Il bonus e il “malus”

 

Che succede nel mondo capovolto, nel quale i notai riscuotono il bonus di 600 euro e un agricoltore lo restituisce per darlo ai bisognosi?
pubblicato il 19 Aprile 2020, 08:00
8 mins

“Help. Aiuto. Non ce la facciamo più”. Si è alzato disperato il grido di dolore, la richiesta di soccorso, urlato da alcuni settori ormai alla canna del gas a causa del lockdown imposto dal Governo. E il bonus previsto dal decreto “Cura Italia” per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese, avrà pure scontentato qualcuno, ma era senza dubbio necessario e tutti lo stavano aspettando.

E chi ne ha diritto ne sta già usufruendo, lasciando fuori – per il momento – pazienti oncologici e disabili che hanno l’ulteriore sfortuna di avere una partita Iva o essere liberi professionisti, riconoscendo il bonus ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti “sani” e a quelli invalidi civili che già percepiscono una prestazione assistenziale dall’Inps, escludendo quelli “malati e invalidi” che hanno una “pensione-assegno” di invalidità grazie ai contributi versati. Ma è stata solo una svista. Si rimedierà. Si spera.

Torniamo alla richieste di SOS. Ovvie, scontate nel caso di ristoratori, albergatori, commercianti, piccoli e grandi imprenditori, giardinieri, artigiani e fiorai, come è giusto che sia. Fra i beneficiari non ci sono solo loro. Il decreto, sviste a parte e nonostante le critiche, sembra proprio non essersi dimenticato di nessuno, nemmeno di quelle attività che, a guardare bene, in realtà erano rimaste aperte – nonostante – il lockdown.

Quindi è del tutto legittimo, quantomeno stupirsi, del fatto che avvocati, commercialisti e studi notarili abbiano richiesto con perigliosa puntualità il “gettone” Cura Italia. Le toghe per esempio sono state così tante da bloccare il sito della Cassa Forense il primo giorno, l’hanno richiesto 126mila su 243mila iscritti totali, esaurendo in poco più di una settimana il plafond di 200 milioni di euro stanziato.

Ma niente paura, perché sempre la Cassa forense ha dichiarato che anticiperà “l’importo da erogare a titolo di bonus alla condizione che lo Stato garantisca le eccedenze”. In totale, i professionisti che hanno chiesto i 600 euro per il mese di marzo sono stati 430mila, ma bisogna considerare che sono passate meno di due settimane dall’apertura delle domande. C’è ancora posto.

Così come stupisce che diversi notai, per l’esattezza 353, per il momento, abbiano presentato domanda per avere il bonus di 600 euro alla Cassa del notariato. Anche loro – destino infame – hanno denunciato un notevole calo dell’attività da quando ha avuto inizio l’emergenza coronavirus, nonostante gli studi notarili siano rimasti sempre aperti, come quelli di avvocati e commercialisti.

La Cassa del notariato qui ha voluto chiarire, specificando “che tra i notai già affermati e i nuovi iscritti c’è un considerevole divario di guadagno”. Dunque lasciamo perdere che il guadagno medio di un notaio è di 300mila euro lordi all’anno, – quisquilie, pinzillacchere, avrebbe detto Totò – chi ha presentato domanda rientra nei requisiti previsti dal Cura Italia.

Ok. Bene cosi? No. Ce ne sono altri 1000 fra notai e commercialisti che hanno fatto domanda, lo ha detto lo stesso Giambattista Nardone, presidente della Cassa del notariato precisando che “il numero definitivo dei notai che chiederanno il bonus per i liberi professionisti si avrà a fine mese, dato che il termine ultimo per inoltrare la domanda alla Cassa del notariato è il 30 aprile 2020”. Quindi, sotto a chi tocca.

