Città vecchia, don Emanuele Ferro: “Cerchiamo di far fronte all’emergenza”

 

Aiuto alle famiglie bisognose, il parroco del Duomo e delle Chiese dell'Isola: “Fino al 3 maggio ce la faremo, sperando di continuare anche dopo”
pubblicato il 22 Aprile 2020, 12:28
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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di don Emanuele Ferro, parroco della cattedrale di Taranto e delle Chiese dell’Isola, che parla di questo momento davvero particolare e di difficoltà che si vive in città, e in particolare dell’impegno della Chiesa in Città vecchia .

Dal 1 aprile in Città vecchia l’emergenza povertà scatenata dalle misure di distanziamento sociale previste dai Dpcm per combattere il Convid19 si è manifestata in maniera veemente. Non poteva essere altrimenti in un luogo dove c’è un’altissima concentrazione di disoccupazione, di precariato e di nuclei familiari numerosi che soffrono i più sfaccettati e spinosi problemi sociali dovuti al degrado socioeconomico. Il Covid ha scoperto ulteriormente i nervi di una situazione che è perennemente in emergenza. Abbiamo unificato le forze con in prima fila la Caritas parrocchiale gestita dalle suore Missionarie del Sacro Costato e la confraternita Maria Santissima Addolorata che già nell’ordinario assiste 200 famiglie. È ovvio che chi vive alla giornata ha sentito immediatamente il peso di una situazione così inedita. Per comprendere la gravità e l’urgenza è bastato vedere la gente in fila per venire a ritirare il pane messo a disposizione fin dai primi giorni e ogni giorno da tanti panificatori tarantini la cui generosità è encomiabile. Momenti di fibrillazione e di agitazione non sono mancati sotto la mia abitazione. Vengo a raccontare tutto ciò diversi giorni dopo per rispetto che si deve ai poveri, alle famiglie. Ci siamo attrezzati con un numero di telefono dedicato all’emergenza alimentare per i cittadini di Taranto vecchia. Al telefono abbiamo risposto noi sacerdoti (ora avendo coperto la maggior parte delle famiglie richiedenti il servizio telefonico è attivo solo al sabato). Nel frattempo il numero degli assistiti è salito a quattrocento famiglie, la maggior parte di esse con tanti bambini. Abbiamo disposto un servizio di ritiro del pane per la distribuzione pomeridiana. L’appello inizialmente pronunciato in sordina, per i motivi detti prima, è rimbalzato muovendo la generosità di tantissimi, specie liberi cittadini. In sintesi le derrate alimentari sono arrivate dalle raccolte alimentari della Caritas; della confraternita dell’Addolorata; dagli amici dei sacerdoti e delle suore; dal Banco alimentare e da altre parrocchie generose; dalle associazioni di ogni genere; dall’assessorato comunale alle politiche sociali; da imprenditori e da società sportive, non solo tarantine ma anche della provincia di Bari e di Brindisi. Lodevole l’iniziativa degli insegnanti della scuola Consiglio-Galilei che si sono tassati dandoci un importante contributo.
Dodici volontari della comunità ogni giorno dal lunedì al sabato garantiscono l’accoglienza in magazzino, predisposto ad hoc, dei beni e del loro relativo scarico e sistemazione, la preparazione dei pacchi viveri, la distribuzione di questi ultimi e il servizio di chiamata e distribuzione per ritirare il pane. Per rendersi conto della mole di generosità e di lavoro si fornisce qualche dato. Per queste due distribuzioni straordinarie sono state impiegati: 4000 litri di latte, 800 bottiglie di olio evo, 800 bottiglie di olio di semi, 800 confezioni di zucchero, 800 confezioni di caffè, 3000 scatolette di tonno, 6000 scatolette di pelati, 3200 bottiglie passata di pomodoro, 600 kg di farina, 4000 confezioni di biscotti, 4000kg di pasta, 2400 scatolette di legumi 6000 bottigliette di succo di frutta, 400 uova di Pasqua, 400 colombe, 400 confezioni di brioche: a tutti va il mio ringraziamento.
Le forniture sono state diversificate per la tipologia del nucleo famigliare, abbiamo cercato di venire incontro anche alle esigenze delle famiglie con bambini molto piccoli, distribuendo omogenizzati e altri prodotti per l’infanzia. Sono numeri importanti che testimoniano il cuore grande dei tarantini, che specie nel periodo della Settimana Santa sentivano l’urgenza e il bisogno della condivisione. Numeri importanti che comunque non è difficile scoprire insufficienti nel momento in cui si spalmano su una platea di domanda così grande.
E adesso? Fino al 3 di maggio probabilmente riusciremo a provvedere ad una terza distribuzione – ne facciamo una ogni 15 giorni – con quello che è ancora in deposito e se la generosità ci verrà ancora incontro e grazie all’intervento dell’arcivescovo Santoro perennemente presente e attento alle necessità dei poveri. Credo che questa emergenza possa costituire un momento favorevole per la gestione sistemica dell’emergenza sociale Città vecchia . Il Covid19 ci provoca ancora una volta non a “mettere una pezza” a fronteggiare il problema così come viene con buona volontà e fortuna. Dobbiamo aggredire l’emergenza segnando un passo importante di discontinuità.
Nei giorni passati ho sentito l’assessore Ficocelli raccogliendo la disponibilità a vagliare insieme ogni singolo caso delle tante famiglie da noi assistite, per verificarne i requisiti di necessità.
Ad esempio tante famiglie non hanno fatto domanda per i buoni spesa. I motivi possono essere i molteplici, fra questi sicuramente c’è una discreta parte che non riesce a compilare correttamente i moduli, che fa fatica a raggiungere i punti dove si consegnano le domande o si ricevono i buoni. Nelle scorse settimane abbiamo anche cercato di aiutare i parrocchiani anche in queste procedure, ma la gestione in totale risultava essere ciclopica, soprattutto perché le restrizioni non ci consentono di coinvolgere, per buoni e ragionevoli motivi, tanto personale volontario. Nel ringraziare tutti di vero cuore desidero ribadire la massima disponibilità delle Chiese dell’Isola con tutte le sue realtà ecclesiali, a fornire manforte alle istituzioni preposte, rendendo fruibile la nostra rete e tutto ciò che si fa in maniera stabile e permanente in questi anni, avviando un programma di carità intelligente, che tenda a emancipare dai bisogni primari le persone, non prescindendo mai dalla povertà peggiore, quella umana, anche morale, origine di ogni altra miseria, lavorando tutti insieme per la promozione delle persone e per il loro riscatto, senza scoraggiarsi mai di fronte a debolezze che hanno radici profonde. Se è vero ciò che auspichiamo che passata l’emergenza dobbiamo ritrovarci persone migliori, città migliori, questo è un treno che non dobbiamo perdere per giungere insieme nel cantiere di comunità che dovremo costruire”.

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