Mense ospedaliere, CGIL: “Corriamo rischi ma nessuno si accorge di noi”

 

pubblicato il 08 Aprile 2020, 14:51
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In cassa integrazione, con orari ridotti e costretti ad entrare con dispositivi di protezione individuale insufficienti nei luoghi in cui il contagio è sempre in agguato.Nella guerra contro il Coronavirus, in prima linea ci sono senza dubbio i tantissimi medici e operatori sanitari impegnati senza sosta a fronteggiare gli effetti pesantissimi dell’epidemia.

Accanto a loro, però non vanno dimenticate le migliaia di lavoratrici e lavoratori dei servizi di vigilanza, di ristorazione e di pulizie senza i quali non sarebbero garantite le condizioni igieniche e di sanificazione che impediscono, negli ambienti più a rischio, il propagarsi del contagio.

«Al Moscati e al SS. Annunziata vi sono fronti esposti di grande sofferenza e ognuno di noi ogni giorno deve dire grazie a quel personale che in camice o divisa rischia il tutto per tutto per salvare vite – ammettono dalla segreteria provinciale della FILCAMS CGIL di Taranto – ma lì dentro ci sono persone che quotidianamente entrano in contatto con quel mondo, e lo fanno con le armi spuntate di dispostivi di protezione assolutamente inadeguati a quel luogo in cui la sofferenza ma anche il rischio di propagazione del contagio è maggiormente possibile».

«Quei lavoratori hanno già subito il taglio dei loro salari – dicono ancora dalla FILCAMS – e lavorano su più turni con personale ridotto, sono lavoratrici e lavoratori che hanno una paga oraria di poco più di 9 euro lordi; i full time, che sono la minoranza, a fronte di 40 ore settimanali guadagnano circa 1200 euro, i part-time 500/600 euro al mese».

«La scusa delle aziende, ovviamente sarebbe quella della riduzione dei degenti e dei relativi numeri di pasti ma nessuno parla della necessità di avere su ogni singolo pasto, preparazione o trasporto una cura maniacale in più rispetto alle norme di sanificazione di ogni superficie o attrezzo. Ogni giorno arrivano in quei reparti con i guanti in lattice e scarne mascherine incrociano persone coperte di tutto punto. Si guardano negli occhi e spesso al posto del “buongiorno” son in grado solo di scambiarsi tensione e paura. Corrono rischi enormi eppure molti sembrano non accorgersi di loro».

«Abbiamo paura – dicono i lavoratori – e non solo per loro stessi ma anche per i nostri familiari; abbiamo paura di diventare possibili veicoli  del virus sia dentro che fuori dagli ospedali, mentre torniamo  a casa con i mezzi pubblici o mentre ci fermiamo a fare la spesa in qualche supermercato. Per questo è indispensabile che sia garantita anche noi protezione e sicurezza».

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