Indotto ArcelorMittal, Confindustria: “Niente alibi per l’azienda”

 

Gli associati denunciano nuovi arretrati da parte della multinazionale ancor prima del decreto prefettizio sulla sospensione della commercializzazione
pubblicato il 06 Aprile 2020, 19:35
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“Pagare fornitori e clienti mostrando per primi senso di responsabilità”. E’ stata questa l’esortazione del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia a tutto il sistema industriale italiano. “Un’esortazione che trova fondamento nella responsabilità sociale che ogni realtà produttiva deve dimostrare di assumere per continuare a far girare un’economia bruscamente sospesa e che rilancia fortemente il concetto di dignità delle imprese e contestualmente di fiducia da continuare ad infondere, anche nelle congiunture difficili, ai propri stakeholders.Contestualmente, l’indotto ex Ilva di Taranto “continua ad essere da mesi, malgrado continui ad assicurare correttamente lo svolgimento dei lavori per Ami, in sofferenza a causa di commesse non pagate” commentano da Confindustria Taranto.

“Nel momento più critico della nostra storia non possiamo che far nostra questa esortazione, ed auspicare che, con l’impegno di tutti e con le misure messe in campo dal Governo centrale, questo circolo virtuoso non si interrompa. Mai come in questa fase riteniamo infatti che il dialogo fra committente e fornitore debba rispondere ai criteri di correttezza e puntualità imposti da un rapporto contrattuale e non essere condizionato, come purtroppo spesso accade, da eventi esogeni. Il nostro riferimento ad Arcelor Mittal Italia, in questo senso, è tutt’altro che casuale. La recente dichiarazione della stessa azienda siderurgica secondo la quale la ripresa della commercializzazione dell’acciaio sarebbe propedeutica anche al pagamento (fra gli altri) delle aziende del nostro indotto, ci induce a porre necessariamente l’attenzione su un’evidenza: l’indotto continua ad essere da mesi, malgrado continui ad assicurare correttamente lo svolgimento dei lavori per Ami, in sofferenza a causa di commesse non pagate. Ed è quello stesso indotto che oggi assicura il prosieguo delle attività dello stabilimento con ulteriore fatica in termini di massima responsabilità verso le misure di prevenzione da applicare, sia nelle procedure produttive sia rispetto alle risorse umane impiegate” si legge nella nota di Confindustria Taranto.

“Detto in altre parole, non accettiamo che passi il concetto, tutt’altro che rispondente alla realtà, secondo il quale Arcelor Mittal avrebbe chiesto di riprendere la commercializzazione del prodotto per ottemperare ai pagamenti dei suoi fornitori. È un’equazione che respingiamo con l’evidenza dei fatti: ad oggi le nostre imprese avanzano decine di milioni di euro e li avanzavano ancor prima che Ami sospendesse, peraltro per un periodo breve, la produzione del prodotto” sottolineano gli associati alla sezione locale di Confindustria.

“Nei prossimi giorni ci aspettiamo in questo senso delle risposte chiare: giovedì 9 aprile avremo con l’azienda un aggiornamento per capire se si andrà verso l’auspicato riallineamento dei pagamenti dovuti. Contestualmente, abbiamo già avvisato S. E. il Prefetto Demetrio Martino sul perdurante stato di inadempienza di Arcelor Mittal nei confronti del nostro indotto, che, palesemente, perdura a prescindere da ogni evento, eccezionale e non, e quindi indipendentemente dalle misure recentemente imposte dallo stesso Prefetto all’azienda per il contrasto al contagio da Covid 19” concludono da Confindustria Taranto.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/03/31/ex-ilva-crisi-generale-indotto-in-difficolta/)

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