Covid, restrizioni prolungate sino al 3 maggio

 

Lo annuncia il Presidente Conte. E ha qualcosa da dire su chi parla a sproposito…
pubblicato il 10 Aprile 2020, 21:50
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L’annuncio tutt’altro che imprevedibile è arrivato: il lockdown, l’insieme di tutte le restrizioni che ormai da alcune settimane caratterizzano la nostra vita, sarà esteso sino al 3 maggio.

Lo ha comunicato alla nazione il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in una delle ormai consuete conferenze stampa. Una conferenza stampa, a dirla tutta, dai toni più alti rispetto al solito.

#iorestoacasa fino al 3 maggio, ma qualche apertura c’è

Si tratta di un prolungamento che ci pesa, inutile dirlo, ma un prolungamento necessario, perché una riapertura adesso si tradurrebbe in un riavvio dell’epidemia da dove era partita, con un prezzo da pagare in vite umane che nemmeno vogliamo immaginare.

Le restrizioni, dicevamo, saranno prolungate fino al 3 maggio, ma qualcosa (poco, sia chiaro) inizierà a muoversi. A partire dal 13 aprile potranno ripartire alcune attività: librerie e cartolibrerie, ad esempio (e chissà che pur di uscire di casa qualcuno non impari finalmente a leggere…), ma anche la silvicoltura, in base ad alcune richieste che sono state formulate al governo in questi giorni.

Si prepara la fase 2

Solo in seguito partirà l’ormai famigerata fase 2, quella della più ampia ripartenza del sistema produttivo. Un’apertura che dipenderà, ha spiegato Conte, dalla nostra capacità di tenere sotto l’1 l’indice di contagio. Si tratta, in buona sostanza, di ciò che vi avevamo spiegato già qualche giorno fa (leggi Quarantena, come e quando ne usciremo?). Questi giorni residui di fase 1, però, non dovranno essere sprecati. Dovranno servire alle imprese per prepararsi alla gestione della ripresa adeguandosi ai nuovi protocolli anti-contagio. Ad accompagnare questa transizione il Governo ha voluto un gruppo di esperti, presieduto da Vittorio Colao, composto da sociologi, psicologi, esperti di organizzazione del lavoro e manager che, in dialogo con il comitato tecnico-scientifico, dovranno fornire le indicazioni per i passi da compiere.

Unione europea, basta fake news

La conferenza stampa è stata anche occasione, per Conte, di chiarire alcune cose sulla discussione in seno all’Unione europea che tanto (e come sempre a sproposito, quando si parla di Europa) sta facendo parlare.

Chiariamo, perciò, due cose, prima di riportare ciò che ha detto il Presidente del Consiglio.

Punto primo: la riunione di cui tanto si è parlato in questi giorni è la riunione dell’Eurogruppo, un’istituzione che non è abilitata a prendere alcuna decisione. E dunque, nessuna decisione è stata presa.

Punto secondo: le conclusioni dell’Eurogruppo (riunione dei ministri di economie e finanze dei Paesi che adottano l’euro) saranno presentate al Consiglio dell’Unione europea che, quello sì, potrà decidere. Ma attenzione, in questa istituzione non siedono i famigerati “burocrati di Bruxelles”. No, qui siedono, nientemeno, i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri. Ed è proprio qui (non all’Europarlamento e neppure, dopo qualche tentennamento, alla BCE) che le proposte italiane stanno incontrando resistenze. Se dunque qualche critica va fatta, non è certamente ad un’Europa ridotta a mostro mitologico, ma proprio a quella sovranità nazionale di cui tanto ci piace riempirci la bocca.

Ciò premesso, cos’ha detto Conte?

Prima di tutto, ha riassunto le proposte avanzate dall’eurogruppo: una cassa integrazione europea per 100 miliardi di euro e un fondo da 200 miliardi messo a disposizione dalla Banca Europea degli Investimenti, oltre ad una nuova linea di credito, senza le vecchie condizioni, collegata al Meccanismo Europeo di Stabilità, il famigerato MES.

E qui Conte si toglie il primo sassolino. Il MES, infatti, non è stato attivato, come «falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato […] da Matteo Salvini e Giorgia Meloni». Una caduta di stile? Un atto anti-istituzionale? Forse. Ma sta di fatto che due fra i più importanti leader dell’opposizione per un’intera giornata hanno inondato i social con una notizia falsa, come poteva facilmente verificare chiunque anche solo cercando su Wikipedia cosa sia l’Eurogruppo. È un fatto, questo, che ci dovrebbe far riflettere, a prescindere da cosa pensiamo di Giuseppe Conte, del suo Governo e dei partiti che lo sostengono in Parlamento. E a proposito di Governo, qui arriva il secondo sassolino: il MES, ricorda Conte, non è stato istituito ieri. Per la precisione, è stato approvato dal Consiglio dell’Unione europea del 24 e 25 marzo 2011. Un Consiglio in cui l’Italia era rappresentata dal Governo Berlusconi IV, di cui Giorgia Meloni era ministro.

Finita la reprimenda, e ripresi toni più tranquilli, Conte rivendica che nel documento di proposte approvato dall’Eurogruppo c’è anche un paragrafo dedicato agli eurobond come strumento possibile per finanziare le operazioni che l’Unione dovrà mettere in campo. Partita, dunque, ancora aperta. Un fatto che Conte ha reclamato come successo.

Come sempre staremo a vedere. Di sicuro c’è solo una cosa: dopo questa pandemia anche il livello del dibattito politico dovrà cambiare. E tanto.

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