Confindustria e la class action contro ArcelorMittal

 

Il presidente Marinaro pronto a lanciare un'iniziativa clamorosa contro la multinazionale per difendere gli interessi di sempre
pubblicato il 16 Aprile 2020, 21:35
9 mins

Dunque la strategia è delineata. La strada da perseguire anche. Gli alleati ci sono, ma si cerca di ampliare quanto più è possibile la schiera. Anche perché l’obiettivo è di quelli grossi: dare una spallata decisiva ad ArcelorMittal, fare in modo che abbandoni la gestione del siderurgico, in modo tale che l’ex Ilva torni inizialmente sotto la gestione commissariale, per poi scegliere, magari insieme al governo, una conduzione della grande fabbrica sia pubblica che privata. Sognando, perché no, anche di possedere una quota del capitale sociale.

Il soggetto di cui sopra è Confindustria Taranto. Che in questi mesi ha lavorato sotto traccia per creare una frattura definitiva tra le ditte dell’indotto e i vertici della multinazionale ArcelorMittal. Cavalcando spesso strumentalmente la problematica del rallentamento del pagamento delle fatture alle ditte da parte della multinazionale. Prima prendendo le distanze e poi assecondando la serrata degli autotrasportatori e di alcune ditte dello scorso novembre, con l’appoggio del sindaco Rinaldo Melucci (che fonti ben informate indicano come sostenitore della linea intrapresa da Confindustria) e del governatore Michele Emiliano.

Lasciando credere che le aziende fossero al limite del collasso finanziario e del fallimento. Minacciando cassa integrazione, licenziamenti, stipendi non pagati ai lavoratori, a cui fu impedito di entrare in fabbrica. Per poi fargli trovare la sopresa in busta paga a dicembre, dove quelle giornate risultarono non pagate. Perché i lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva, molti dei quali negli anni si sono visti trasformare il contratto da metalmeccanico a multiservizi. con meno salario, più flessibilità, meno diritti, sono sempre l’ultima ruota del carro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/03/31/ex-ilva-crisi-generale-indotto-in-difficolta/)

La rottura è avvenuta la scorsa estate. Con il nuovo affidamento di quegli appalti che negli anni hanno permesso alle ditte più grosse, in particolare negli anni della gestione commissariale, di garantirsi appalti faraonici. E di ingrossare le casse che si vuol far credere siano vuote. Purtroppo però, ArcelorMittal ha cambiato drasticamente la gestione degli appalti, riducendo anche l’importo degli stessi. Come riportammo la scorsa estate, basti pensare che alcune ditte offrirono tre volte tanto la cifra prevista per il pagamento di alcuni appalti. Perché quelle erano le cifre degli appalti vinti durante la gestione commissariale anni addietro.

Lo scontro è stato durissimo. Perché chi viveva di privilegi si è trovato di fronte un muro invalicabile. Si è trovato di fronte ad una gestione nuova, che non guarda in faccia a nessuno, che non fa privilegi, che non fa figli e figliastri. Una gestione certamente fredda, distaccata, anche inumana sotto certi aspetti. Sicuramente non convenzionale e non secondo le procedure di un tempo. Ma il messaggio è arrivato subito molto chiaro ed è stato recepito al meglio: finché resterà ArcelorMittal, ci sarà poco da scherzare. Piaccia o non piaccia, questa è la filosofia dell’attuale gestore.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/09/27/indotto-ex-ilva-e-il-caos-tra-luci-e-ombre/)

Il controllo della fatture non lascia passare nemmeno un granello. L’ad Morselli promise di stilare una ‘lista nera‘ di ditte giudicate inaffidabili che nel tempo sarebbero dovute uscire dal recinto dell’indotto. Sono stati cambiati alcuni dipendenti dell’ufficio appalti perché più di qualcosa non tornava nella relazione con alcune ditte. E questo a chi ha sempre fatto il ‘padrone‘ all’interno del siderurgico, rastrellando gli appalti migliori, non è per niente piaciuto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/13/ex-ilva-indotto-dialogo-e-verita-nascoste/)

In crisi anche i rapporti con i così detti ‘padroncini‘ del settore dell’autotrasporto. A cui l’azienda adesso avrebbe chiesto di iscriversi ad una piattaforma telematica, sulla quale l’azienda sceglierà da chi acquistare i vari servizi forniti dalle varie ditte. Il tempo per iscriversi scadrebbe domani. Cosa che ha fatto storcere il naso a chi lavora in quel settore, perché anche in questo caso si teme un taglio, al ribasso, di molte aziende.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/21/ex-ilva-aziende-indotto-in-presidio-per-molte-futuro-a-rischio/)

