Un frate segno di speranza, la testimonianza di una nostra lettrice

 

pubblicato il 08 Aprile 2020, 16:31
3 mins

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza di una nostra lettrice, Maria Bianca Luongo, su fra Vincenzo Chirico, parroco alla San Pasquale, come tanti suoi confratelli segno di solidarietà in tempi di paura, tali da indurci alla chiusura. Un bocciolo di speranza per una società migliore, quando finalmente svanirà l’incubo del Coronavirus.

Quando il mondo si è fermato per il Covid-19; quando ci invitano a stare nelle proprie case per evitare il contagio e la diffusione, mentre la primavera sembra aver fatto un passo indietro e la nostra città si ricopre di nuvole e scende giù una sottile pioggia, esci sul balcone per prendere una boccata d’aria e fumarti una sigaretta, mentre tua figlia dorme e tuo marito guarda la tv; l’occhio cade sul portone di via Pitagora 32, un uomo con un saio che carica pacchi nella macchina. Ti chiedi: Cosa ci sarà? Sono le 15.00 di pomeriggio del 26 marzo, freddo e piovoso… Cosa vuole fare quel frate, quando la legge ci dice che non bisogna uscire di casa. Finisce di caricare i pacchi, rientra in quel portone, esce con guanti blu e mascherina; accende l’auto e si allontana, porta con se pacchi di viveri per le famiglie bisognosi della nostra comunità parrocchiale e non … Nel silenzio di una città dove tutti sono chiusi nelle proprie case, sopraffatti dalla paura e dall’ansia di cosa succederà domani, di quando finirà questo tempo, che magari è solo un brutto sogno, lui fra Vincenzo Parroco da pochi mesi nella nostra parrocchia si fa carico della povertà di tante famiglie, sfidando tempo e virus… Un uomo che si fa vicino al prossimo, che si fa carico delle povertà di tutti, che dona sorrisi gratuitamente, che abbraccia una realtà, proprio come lui stesso dice ai nostri bambini, da abitare. Il volto di una chiesa che molti di noi avevano dimenticato, un portone sempre aperto – quello di via Pitagora32 e quello di corso Umberto – per accogliere chiunque ha voglia di pregare o di essere ascoltato, lui sempre lì pronto, con la sua semplicità ad accoglierti con un sorriso e con una stretta di mano, con una scatola di cioccolatini. Lui che scende la domenica dal presbiterio per incontrare, attraverso gli sguardi, tutti noi che abbiamo bisogno di essere accarezzati dall’amore di Dio, per diventare bambino tra i bambini, con la sua semplicità, per dirci che Dio ci ama per quello che siamo. Una chiesa che abbiamo sognato per anni e che ora stiamo vivendo,, che ha il profumo della semplicità francescana, dell’accoglienza, dell’amore e della gioia. In un tempo in cui un virus ha messo a tacere tutti, togliendo anche a molti di noi il sorriso, lui con il suo saio e il suo sorriso continua a riempire la vita di ognuno di noi di speranza e di fiducia”.

 

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