Tocca a lei. Una ragazza che si chiama Katiuscia e vive a Milano. E forse stupisce meno la sua storia confidata all’HuffPost nel quale esprime il suo disappunto per non aver potuto chiedere il bonus come escort (che ha cominciato a fare quando il marito l’ha lasciata sola con 2 bambini) ma come lavapiatti di un ristorante dove lavorava part-time che, rimasto chiuso, ha consentito di farla rientrare nella categoria dei beneficiari del decreto. Riconosciuta da una parte e non riconosciuta dall’altra, dal lato che vorrebbe mostrare. Infatti, sebbene nel 2016 la Cassazione abbia stabilito che quello della escort è una categoria di professionisti da considerare alla pari degli altri lavoratori autonomi, si è creato di fatto un vuoto legislativo trattandosi di un’attività non regolamentata.

Le regole. Ne siamo immersi. Nuove e nascenti, contraddittorie e incerte, sbagliate, da rivedere. E violabili.

Come è successo al carcere di Foggia, per esempio, dal quale sono fuggiti 72 detenuti proprio quando è cominciata l’emergenza covid. Il blocco dei colloqui con i parenti per ovvie ragioni di sicurezza fu l’occasione per far esplodere la rivolta sfociata in fuga e 23 di loro sono ancora latitanti.

E qui, quello che stupisce è come sia possibile che ciò sia potuto accadere. Ma proprio da dietro le sbarre arriva un’altra storia e neanche questa, nel mondo capovolto, stupisce più. Arriva dal carcere di Poggioreale a Napoli dove i detenuti hanno fatto una colletta e hanno donato 1607 euro all’ospedale per le malattie infettive Cotugno, un gruzzolo di monete venuto fuori dalla raccolta fondi avviata in tre reparti della casa circondariale.

Antonio Tutolo

Non stupiscono infine, le lacrime di un sindaco, Antonio Tutolo da Lucera, versate in una diretta Facebook mentre apre una busta. Rivolgendosi ai suoi concittadini ha cominciato con una voce un po’ tremante: “Vi voglio dire una cosa non negativa, sono felice e vi spiego perché”. “Ero un po’ amareggiato oggi per via di chi non ha bisogno e fa ugualmente domanda per i buoni spesa o per il pacco alimentare. Questa mattina un mio amico mi manda un messaggio e mi dice che lui il suo contributo di 600 euro come imprenditore che ha ricevuto dal Governo vuole metterlo a disposizione di chi in questo momento non sa come fare. (…) Adesso sono tornato a casa e ho trovato una persona sotto al portone di casa, un agricoltore di Lucera che non vuole si faccia il suo nome. Mi ha consegnato una busta in cui ci sono 600 euro che anche lui ha ricevuto dal Governo”, dice il sindaco visibilmente emozionato per il gesto di questo agricoltore. E ancora: “Volevo condividere con voi questo momento, i miei sentimenti sono molto trasparenti. Ci tenevo a farvi sapere che ci sono tante bellissime persone che in modo anonimo hanno consegnato i loro soldi a me per quello che rappresento e i bisogni che oggi cerchiamo di soddisfare. Grazie di cuore a questo galantuomo”.

Galantuomo. Una parola che stupisce sempre, come tutte le cose cadute in disuso, rare, ma non introvabili.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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Un Commento a: Il bonus e il “malus”

  1. Umberto

    Aprile 23rd, 2020

    una delle piaghe dell Italia da sempre,e’il cosi detto “baronato”. tutta quella inutile e piccola borghesia di snob e figli di papa’. generazioni e generazioni di professionisti senza vocazione,con poco lavoro,quasi del tutto nullafacenti,che vanno avanti molto spesso con il patrimonio ereditato o\e avvezzi a espedienti poco ortodossi,ambizioni politiche e quant’altro. ci vorrebbe una riforma, lauree a limite di numero concesse, solo per i migliori. un dato dice che ci sono piu’ avvocati a Roma che in tutta la Francia. e il resto degli Italiani adesso devono pagargli pure queste 600 euro. CHE VERGOGNA!

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