Adesso la nuova strategia è la seguente: interrompere i servizi e le fornitute al siderurgico ed in contemporanea dare vita ad una class action per salvaguardare i crediti scaduti, in scadenza o quelli correnti. L’iniziativa è di Confindustria e sarà a titolo gratuito per tutte le ditte che parteciperanno. In testa, a guidare il tutto, il presidente della sezione tarantina, Antonio Marinaro (che ha l’appoggio dell’ex presidente Cesareo con la sua nota azienda, la Comes presente anche nell’Eni), a capo della sua azienda, la Quadrato. Che a luglio scorso si è aggiudicata l’appalto da 2 milioni di euro per i lavori di “Restauro, recupero, riqualificazione, adeguamento funzionale e tecnologico dell’immobile denominato “Palazzo degli Uffici” consistenti nelle opere di messa in sicurezza e nella realizzazione delle coperture”.

A testimonianza di come il clima non sia dei migliori e a conferma di quanto scriviamo, riportiamo un post pubblico odierno su Facebook dell’attuale presidente del Cda di Agromed, Vincenzo Cesareo: “Buongiorno, una delle cose che mi ha sempre ripugnato in maniera intollerabile è lo sciacallaggio. In un momento come questo di difficoltà mondiale, di tribunali chiusi per pandemia, credo sia inaccettabile che una grande azienda multinazionale non paghi i propri fornitori , soprattutto piccoli e locali. Ancora meno quando fa la splendida regalando ventilatori a destra e a manca in mezzo mondo e non versa un euro per la comunità che la ospita . Credo meritino davvero di essere mandati via a calci nel didietro”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/23/ex-ilva-amaro-regalo-di-natale-per-i-lavoratori-dellindotto/)

Ma che nel tempo ha perso terreno e appalti nell’ex Ilva. E che lancia messaggi molto chiari a tutti gli iscritti: o si rema tutti insieme oppure alla fine della fiera, quando a novembre o dicembre ArcelorMittal dovrebbe secondo alcune previsioni abbandonare l’ex Ilva al suo destino, non si salverà nessuno. Anche perchè la Quadrato, la Comes, ed altre ditte più strutturate, da tempo si sono consorziate legandosi ad aziende molto più grandi di livello nazionale, vincendo vari appalti dai quali riescono ad avere comuque diversi lavori. Ma quando la richiesta di consorziarsi è stata più volte avanzata negli ultimi mesi dalla stessa ArcelorMittal, la risposta è stata sempre negativa.

E’ questo quello che stanno studiando nel segreto degli uffici di via Dario Lupo. Con l’appoggio delle istituzioni locali, secondo le nostre fonti. Che tra l’altro, soprattutto da parte del Comune, risulta lampante viste il crescendo di dichiarazioni contro la multinazionale negli ultimi mesi (senza dimenticare l’ordinanza dello scorso febbraio). Nonostante appena nel novembre scorso, sia Melucci che Emiliano, ricevuti dall’ad Morselli per porre un freno alla serrata in corso, dissero entrambi di essersi sentiti ‘a casa’.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/25/ex-ilva-indotto-vicenda-non-del-tutto-chiara/)

E così da un lato Confindustria chiede al Prefetto la convocazione di tavoli per ‘confrontarsi‘ con ArcelorMittal’ sulle problematiche e sui rapporti con l’indotto, mentre dall’altro studia iniziative per andare allo scontro frontale.

Altro che diversificazione economica quindi. La base deve restare il siderurgico, ma senza la presenza ingombrante di ArcelorMittal. Per tornare nuovamente a fare i padroni. Senza se e senza ma.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/10/04/indotto-ex-ilva-il-problema-e-da-anni-strutturale/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Confindustria e la class action contro ArcelorMittal

  1. Susanne

    Aprile 17th, 2020

    QUESTA SITUAZIONE DI TARANTO È LA VERGOGNA DEL PAESE. NASCONO BAMBINI PER MORIRE DI TUMORI. CHI AMMINISTRA E CHI TIENE IL MORSO IN BOCCA DOVREBBE ESSERE OBBLIGATO A VIVERE A RIDOSSO DELL’AZIENDA .

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