPRA è stata invece richiesta una documentazione da cui si evinca in primo luogo se l’inconveniente occorso al sistema di depolverizzazione sul camino E-312 nell’agosto 2019 e dovuto probabilmente ad una carenza manutentiva sia stato o meno effettivamente risolto e se – al tempo di adozione dell’impugnato provvedimento e ad oggi – possa dunque ritenersi esclusa la probabilità di potenziale pericolo sanitario.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/05/ordinanza-melucci-il-22-aprile-udienza-al-tar/)

In secondo luogo se l’attività produttiva del complesso industriale di cui trattasi comporti o meno immissioni in atmosfera di sostanze inquinanti diverse da quelle prese in esame negli allegati AIA del 29/9/2017 e quali siano dette sostanze e se possano o meno astrattamente ricollegarsi agli episodi da cui è scaturito l’impugnato provvedimento sindacale; infine, se le sostanze di cui al punto precedente risultino o meno escluse dall’attività di rilevamento e monitoraggio in rete e se le prescrizioni indicate nella relazione del 20/3/2020 siano state adempiute dal gestore.

Come sempre cercheremo, in questo intervallo di tempo, di reperire i documenti citati nel ricorso di ArcelorMittal e nella memoria difensiva del Comune, in modo tale da rendere fruibile a tutti i cittadini la lettura di importanti documenti che indagano sulla situazione ambientale e sanitaria del nostro territorio. 

Ordinanza cautelare Ilva
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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Ex Ilva, il Tar sospende l’ordinanza di Melucci

  1. Aroldo Fieri

    Aprile 25th, 2020

    Si prendono (e perdono) 6 mesi 6 (!!!) x un rinvio! !!!!! …. e nel frattempo noi continuiamo ad avere facoltà di morte. VERGOGNA Stato sciatto e incomprtente!

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