“I Sette Dolori” della Madre, ricordando il dolore di ciascuno

 

pubblicato il 06 Aprile 2020, 09:22
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Senza la presenza dei fedeli per le note restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria, il Venerdì di Passione si è svolta nella chiesa di San Domenico la funzione della Commemorazione dei Sette Dolori della Beata Vergine Addolorata. Organizzata dalla confraternita dell’Addolorata e San Domenico nella cappella a Lei dedicata, la celebrazione della cosiddetta “festa piccola” è una delle più sentite a Taranto e introduce ai riti della Settimana Santa. Il padre spirituale del sodalizio, don Emanuele Ferro, coadiuvato dal diacono don Francesco Fanelli, ha meditato i Sette Dolori (Profezia di Simeone, Fuga in Egitto, Smarrimento di Gesù, Incontro sul Calvario, Morte di Gesu’, La Deposizione, Gesù nel sepolcro; nel commento sono stati letti stralci dei discorsi tenuti in questi ultimi sette anni dall’arcivescovo all’inizio del pellegrinaggio della Beata Vergine la notte fra il Giovedì e il Venerdì santo.

“A nessuno – ha detto don Emanuele – venga la tentazione di sentirsi abbandonati da Dio perché Lui è con noi e lo fa attraverso la Vergine Maria”. Parlando dell’anniversario dei 350 anni della confraternita, il padre spirituale ha augurato a ogni confratello un buon giubileo di misericordia, la cui porta santa “è il cuore stesso della Madre, che sta sotto la croce di ciascuno di noi, testimone dell’amore di Dio che non verrà mai meno”.

Dopo la commemorazione di ciascun Dolore, davanti alla venerata immagine è stato portato un cero da parte di esponenti della vita cittadina: il dott. Giancarlo D’Alagni, primario di pneumologia al “Sam Giuseppe Moscati, in rappresentanza del personale sanitario che ogni giorno rischia la vita per salvare quella degli ammalati; suor Teresina Dessupoiu, a nome dei consacrati e dei religiosi, ad affermare l’impegno personale a custodire la lampada della fede in questo momento difficile; Nicola, operatore ecologico dell’Amiu, per le tante persone che si sacrificano per il bene comune e il cui impegno non viene riconosciuto abbastanza; Umberto, pescatore della città vecchia, per tutti i suoi compagni di lavoro che in questo periodo sono fermi e hanno bisogno del nostro sostegno; Antonio, senza fissa dimora e ospite del “San Cataldo vescovo”, dove si educa per il reinserimento della società (“Dobbiamo pregare molto per loro – ha detto don Emanuele – perché ora i poveri saranno sempre più poveri”); Luigi, giovane in regime di giustizia riparativa che presta servizio nella chiesa di San Giuseppe; Giancarlo Roberti, commissario arcivescovile della confraternita dell’Addolorata, in rappresentanza dei confratelli e consorelle “che patiscono con nostalgia la lontananza da questo luogo sacro e il non poter vivere i riti” e anche a nome delle forze dell’ordine, “che sono nella breccia e ci tutelano in questi momenti difficili”. Il canto della “Desolata” da parte del soprano Daniela Abbà e la struggente melodia di “Mamma” eseguita all’organo dal maestro Giuseppe Gregucci hanno concluso la commovente celebrazione.

La registrazione della funzione è riportata nella pagina facebook della confraternita dell’Addolorata.

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